Abusi sessuali in famiglia
di Antonella
Confesso che, se non
faccio qualcosa, tra poco esplodo.
Sono una donna di 39 anni,
come si suole dire “realizzata”,
parlo di: lavoro, amore, una figlia di 17
anni.
Convivo con un uomo da 5 anni,
relazione iniziata dopo un matrimonio fallito.
Il mio compagno attuale, è un uomo
“tradizionalista”, forse un
po’ chiuso, musone, la tipica persona
matura e stabile. Da cui certo non ci si
possono attendere grosse emozioni, ma neppure
brutte sorprese. Inoltre col tempo ha accettato
mia figlia senza problemi, come fosse il
suo vero padre.
Insomma, una vita mediamente
serena, ordinaria. Tutto bene, almeno fino
a circa un mese fa.
Un mese fa esco da casa per
recarmi in palestra, come quasi tutte le
sere, ma stranamente trovo il portone della
palestra chiuso e dall’interno non
proviene nessuna luce. Appiccicato sul vetro
scorgo un foglio bianco. Mi avvicino per
leggere: “CHIUSI PER LUTTO”.
“Ok” mi dico,
“vuol dire che stasera la trascorrerò
col mio uomo a vedere un film e mangiare
pop corn, sprofondati sul divano”.
Rientro a casa, mi dirigo
al piano superiore per togliermi tuta e
scarpe da ginnastica, quando dalla porta
socchiusa della cameretta di mia figlia,
vedo una scena che non avrei mai voluto
vedere, che mi paralizza. Una scena che
non riesco a cancellare dalla mia testa.
Come lo spezzone di un film, si ripete all’infinito
ogni volta che chiudo gli occhi: “mia
figlia nuda, seduta sulla sponda del letto
succhia il cazzo al mio uomo. Lui con le
braghe calate, una mano poggiata su di un
fianco mentre con l’altra tasta il
seno di mia figlia. Lei sembra farlo con
gusto, per nulla obbligata, mentre lo spompina
osserva sorridente l’espressione da
ebete di lui.
Non si accorgono della mia
presenza, vado di corsa in bagno, m’infilo
sotto la doccia e comincio a piangere.
Farvi capire come mi sono
sentita in quel momento è impossibile:
mi è crollato addosso il mondo, tutta
la mia vita, ogni certezza. Il bene, il
male. Quello che sia giusto fare. Ogni cosa
ha perso senso.
Diecimila domande mi sono
passate per la testa. Ho pensato a altrettante
cose “folli” da fare.
Mi sono chiesta di chi fosse la colpa: del
mio uomo, di mia figlia… o la mia?…
Cosa sia giusto fare non riesco
a capirlo. Penso quale sia il comportamento
che possa causare meno traumi a mia figlia,
ma nello stesso tempo, vergognandomene,
provo odio anche nei suoi confronti.
Da quel giorno fingo. Loro
non sanno che li ho visti, e mi sforzo di
comportarmi normalmente. Non ho avuto il
coraggio di raccontare questa storia a nessuno,
nessuno che mi conosce. L’unica valvola
di sfogo è internet. Però
confidarsi in rete aiuta ben poco.
In questi giorni sto riflettendo
sull’ipotesi di consultare uno specialista,
magari uno psicologo, qualche esperto dei
rapporti di famiglia. Qualcuno che mi aiuti
a vedere il tutto in maniera lucida e che
mi faccia superare questo che, senza dubbio,
è il peggior periodo della mia vita.
Baci a tutti, e grazie per
aver ascoltato il mio sfogo.
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