Un'amicizia strana
di Stefan Drum
La storia che sto per
raccontare è una storia vera, che
tuttora mi coinvolge. Non posso parlarne
con nessun amico o conoscente, eppure smanio
dalla voglia di raccontare questa mia vicenda,
che da un lato mi angoscia un po’,
e dall’altro mi fa sentire bene come
non mai. Mi chiamo Stefano, e ho 38 anni,
sposato da 2 anni con una splendida creatura
con cui convivo da ormai 7 anni. Siamo felici
e innamorati e non abbiamo mai avuto problemi
di sentimento, e sono sicuro non ne avremo
mai. Non avrei mai immaginato di essere
in grado di tradirla, ma ciò che
mi è capitato non so se chiamarlo
propriamente tradimento….
Il mio migliore amico si chiama
Daniele, e la sua donna è una deliziosa
ragazza sui 30 anni, estremamente vitale
e allegra, di nome Diletta: non alta, carina,
viso ovale un po’ acqua e sapone,
capelli a caschetto sul rosso, seno piccolo
ma ben fatto, un bel culetto, molto intrigante,
insomma, e non posso negare di averci fatto
più di una volta pensieri belli spinti,
su di lei. Siamo molto amici, usciamo spessissimo
in quattro, e si può dire che la
nostra sia una splendida amicizia, quasi
fraterna.
Tutto comincia nei primi giorni
d' Aprile del 2004: una sera uscii con alcuni
amici per una birra. Avevo telefonato anche
a Daniele, ma era fuori città per
lavoro. Bevemmo in un pub fino praticamente
all’ora di chiusura, salutai gli amici
e quando tornai verso la macchina ero piuttosto
brillo. Stavo aprendo lo sportello quando
mi sentii chiamare:
-Stefano! Che ci fai in giro
a quest’ora di notte???-
Mi voltai e vidi Diletta che
rideva. Era con un gruppo di sue amiche,
un paio le conosco anch’io, alcune
carine altre decisamente no. Ma lei era
particolarmente carina, quella sera: stivali
neri, calze scure, una gonna color vinaccia
appena sopra il ginocchio, una camicetta
un po’ scollata e un giubbino corto,
di pelle. E il suo solito sorriso, che ha
sempre un che di malizioso…
-Cosa ci fai TU, in giro!
Il gatto non c’è e i topi ballano,
eh?!?-
-Ma no, una banale uscita
col mie vecchie amiche. E poi Daniele lo
sa benissimo!-
-Ok, certo, scherzavo….-
e ci mettiamo a chiacchierare per un po’,
nel parcheggio, finchè le amiche
non decidono che è tardi.
-Tu vai a casa, Stefano, adesso?-
mi chiede Diletta –Se non ti scoccia,
potresti accompagnarmi , così risparmio
a Cristina un viaggio?-
-Certo!- le rispondo io, -tanto
sono di strada, ti riaccompagno io!-
-Così saliamo in auto,
continuando a chiacchierare allegramente.
La strada è abbastanza lunga, dal
centro della città a casa loro, e
la chiacchierata è allegra; mi casca
spesso l’occhio sulle sue belle gambe
lisce, e noto (non senza una certa eccitazione)
che indossa calze autoreggenti. Non è
la prima volta che gliele noto: tante volte
abbiamo cenato insieme, e il bordo di una
autoreggente scappa spesso, da sotto una
gonna… eppure stavolta, in macchina,
la cosa mi sembra più intrigante,
forse anche perché sono un po’
brillo… Finalmente arriviamo davanti
a casa sua:
-Che fai, vieni dentro a bere
qualcosa?- Mi chiede lei.
-No, grazie. E’ tardi,
e mi sa che per oggi ho già bevuto
abbastanza…-
-E dai, Stefano! Ti offro
una birra, tanto per chiudere la serata,
e poi te ne vai, ok?-
Sono un po’ contraddetto,
ma cedo, così parcheggio ed entro
in casa con lei. Mi siedo sul divano, lei
prende due birre dal frigo e si siede accanto
a me, riprendendo a chiacchierare. Io mi
sento piuttosto imbarazzato, non è
una situazione molto comoda: io seduto sul
divano insieme alla donna del mio migliore
amico, peraltro in una mise molto sexy,
mentre il mio amico non c’è…
Finisco la birra e decido di andarmene,
ma lei mi ferma, appoggiandomi una mano
su una gamba:
-Aspetta, Stefano, che fretta
c’è?? Tanto stanotte lo sai
che Daniele non torna…..-
Resto di sasso, ma un attimo
dopo mi ritrovo con una mano sotto la sua
gonna, a frugare avidamente per trovare
il margine delle autoreggenti e oltre, e
con la lingua nella sua bocca calda e sensuale.
In breve ho il cazzo durissimo, e lei se
ne prende subito cura succhiandomelo avidamente,
e facendomi così scoprire che è
davvero una brava pompinara. Io le infilo
le mani sotto le mutandine, trovandola già
fradicia di piacere.
- Forza Stefano, scopami!-
Non me lo faccio ripetere due volte: la
scopo lì, sul divano, splendidamente
troia con indosso solo le autoreggenti e
gli stivali , e le vengo dentro, dato che
lei mi rassicura di prendere la pillola.
E poi la scopo di nuovo, sul letto, sborrandole
sulla pancia, stavolta. E ancora una terza
volta, a quattro zampe sul pavimento, stavolta
penetrandole addirittura nel culo, vedendola
dimenarsi e mugolare come una vera troia
incallita! Non avrei mai pensato che fosse
tanto troia! Alla fine mi abbandono esausto
a terra, lei sembra avere ancora voglia,
ma io non ne ho più, ed è
molto tardi, quindi si ferma, e mi lascia
riposare. Il tempo di riflettere, e io mi
ritrovo a pensare: e ora? Che cazzo succede
tra me e Daniele? E tra tutti noi, che cazzo
devo fare???
Lei sembra leggere la preoccupazione
nei miei occhi, e mi da subito una risposta
che mi lascia allibito, ma anche sollevato,
almeno in parte:
-Tranquillo, Stefano! Non
è successo niente, abbiamo solo bevuto
una birra, no?-
-Beh, veramente….-
-No- insiste lei, -solo una
birra, anche se io e te sappiamo che non
è così. Ma lo sappiamo IO
e TE. Solo io e te, e questo fa si che la
cosa non si saprà mai, giusto? Io
non posso farlo sapere a nessuno e nemmeno
tu, sennò rovineremmo rapporti, amicizie,
matrimoni…. E invece, facendo sesso
io e te questo tradimento reciproco resta
obbligatoriamente blindato, non credi?-
Il suo ragionamento torna,
e cancella in me parte del rimorso per aver
tradito Daniele e anche mia moglie.
-E in quanto a noi due?- le
chiedo
-Beh, noi due siamo sempre
amici. Mica vorrai una amante, vero? Perché
io non voglio rapporti sentimentali o robe
varie, solo una serata di sesso!-
La cosa mi lascia esterrefatto,
ma anche un po’ affascinato dalla
sua intraprendenza e dalla sua sincerità.
Quindi la cosa sembra fermarsi lì:
la settimana dopo addirittura ci troviamo
di nuovo insieme tutti e quattro per una
cenetta, e sembra proprio che niente sia
cambiato. Io ogni tanto la guardo, ma lei
sembra non accorgersene, o è bravissima
a dissimulare.
Tutto liscio, finchè
una sera mi ritrovo nel solito pub a bere
qualche birra con alcuni colleghi di lavoro:
si tratta di quattro ragazzi di Bergamo,
Marco, Massimo, Edoardo e Luca, che lavorano
per la stessa ditta per cui lavoro io, e
che stanno in città per alcuni giorni,
in un appartamento che la ditta utilizza
come foresteria quando appunto viene qualcuno
da fuori. A un certo punto entra Diletta
con le solite amiche, io ho un sussulto,
ma vedo che lei mi saluta come al solito
e poi si comporta in maniera assolutamente
normale, così mi tranquillizzo: dopo
tutto è vero ciò che ha detto,
allora… solo una serata di sesso,
nessuno strascico. Meglio così. Invitiamo
le ragazze a sedere con noi, e loro accettano.
La serata si fa allegra, i bergamaschi si
dimostrano molto simpatici e espansivi,
e le amiche ridono e scherzano volentieri.
A una certa ora, le ragazze cominciano a
dire che è tardi, mentre Diletta
vorrebbe rimanere ancora, e cerca di convincerle
a rimanere.
-Ma se vuoi ti riaccompagniamo
noi!- afferma allegramente Marco.
-Buono Marco! E’ la
donna del mio migliore amico….-
-E noi mica glielo diciamo!-
e tutti scoppiano a ridere.
-Mica ho bisogno di essere
riaccompagnata, io. Sono con la mia macchina.
E’ che se loro se ne vanno, devo riaccompagnarle!-
Fatto sta che alla fine le
ragazze decidono di stringersi un po’
in una sola auto, liberando Diletta che
resta con noi e continua a ridere e scherzare.
Tiriamo tardi, tanto che arriva ora di chiusura,
e praticamente ci sbattono fuori dal pub.
-E adesso dove andiamo?- Chiede
uno dei quattro colleghi
-E dove vuoi andare?- Gli
chiedo io, - A quest’ora è
già tutto chiuso…
-Beh, potremmo chiedere se
ci lasciano prendere qualche birra e andare
al nostro appartamento- propone, il bergamasco,
e un attimo dopo si infila sotto la saracinesca
del pub, per riuscirne qualche minuto dopo
con un sacchetto pieno di bottiglie di birra,
suscitando le risate di tutti.
-Vieni anche tu, Diletta?-
chiede uno di loro
-Perché no?- risponde
lei.
Così saliamo sull’auto
della ditta, in dotazione ai bergamaschi,
un Voyager di quelli da otto posti, Io e
Diletta sediamo dietro, insieme a Marco,
e lei si siede in mezzo. Durante il tragitto,
a un certo punto, sento una mano che mi
accarezza la gamba. Mi volto e incrocio
lo sguardo con quello di Diletta, che mi
sta guardando col suo solito sorriso malizioso.
Sento la sua mano salire, allora anch’io
decido di carezzarle la coscia, scostandole
la gonna per sentire il contatto liscio
delle sue calze. Lei mi si avvicina, e mi
ritrovo di nuovo ad assaporare la sua splendida
lingua guizzante dentro la mia bocca. Lei
mi carezza il rigonfio dei pantaloni, infilando
le dita fra bottone e bottone, e io salgo
con la mano, scoprendo con piacere che anche
stavolta indossa le autoreggenti. Salgo
ancora, cercando le mutandine, ma sussulto,
trovando una mano. Guardo, e scopro che
anche Marco,dall’altra parte, le sta
accarezzando le gambe!! Arriviamo nell’appartamento,
e Massimo mi dice:
-Ehi, però non ce lo
avevi detto che ti scopi la donna del tuo
migliore amico!-
-Infatti non è vero…-
Ma lui mi ride praticamente in faccia. Io
mi siedo su un divanetto, e lei viene a
sedersi accanto a me, subito seguita da
Marco, che non perde tempo per ricominciare
a tastarla. Io allora mi occupo delle sue
tette, liberandole dalla camicetta e scendendo
a baciarle, mentre lei si mette a slinguazzare
con Paolo. Non passa molto tempo che tutti
cominciamo a prenderci cura di lei, spogliandola
(io però propongo di lasciarle indosso
gli stivali e le autoreggenti), palpandola
dappertutto, leccandole la fica. Lei ricambia
spompinandoci a turno, inginocchiata davanti
al divanetto. La scopiamo a turno con lei
che grida come una troia impazzita nei vari
e rari intervalli in cui ha la bocca libera
dai nostri cazzi. Siamo tutti eccitatissimi,
e i bergamaschi ci vanno pesi, apostrofandola
con frasi tipo “Ma quanto sei troia
Diletta!” o “Avanti cagna, succhiami
il cazzo!”, o ancora “Ti piace
sentire il cazzo duro dentro la fica, vero
puttana?”, e così via, ma lei
non sembra offendersi, anzi sembra piuttosto
eccitata dal turpiloquio. Mi sorprende vedere
quanto sia troia, e mi sorprende ancora
di più quando è lei stessa
invitarci a sborrarle tutti quanti addosso.
Non ci facciamo certo pregare, e a turno
la riempiamo di sperma senza ritegno, schizzandole
in faccia e nella bocca aperta, godendo
ancor di più nel vederla fradicia
e gocciolante come una troia da film porno!
Ma lei non è certo arrivata al capolinea,
e una volta asciugatasi un po’ alla
meglio, torna alla carica, inscenando una
sorta di ballo erotico sul tavolo, con il
risultato che i nostri cazzi sono di nuovo
duri! Allora ricominciamo a scoparle la
bocca e la fica a turno, ma lei vuole di
più. Nessuno di noi è molto
esperto, e non è così facile
fare una doppia penetrazione, ma ci proviamo
tutti, con più o meno successo, chiavandole
il culo come forsennati e riempiendola di
carne fino all’inverosimile! Siamo
andati avanti per un bel po’, riducendo
oltretutto quel povero appartamento una
schifezza, con schizzate dappertutto. Ognuno
di noi l’ha chiavata più e
più volte, quella notte, io mi sono
fermato alle mie tre sborrate, di più
non ce l’ho fatta, ma alle cinque
di mattina, Massimo ancora se la stava inculando
sul tavolo, tenendola per i capelli e ansimando
come un porco, mentre Luca preparava il
caffè. Sono tornato a casa esausto,
facendo i salti mortali per non insospettire
mia moglie, e deciso a chiamare Diletta
l’indomani, forse per scusarmi, forse
per chiederle che cazzo le era preso, non
so. Fatto sta che lei mi ha preceduto con
un SMS con scritto “Solo una birra,
non dimenticartelo…”
SECONDA PARTE
Passano alcune settimane,
ci vediamo un paio di volte per le nostre
consuete serate a quattro, dove ci troviamo
a casa nostra, o a casa loro, per ottime
cene e tranquilli dopocena, e apparentemente
nulla è cambiato. Almeno non in Daniele,
non in mia moglie (loro non sanno nulla,
logicamente), ma nemmeno in Diletta. Però
in me qualcosa è cambiato, anche
se senza strascichi: mi trovo in imbarazzo
a cenare con loro, facendo finta di nulla,
quando poi ogni volta che guardo Diletta
, non posso fare a meno di rivedere l’immagine
non riesco a togliermi dalla mente l’immagine
di lei con il viso e i capelli grondanti
sborra, sorridente e ancora vogliosa di
cazzo; o quella di lei , a cavalcioni sul
tavolino, la schiena reclinata, ormai stanca
e quasi abbandonata sui propri muscoli,
ma ancora disponibile, mentre Massimo di
Bergamo la tiene per i capelli e le fotte
il culo come un forsennato dicendole “Ti
piace il cazzo nel culo, vero puttana? Lo
senti il mio cazzo in corpo, puttana????”
E tuttavia il tempo passa,
arrivano i primi giorni d’estate,
senza che niente accada, e io mi convinco
che è stato solo un gioco senza strascichi.
Lei non mi cerca, io non la cerco, non siamo
amanti, e probabilmente siamo tornati ad
essere semplicemente amici.
Un giorno di metà giugno
mi prendo una giornata libera, e verso le
cinque del pomeriggio decido di fare un
salto al negozio di un amico. Ci trovo anche
Diletta, d’altra parte è un
amico comune, e lei va spesso lì,
anche se non lo sapevo. Chiacchieriamo un
po’, poi io saluto, lei fa lo stesso
e usciamo insieme. Indossa una stretta minigonna
verde militare e una magliettina aderente,
gialla e nera, un po’ stile teenager:
non è proprio una delle sue solite
mise sexy in autoreggenti e stivali, ma
il caldo si fa sentire, e comunque la visione
non è decisamente delle peggiori.
Oltretutto deve anche essere uscita da poco
dal parrucchiere, perché il suo caschetto
rosso mogano è particolarmente brillante
e ben pettinato. Ci dirigiamo verso il parcheggio
dove abbiamo ambedue lasciato l’auto,
chiacchierando del più e del meno.
Io evito accuratamente ogni argomento che
possa riportare alle nostre vicissitudini,
e lei sembra proprio non avere vissuto niente
del genere.
-Hai visto? Hanno proseguito
i lavori della pista ciclabile nei giardini-
le dico, tanto per trovare un argomento.
-Davvero?- dice lei, volgendo
lo sguardo all’altro lato della strada,
dove i giardini pubblici costeggiano il
fiume, attraversati da una ciclabile. –Andiamo
a vedere, ti va? Facciamo due passi!-
-Ok, perché no?- dico
io, tanto non è certo tardi, la giornata
è calda, e tutto mi sembra a posto.
Passeggiamo nei giardini,
seguendo la pista. Non c’è
molta gente, i giardini sono nuovi e non
molti li conoscono, ancora. Lei è
molto allegra, e io ancora una volta mi
ritrovo ad apprezzare quel suo modo di essere
così gioviale e sincero.
-Ci sediamo un po’?-
chiede lei, e senza aspettare la risposta
si avvia verso una panchina, al bordo dei
giardini, dove il fiume incontra un po’
di alberi.
Mi siedo accanto a lei, e
non riesco ad evitare di buttare uno sguardo
alle sue belle gambe lisce, ben messe in
mostra dalla minigonna che è piuttosto
corta.
Quando alzo di nuovo lo sguardo,
mi accorgo che lei mi sta guardando, il
suo solito sorriso intrigante e malizioso
stampato sulle labbra. Poi reclina la testa,
allargando le braccia sulla spalliera della
panchina, e allargando leggermente le gambe,
quel tanto che basta perché io possa
intravedere il rosa fucsia delle sue mutandine
di pizzo. Improvvisamente la mia eccitazione
sale a duemila. Continuo a guardarla, allora
lei si volta di nuovo verso di me:
-Beh? Vuoi un invito scritto???-
e reclina di nuovo la testa indietro. Non
resisto, e comincio a baciarle il collo,
lisciandolo con la punta della lingua e
stuzzicandole il lobo dell’orecchio,
mentre la mia mano corre sulle sue cosce
nude, esplorando la sua pelle e la sua biancheria
di raso e pizzo.
-Certo, Diletta che hai sempre
una gran classe, nella biancheria intima-
dico, quasi senza accorgermene-
-Ti piace? Cotton Club, me
l’ha regalato Daniele…. Senti
come è morbido anche il reggiseno!-
Le alzo la maglietta, scoprendo
un bel reggiseno fucsia a motivi floreali,
che le da una splendida forma al seno. Le
afferro le tette, cominciando a leccargliele
e a baciargliele, mentre con l’altra
mano le ho già superato le mutandine
e la sto sditalinando. Lei comincia ad interessarsi
alla patta dei miei pantaloni, la apre,
ne tira fuori il contenuto con aria soddisfatta,
poi si china su di me e ingoia il mio cazzo
senza troppi complimenti. Io mi guardo attorno,
eccitato ed imbarazzato: ci vedranno? C’è
gente che passa, a una settantina di metri
dietro le nostre spalle, lungo la ciclabile,
sicuramente possono vederci. Ma chi se ne
frega, un bocchino così ben fatto
me lo lascerei fare anche in mezzo a Piazza
del Duomo!!!
E lei continua a succhiare,
incurante dei passanti dietro di noi, e
guidandomi con la mano libera per farsi
stimolare la fica nel modo migliore. Io
la accontento, mentre con la sinistra continuo
a palparle le belle tette, prima di poggiarla
sulla sua testa per cadenzarle a mio piacimento
le pompate sul cazzo. Lei si alza e si siede
incollo a me, ma io mi sento davvero un
po’ troppo in piazza, adesso:
-Aspetta! C’è
troppa gente, qui…-
-Ok!- Mi dice lei, - Vieni!-
Si alza di nuovo, mi prende
per mano e mi porta qualche metro più
in là, dove tra gli alberi lungo
il fiume troviamo un muretto di un rudere
abbandonato. Non è molto alto, si
vede la pista e i giardini, ma forse noi
siamo al riparo dagli sguardi. Lei si sfila
la maglietta e si alza la minigonna, il
suo completino intimo rosa è eccitantissimo,
addosso a lei, e io ho il cazzo durissimo!
-Qui c’è meno
gente, no? E allora scopami come si deve!!!-
La faccio voltare e la fotto
a gambe larghe, in piedi, con le mani sulle
pietre del muretto, rubandole non pochi
sussulti e mugolii. E’ caldo, io sono
un bagno di sudore, e anche la sua pelle
è lucida di sudore, e io le sborro
dentro, copiosamente, chiudendo la scopata
con un bacio perverso con tutta la lingua
dentro la sua bocca.
E anche dopo questa volta,
solo il solito SMS e niente più contatti,
stavolta per tutta l’estate, se non
un paio di uscite in quattro, io, mia moglie,
Daniele e lei.
TERZA PARTE
L’estate passa, tornano
le prime giornate di autunno, e io di nuovo
mi sono convinto che è stato un bel
gioco, ma che adesso è finito. Lei
non mi chiama mai, e io mi guardo bene dal
farlo, e dopo cinque mesi, è ormai
chiaro che era proprio tutto come diceva
lei.
E invece un bel giorno mi
ritrovo una sorpresa che non mi sarei aspettato:
è il 12 Ottobre, e mi arriva un SMS:
“Che ne dici se ci vediamo per una
birra, stasera?”
Io rimango un po’ stupito,
ma soprattutto perplesso, non me lo aspettavo,
e il sottinteso mi sembra abbastanza palese.Tuttavia
ho anche un po’ paura che il gioco
diventi troppo frequente, fino a trasformarsi
in relazione, quindi le rispondo che quella
sera non posso perché ho già
fissato con mia moglie. Ma dopo pochi minuti
mi arriva un nuovo SMS, in risposta: “Allora
dimmi tu quando: Daniele lavora la sera
x tutta la settimana fino tardi.”
Mi decido allora ad accettare, ma piu che
altro per parlare con lei e spiegarle che
forse è meglio smetterla. Così
fisso per il giorno dopo, al solito Pub.
Io arrivo prima di lei, fuori piove a dirotto,
uno dei primi giorni di intensa pioggia
autunnale. Mi siedo al bancone e ordino
subito una birra, teso ma deciso a mettere
in chiaro che è meglio darci un taglio.
Lei arriva, e mi viene subito incontro,
e io mi rendo improvvisamente conto che
non sarà poi così tanto facile:
indossa un impermiabilino bianco, corto,
che apre subito appena entrata nel locale,
rivelando un abitino corto ma non troppo,
un po’ sopra il ginocchio, color verde
oliva (che già altre volte le avevo
visto, ma che stavolta appare particolarmente
sexy), un paio di stivali marroni alti quasi
fino al ginocchio e calze color carne. E’
truccata un po’ pesantemente, cosa
un po’ strana, dato che sembra non
truccarsi quasi mai: un rossetto piuttosto
scuro, gli occhi impreziositi da un velo
di colore… un po’ pesante, insomma,
ma sta tutt’altro che male! Viene
verso di me e si accomoda su uno sgabello,
molto vicina a me, con le ginocchia attorno
alla mia gamba sinistra. Noto che il movimento
con cui si siede è fatto a regola
d’arte per farmi intravedere che le
calze color carne sono autoreggenti, che
fanno appena capolino da sotto il bordo
del vestitino.
-Mi offri una birra, Stefano?-
-Certo!- E ne ordino anche
un’altra per me. Io provo ad affrontare
subito il discorso, cercando di spiegarle
che stiamo sbagliando, che tutto quello
che facciamo non è giusto, che io
sono innamorato di mia moglie e che voglio
bene a Daniele, e che non voglio assolutamente
essere coinvolto in una storia. Lei mi ascolta
senza interrompermi, bevendo la sua birra
e fissandomi dritto. Io continuo a parlare
per venti minuti o forse più, senza
che lei dica niente o quasi, finchè
finisco gli argomenti e resto muto.
-Mi vuoi dire che ti stai
innamorando, Stefano?- mi chiede
-No, non è questo…
Sono innamorato di mia moglie…-
-E allora hai paura di essere
coinvolto e basta, giusto?-
-Si, è questo il problema.
Se anche cominciamo a invitarci per passare
le serate, che può succedere?- Lei
allora si alza in piedi, mi si fa più
vicina, schiacciando il pube contro la mia
coscia e dicendomi, quasi in un orecchio:
-Allora puoi stare tranquillo!
Sono le stesse cose che penso io….
Per questo preferisco farmi scopare da te,
quando ho solo voglia di divertirmi….
Sbrigati a finire la birra, che te lo spiego
meglio fuori!- Non ho le idee molto chiare,
l’unica cosa che so è che Diletta
mi ha di nuovo fatto diventare il cazzo
duro come il marmo! Trangugio la mia birra,
pago il conto, e usciamo dal pub, fuori
piove ancora a dirotto:
-Dov’è la tua
macchina?- chiede lei
-Qui davanti, nel parcheggio!-
rispondo io, e le faccio strada.entriamo
in auto, metto in moto
-Dove vado???-
-Dove cazzo ti pare!!!!-
Non faccio a tempo ad uscire
dal parcheggio che lei è già
piegata su di me, ad ingoiarmi avidamente
il cazzo mentre guido! Allungo la mia mano
destra per sollevarle il dietro del vestito
e le ripasso il solco tra le natiche, trovandole
il buchetto del culo, e poi la fica, già
bagnatissima. Lei si sfila il perizoma,
per aiutarmi, ma senza smettere di succhiarmi
il cazzo; io le sditalino la fica con due
dita, infilandole contemporaneamente il
pollice nel culo. E’ difficile guidare
così, e mi fermo in un piccolo parcheggio,
lungo la ferrovia. Per fortuna la mia Reanault
è spaziosa. E permette un certo spazio
di manovra, così la spingo sul suo
sedile reclinandolo, e la fotto alla grande,
lei a gambe larghe, gli stivali puntellati
sul cruscotto, e io che con una mano le
palpo le tette e con l’altra le sditalino
il buco del culo, mentre il mio cazzo riempie
la sua fica fino ad inondarla di sperma.
Ma lei, come al solito, è tutt’altro
che soddisfatta, e ricomincia subito a menarmelo,
per farmelo tornare duro.
-Odio la macchina! È
troppo angusta!- mi dice lei, sorridendo
-Beh, con questa pioggia,
o andiamo a casa tua….-
-No! Daniele non torna prima
delle due, in questi giorni. Ma non voglio
rischiare! Perché non trovi un posto
un po’ più riparato dalla pioggia???-
Mi viene in mente che poco
più avanti, quella strada scende
molto, passando sotto la ferrovia attraverso
una grande arcata per poi finire lì,
prima di una fattoria, un posto molto fuori
mano. Metto in moto e mi dirigo lì,
mentre Diletta continua a segarmi mordicchiandomi
sul collo. Mi fermo sotto le arcate della
ferrovia, al riparo dalla pioggia, e lei
affonda di nuovo la sua bocca sul mio cazzo,
pompandolo come si deve, poi apre lo sportello
e scende dall’auto, liberandosi del
vestitino che aveva indosso, e rimanendo
con solo gli stivali, le calze autoreggenti
e il reggiseno. Scendo anch’io, le
vado vicino e la abbraccio da dietro, palpandole
le tette, baciandola sul collo, e scendendo
con una mano lungo la schiena fino a tornare
a stuzzicarle il culo. La spingo un po’
avanti, allargandole le gambe, lei si appoggia
con le mani sul cofano dell’auto,
e la inculo, spingendo quanto più
possibile il cazzo dentro di lei per sentire
il rumore dei colpi forti dei miei lombi
sulle sue natiche, sborrandole infine sulla
schiena e sul suo splendido culo.
Eppure, il giorno dopo, mi
arriva il solito SMS: “Solo una birra,
non dimenticarlo.”
E di nuovo passano altri giorni,
e altri sabato sera in quattro facendo finta
di nulla, magari finalmente con un po’
di abitudine in più e un po’
di timori in meno.
A fine Ottobre ricevo una
sorta di bombardamento di telefonate: sono
i miei colleghi bergamaschi; tre di loro
devono tornare in città per alcuni
giorni, e non gli dispiacerebbe organizzare
un’altra seratina come quella di qualche
mese prima. Io rispondo loro che non è
come pensano, che quella è stata
una situazione particolare, che lei era
ubriaca….. Rimedio solo di essere
preso in giro, e in un modo o nell’altro
riescono alla fine a convincermi a fare
un tentativo per invitare Diletta a cena.
Allora, io, molto imbarazzato, provo a chiamarla
sul cellulare, ma lei non risponde. Riprovo
diverse volte, e alla fine mi risponde:
-Beh? Mica vorrai violare
il nostro patto?- aggressiva e quasi irritata,
-Siamo abbastanza d’accordo sul non
telefonarci, no?-
-Scusa, Diletta, ma anche
l’altra volta tu mi hai invitato con
un SMS…-
-E tu hai fatto un sacco di
storie!-
-Ok, hai ragione. Ti chiamo
per un’altra cosa…. Ti ricordi
i ragazzi di Bergamo?- Le spiego la faccenda,
che tre di loro, Marco Massimo e Luca, vengono
in città per lavoro la settimana
successiva, e che avrebbero piacere di fare
una cena insieme, magari in una semplice
pizzeria… Lei, che non è decisamente
una donna stupida, mi lascia finire, poi,
dopo qualche secondo di silenzio, mi dice:
- Ok, ma nei prossimi giorni
Daniele è a casa, e non posso certo
far tardi! Diciamo che io ho una cena con
le amiche, ufficialmente. Ma saltiamo la
cena,e magari vediamoci direttamente all’appartamento
dell’altra volta, ok? Così
posso tornare a casa a un’ora degna!
Fissa e fammi sapere come e quando!-
Inutile dire che il mio successo
mi rende euforico, ma c’è un
problema: dopo il casino fatto l’ultima
volta, la ditta non ha messo a disposizione
l’appartamento ai bergamaschi, stavolta.
In albergo è impensabile, allora
mi viene in mente che mio cugino, che si
è trasferito da diversi anni, ha
ancora un appartamento, in città,
che usa quando torna a trovare i suoi, ogni
tanto. Provo a chiamarlo, per chiedergli
se mi presta l’appartamento per una
sera. Lui ovviamente si insospettisce subito:
-Cosa c’è sotto?
Una donna, vero?-
Non posso fare altro che spiegargli
la faccenda, e lui, ridendo, mi dice:
-Beh, io l’appartamento
te lo presto più che volentieri,
però come minimo penso che dovresti
invitarmi….-
Mi prende un po’ in
contropiede, ma trovo una soluzione anche
a questo: dovremo far finta che anche lui
è un nostro collega, che però
da anni non vive più in città.
Mando a Diletta un SMS per
chiederle se va bene per mercoledì,
ma non nello stesso posto della volta precedente.
Lei mi chiede a che indirizzo, perché
preferisce raggiungerci lì.
“Via Fabio Filzi, numero
118, ultimo piano, alle ore 20”
Il mercoledì passo
a prendere per tempo i tre bergamaschi,
già belli carichi, e li porto a casa
di mio cugino. Arriviamo, e mio cugino ci
aspetta, ma c’è anche un’altra
persona, un tipo un po’ più
anziano di noi, sui 45 anni:
-E lui????- Chiedo io
-Lui è Roberto, un
mio collega e grande amico! Mica ti dispiacerà,
vero? Gli ho già spiegato che deve
dire che noi siamo di Livorno….-
Beh, ormai è fatta,
non ci resta che aspettare, bevendo un po’
di birre e alcolici vari, tanto per caricarci
un po’ e vincere la tensione e la
timidezza. Finalmente suona il campanello.
Diletta entra e saluta tutti, compresi mio
cugino Claudio e il suo amico Roberto, che
come promesso si spacciano per colleghi
livornesi. Lei è splendida: si è
di nuovo truccata un po’ pesantemente,
con un rossetto scuro e carnoso e gli occhi
accentuati da un bel rimmel e da un po’
di colore. Forse è stata dal parrucchiere
nel pomeriggio, perché i suoi capelli
sono curatissimi, un po’ più
corti del solito, con un taglio un po’
all’olandese e di un bel color rosso
mogano brillante. Al collo ha un nastrino
nero con uno strano ciondolo quadrato, e
sotto un cappottino verde lungo indossa
uno dei suoi consueti abitini, rosso fegato,
attillato e lungo fino al ginocchio, abbottonato
sul davanti, con calze nere e i suoi stivali
neri. Si toglie il cappotto e ci chiede
se c’è qualcosa da bere anche
per lei, e ovviamente tutti si affrettano
ad offrirle qualcosa. La situazione è
un po’ strana, stavolta nessuno è
abbastanza ubriaco da fare la prima mossa,
allora chiacchieriamo per un po’,
con lei che scherza e beve la sua birra
tranquillamente. Ma alla fine è lei
che decide di muovere la situazione: appoggia
il bicchiere vuoto, e senza troppi indugi
si sbottona il vestitino e lo lascia cadere
a terra, lasciandoci quasi a bocca aperta
per la meraviglia:oltre agli stivali e a
quello strano e sensuale ciondolo al collo,
stavolta non indossa autoreggenti, ma uno
splendido completo di pizzo nero a fiori,
reggiseno, perizomino semitrasparente e
reggicalze, ad esaltare il suo bel corpo
candido..Sorride maliziosamente sedendosi
sul tavolo, e in un attimo le siamo praticamente
tutti addosso, accarezzandola e tastandola
dappertutto, e contendendoci la sua lingua
per assaporarla avidamente.
Diletta si lascia subito andare,
sdraiata sul tavolo, mentre le palpiamo
le tette, la pancia, le gambe già
divaricate. Mio cugino è il primo
a chinarsi per assaggiarle la fica, leccandogliela
mentre noi ci spogliamo rapidamente. Lei
si gira a pancia sotto sul tavolo, e a turno,
ognuno di noi le fa assaggiare il proprio
cazzo, mentre dietro di lei mio cugino continua
a leccarle la passera avidamente, tenendole
le gambe divaricate. Nessuno si attenta
a spogliarla più di così:
è splendidamente troia, con i suoi
stivali, il reggicalze e l’intimo
nero “anche se le mutandine sono ormai
già sparite, chiaramente). La chiaviamo
tutti quanti, a turno, lei sul tavolo a
pancia sotto, e noi da dietro, lo spettacolo
è fantastico, e lei si rivela infoiata
come non l’avevo mai vista, mugolando
e gridando, e dopo aver provato ognuno dei
nostri sei cazzi in fica, ci sorprende con
una richiesta da vera puttana incallita:
-Voglio tutta la vostra sborra
in gola, Maiali! Avanti, fatemela ingoiare
tutta!!-
A turno le sborriamo dentro
la bocca, rivoli di sperma le colano dagli
angoli delle labbra, ma lei continua a succhiare
e ingoiare senza fermarsi, tanto che non
facciamo a tempo a sborrare che i nostri
cazzi sono già di nuovo duri. Comincia
la litania del turpiloquio, e anch’io
stavolta mi ritrovo a chiamarla cagna, troia,
e così via. Mio cugino si rivela
particolarmente porco, e il suo amico non
è da meno: sono loro a godersi la
prima doppia penetrazione, senza nessuna
difficoltà, dimostrando una invidiabile
esperienza nel settore. Roberto, in particolare,
che le sta affondando il cazzo nel culo,
la tiene per le spalle, costringendola a
inarcare la schiena, cosa che sembra piacerle
moltissimo. Diletta si concede senza problemi
a tutti noi, facendosi penetrare fica e
culo da ognuno, con la bocca continuamente
piena di cazzo e le mani impegnatissime!
Andiamo avanti così per un bel po’,
sborrandole tutti quanti addosso e in corpo
più e più volte, ma voglio
essere io, stavolta, l’ultimo a cedere!
Alla fine , lei, esausta, si concede all’ultimo
giro, abbandonandosi a pancia sotto sul
tavolo, con le gambe divaricate, e a turno
si lascia inculare in quella posizione da
ognuno, chi più violentemente, chi
ormai sfinito ma ancora con la voglia di
sfondarle il culo chiamandola “vacca
rotta in culo” e cose simili. Io aspetto
l’ultimo turno, ho già sborrato
tre volte, ma stavolta il mio cazzo ha retto
bene ed è ancora duro: quando tocca
a me e mi avvicino, vedendola ansimante,
con tutta la schiena impiastricciata di
sborra, e il buco del culo completamente
dilatato e arrossato, avverto un misto di
disgusto e di dispiacere. Ma dura un attimo:
mi basta guardare i suoi bei lineamenti,
con tutto il rimmel colato sotto gli occhi,
e subito mi torna la voglia! Le afferro
i capelli, con una mano, tenendola contro
il tavolo con l’altra e le affondo
il cazzo nel culo ormai sfondato.
-E’ quello che volevi,
vero Diletta? Sentirti troia come sei veramente,
eh?-
La sbatto con tutte le mie
ultime forze, strappandole ancora qualche
gridolino, prima di sborrarle per l’ultima
volta dentro il culo. Non so con che coraggio
sia tornata a casa, in quelle condizioni:
mi sembra impossibile che Daniele non si
sia accorto di nulla!!!
QUINTA PARTE
Passa diverso tempo, prima
di rivedersi. Anche le nostre cene a quattro,
per un po’ di tempo, non avvengono;
un paio di volte mi vedo con Daniele, scoprendo
di sentirmi molto meno a disagio. Mi sento
sempre più consapevole che il gioco
con Diletta non arriverà mai a nessuna
implicazione sentimentale, anche perché
ormai è chiaro, io e lei cerchiamo
nei nostri piu o meno occasionali incontri
quella perversione che in un rapporto sentimentale
difficilmente può esistere: io per
trattarla come non potrei mai riuscire a
trattare mia moglie, e lei per fare tutte
quelle cose che una donna non può
chiedere al proprio uomo. Comunque passa
del tempo, senza avere nessun contatto.
Fino alla settimana dopo Natale. Io sono
in ferie, e una sera fissiamo una cena insieme
al gruppo dei vecchi amici. Daniele non
c’è: il suo lavoro, specie
d’inverno, lo porta spesso a passare
diversi giorni fuori città, e in
quei giorni è a Roma. Ci troviamo
tutti quanti per una pizza ad una pizzeria
di un circolo del tennis, e poi i più
irriducibili di noi si trasferiscono al
consueto pub, per chiudere la bella serata.
Mentre parcheggio l’auto nella grande
piazza davanti al Pub noto un gruppo di
ragazze che chiacchierano. Riconosco Diletta,
tra loro, e decido di andare a salutare.
-Che fate di bello?- chiedo,
dopo i vari saluti, baci e abbracci, visto
che le conosco quasi tutte.
-Siamo state a cena fuori
per il compleanno di Patrizia. E ora si
va a casa. E voi?-
-Noi stiamo andando al Pub.
Ci sono anche gli altri del vecchio gruppo…-
-Allora vengo a salutare!-
dice Diletta, -Anzi, Ti va di bere qualcosa
con loro, Daniela?- chiede rivolgendosi
alla ragazza accanto a lei, una ragazza
piccolina, con lunghi riccioli castani,
un seno bello prosperoso e gli occhiali,
che non avevo mai visto, e tutto sommato
carina.
-Va bene, tanto sono tua ospite,
decidi tu!-
Diletta me la presenta come
Daniela, appunto, spiegandomi che è
una sua cara amica, meridionale, che ha
approfittato delle feste di Natale per venirla
a trovare e che, vista l’assenza di
Daniele, adorme a casa loro.
-Siamo senza macchina, ci
riaccompagni tu, dopo, Stefano?-
-Certamente!- le assicuro.
Ci fermiamo per un’oretta al Pub,
tra un brindisi e l’altro, poi gli
altri amici se ne vanno, e allora anche
noi ci dirigiamo verso casa, tutti e tre
allegri e, specie le due ragazze, un po’
alticci. Giunti sotto casa di lei, Diletta
mi invita a entrare per un po’. Non
ci vedo nulla di male, vista la presenza
di Daniela, e non ho molta voglia di tornare
a casa, dopotutto non è nemmeno tardi,
quindi accetto. Mi siedo sul divano, seguito
da Daniela, mentre Diletta si preoccupa
di prepararci da bere, offrendomi un Gin
Tonic piuttosto carico di Gin, sia a me
che a Daniela. Diletta si siede davanti
a noi, e chiacchieriamo allegramente. Io
mi alzo per guardare la bella collezione
di videocassette e DVD del mio amico Daniele,
che gli invidio sempre. Scopro che ha anche
qualche film porno, e mi soffermo a guardare.
-Vuoi mettere un film?- Mi
chiede Diletta.
-No, certo… sono solo
curioso di vedere cosa avete, come sempre.
Questi non li avevo mai notati…-
-Beh, di solito li teniamo
dentro l’armadietto….- risponde
lei, sorridendo, -Ma se vuoi, mettine uno,
dai!-
-Che roba è?-chiede
Daniela, con la voce un po’ impastata
dall’alcool
-Roba mooolto allegra!- le
risponde Diletta, ridendo; -Dai, Stefano!
Fai vedere che roba è a Daniela!-
Io ne prendo uno, lo metto
nel video registratore e accendo la tv,
sedendomi di nuovo accanto a Daniela.
-Hey! Ma quello è una
cazzo!- esclama la ragazza, traballando,
e noi scoppiamo a ridere.
Guardiamo qualche scena, commentando,
ridendo e scherzando, anche se un porno
è sempre un porno, e guardarlo con
due donne, un po’ di eccitazione la
mette! Oltretutto Daniela sembra davvero
piuttosto sbronza, seduta scompostamente
sul divano, con la testa appoggiata alla
mia spalla, e non posso fare a meno di buttarle
generose occhiate all’abbondante scollatura.
-Hai visto che belle tette
che ha Daniela?- Dice Diletta, notando le
mie sbirciate, e facendomi trasalire.
-Già! Molto carina,
la tua amica….- rispondo, tanto per
dire qualcosa.
-E allora perché non
provi a scopartela? Sono sicuro che a lei
non dispiace….-
Resto di sasso, ma mi riprendo
quasi subito: ormai niente più mi
sorprende di Diletta!
Provo allora a mettere una
mano sulla gamba di Daniela, che mi sta
sorridendo con aria piuttosto assente, un
attimo dopo le sto frullando la lingua in
bocca, mentre le palpo generosamente il
seno, duro e abbondante la libero della
maglietta, leccandole le tette e scostando
il reggiseno per farle uscire. Diletta,
seduta davanti a noi guarda, con il suo
solito sorriso malizioso sulle labbra.
Allora vado avanti, sbottono
i pantaloni di Daniela e li sfilo, infilandole
la mano tra le gambe e sentendo le mutandine
già un po’ inumidite. Gliele
scosto, stuzzicandole il clitoride per poi
abbassarmi a leccarglielo, lavorando con
le dita dentro la sua fica. La sento fremere,
allora mi apro i pantaloni e le guido la
mano sul mio cazzo, facendole capire di
menarlo bene, e riaffondo la testa tra le
sue cosce, mentre Diletta continua a guardare.
Poi mi alzo in piedi, portando il cazzo
alla bocca di Daniela, e tenendola per i
bei riccioloni, le tiro la testa verso di
me per farglielo ingoiare. Diletta si è
slacciata i pantaloni e si è tolta
la camicetta, rivelando quel suo bel reggiseno
rosa fucsia, e si sta accarezzando la fica,
seduta di fronte a noi. Io sono a mille!
Scopo Daniela lì, sul divano, senza
che Diletta però si avvicini. Forse
stasera ha solo voglia di guardare…
La mia scopata finisce con
una bella sborrata sulla pancia e sulle
tette della riccioluta amica, dopodichè
mi siedo di nuovo accanto a lei, per riprendermi.
Ma solo per poco, perché adesso Diletta
si fa avanti:
-Non crederai mica di aver
finito, vero? Ora tocca a me-
Viene verso di me carponi,
prendendomi le gambe e affondando il cazzo,
ancora bagnato, nella propria bocca. La
scopo a pecorina, lei con le ginocchia a
terra e il corpo appoggiato sul divano,
mentre adesso è Daniela che ci guarda
e si tocca. Provo a leccare le tette di
Daniela mentre fotto Diletta da dietro,
e lei si avvicina per avvantaggiarmi. Finisco
per sborrare sulla schiena di Diletta, soddisfatto
ma ancora eccitato, tanto che dopo pochi
minuti mi trovo di nuovo a dedicarmi all’amica
meridionale, chiavandola a terra, sul tappeto,
tenendole le gambe alzate e spalancate.
Comincio ad essere stanco, e la scopata
finisce per rallentare di intensità,
ma vengo anche stavolta, poche gocce che
vanno a cadere sulle cosce di Daniela e
sul povero tappeto di Daniele! A questo
punto sono stanchissimo, ma Diletta non
vuole saperne di ricevere meno della sua
amica. Prova a stuzzicarmi il cazzo, che
si rialza orgoglioso ai colpi della sua
lingua veloce e allenata. Ma io non ne ho
davvero più. Però non voglio
deluderla, e allora mi decido a allargarle
le gambe, infilando la testa dentro e leccando
con voluttà, penetrandole la fica
e il culo con le dita, profondamente e senza
troppi complimenti. Lei geme, urla, si divincola
tutta e alla fine la sento fremere nell’orgasmo,
e mi rialzo per metterle la lingua in bocca,
con la faccia tutta bagnata dai suoi umori.
Me ne vado a casa, soddisfattissimo
e barcollante. Meno male che mia moglie
dorme già!
SESTA PARTE
Con l’inizio del 2005
credevo che i nostri incontri si sarebbero
fatti più radi, fino anche a cessare.
E invece nella seconda metà di gennaio
ci siamo rivisti “per bere una birra”,
come dice lei: 2 belle ma scomode serate
terminate scopando in auto, senza particolari
sorprese. I primi di febbraio lei mi chiama
di nuovo, proponendomi di cenare insieme.
Io, ansioso come sempre, mi insospettisco,
temendo impreviste quanto indesiderate dichiarazioni
sentimentali. Ma non posso certo rifiutare,
così mi invento una cena con gli
amici del calcetto per giustificarmi con
mia moglie, e vado all’appuntamento.
E’ una serata fredda e umida, ceniamo
alla pizzeria King, lei indossa un paio
di pantaloni attillati neri e un golfino
di lana stile etnico color rosso mattone,
ma è deliziosa anche così.
Parliamo e scherziamo di tutto un po’,
e i miei timori si rivelano infondati. Mi
dice che Daniele è fuori città
fino a fine settimana, così andiamo
da lei per chiudere la serata. Mentre siamo
ai consueti preliminari, Diletta mi fa una
strana confessione:
-Sai cosa mi piacerebbe? Avere
qualche foto mentre faccio sesso….
Trovo che sia molto eccitante l’idea
di essere fotografata-
L’idea mi eccita all’istante.
-Daniele non te ne ha mai
fatte?- Le chiedo, malcelando l’interesse.
-Si, ogni tanto. Ma io intendo
mentre faccio sesso, non mentre faccio l’amore
con lui…-
Lei allora mi spiega il suo
piano: mi dice che le piacerebbe che io
organizzassi un’altra serata come
l’ultima con i miei colleghi di Bergamo,
durante la quale io dovrei occuparmi di
fare un po’ di foto.
-Però ci sono delle
regole precise: Innanzitutto voglio solo
uomini che vengano da fuori città
e che non ci sia il rischio di conoscere,
ma questo lo sai già. E poi, siccome
non voglio correre rischi, dovrai essere
solo tu a fare le foto, usando la mia macchina
fotografica e basta, così sarò
sicura che le foto le avrò solo io!-
-Ma se le tieni per te, le
foto, io che ci guadagno a farle??-
-Il semplice gusto di farle.
Non ti sembra abbastanza eccitante???-
La sua malizia mi convince
anche stavolta, e concludiamo la serata
scopando a tutto spiano, sul tappeto e sul
divano.
Quando arriva l’ora
di andarmene, lei mi dice:
-Allora organizzi qualcosa,
Stefano? Daniele tra 2 settimane parte di
nuovo, e sta in Belgio per cinque giorni.-
-ok, ci provo!!-
Nei giorni successivi, la
cosa diventa un’ossessione, non riesco
a pensare ad altro. Chiamo mio cugino Claudio,
ma lui purtroppo non è disponibile,
e non se la sente di lasciarmi l’appartamento.
Mi dice comunque che il suo amico Roberto
sicuramente viene, se lo chiamo. Il problema
diventa trovare un posto. Chiamo i colleghi
di Bergamo, dicendo loro che sto organizzando
un festino il giorno sabato 26, ma sono
disponibili a venire solo Luca e Massimo
(figuriamoci, quando si parla di porcate,
lui non si tira mai indietro….), tutto
sommato siamo quattro uomini, e non mi sembra
certo male. Ma manca ancora il posto, e
non so proprio dove e come fare. Alla fine
sto per rinunciare, quando mi viene in mente
una possibile soluzione: potrei provare
a coinvolgere Tommaso, un collega di 45
anni della nostra filiale di Bologna, che
ha una casa al mare, a circa un’ora
da qua, e che spesso fa racconti generosi
delle sue serate con puttane e donne varie.
Lo chiamo, e lui accetta subito.
A questo punto è tutto
organizzato, ma l’idea delle foto
mi intriga veramente, e vorrei trovare il
modo di riuscire a tenerne almeno qualcuna
per me. Però capisco anche lei, che
non si fida ad avere sue foto compromettenti
in giro. Penso a come potrei fare, e alla
fine faccio un tentativo: telefono a Daniele,
e con la scusa di voler comprare una macchina
fotografica digitale, riesco a farmi dire
che macchina fotografica hanno loro. Mi
dice di averne due: una Vivitar, che lui
usa quando va in giro perché piccola
e comoda, e una Fuji. Allora vado in un
negozio e compro una scheda di memoria per
le macchine della Fuji, sperando che la
cosa vada a buon fine. Così, sabato
26 febbraio, dopo aver detto a mia moglie
che abbiamo organizzato una serata di poker
con i colleghi di lavoro, e che quindi con
ogni probabilità sarei tornato molto
tardi ci troviamo come d’accordo:
passo a prendere prima Roberto, e poi i
due bergamaschi alla stazione. Diletta preferisce
venire da sola, sono d’accordo che
lei mi chiama appena arrivata in zona mare,
così le spiego la strada, Noi quattro
arriviamo a casa di Tommaso,e lo troviamo
bello teso e gasato; ha pure portato un
amico, un certo Carmine, sui 50-55 anni,
che Tommaso ci presenta come gran puttaniere.
Non è decisamente giovanissimo, e
neppure bello, spero che Diletta non muova
obiezioni… Siamo tutti gasatissimi,
Tommaso ci offre da bere, e chiacchieriamo
tra noi allegramente. La casa di Tommaso
è carina, con una grande taverna,
con un bel camino acceso, un grande divano
a elle e un lungo tavolo di legno massiccio,
per almeno otto posti a sedere. Finalmente
il mio cellulare squilla: spiego la strada
a Diletta, e dopo venti minuti, lei arriva.
Indossa un cappotto stile trench, scuro,
lungo fino al ginocchio. Sotto le si vedono
le calze nere velate e i suoi consueti stivali
neri con il tacco. Ha i capelli ordinatissimi,
di un colore rosso molto brillante, con
un taglio alla francese che le dona moltissimo,
le labbra impreziosite da un rossetto carnoso
ma vivace, il rimmel e un po’ di trucco
sugli occhi, pesante ma non troppo, e il
solito monile di forma quadrata al collo.
Dopo i saluti e le dovute presentazioni,
lei va subito al sodo, chiedendo:
-Stefano vi ha già
detto tutto, o no?-
Rispondiamo di si, allora
lei puntualizza:
-E’ una cosa che faccio
per sfizio, ma non voglio scherzi, ok? Solo
Stefano deve fare le foto, nessun altro!
E solo con la mia macchina fotografica.
Se qualcun altro scatta foto, con cellulari
o altre macchinette, me ne vado subito!-
E mi consegna la sua macchina fotografica,
che con mia grande soddisfazione è
proprio una Fuji!
Siamo tutti seduti sul divano,
Diletta si slaccia il cappotto per toglierselo.
Tutti rimaniamo impietriti, con Carmine
che si lascia scappare un “…..sti
cazzi!!!”, nel vedere che sotto il
cappotto Diletta indossa solo il reggicalze
e il completino di pizzo nero che già
le avevo visto la volta prima! Uno spettacolo!
Io comincio subito scattandole un paio di
foto, e lei sta subito al gioco, mettendosi
in posa e cominciando a muoversi davanti
a noi in modo provocante. Comincia il giro
dei pompini, con lei inginocchiata e noi
seduti lì, in fila, sul lungo divano
di Tommaso. Io mi alzo per fotografare,
e senza farmi notare, provo a sostituire
la scheda della macchina fotografica, continuando
poi a scattare. Lei succhia i nostri cazzi
avidamente, uno dopo l’altro, emettendo
qualche mugolio di compiacimento, mentre
noi ci scambiamo apprezzamenti sulla sua
bravura. Dopodichè Carmine il puttaniere
ci chiede aiuto per alzarla, prendendola
per le ascelle e per le gambe, e adagiandola
sul tavolo. Le allarga le gambe e si tuffa
a leccarle la fica, mentre noi altri cominciamo
a palparla e baciarla. Io mi dibatto tra
scattare foto e tastarle le tette e le cosce,
impegnatissimo. Carmine si dimostra in effetti
un ottimo ed esperto puttaniere, voltandola
su un fianco e scostandole le mutandine
per scoparla sul tavolo, permettendo così
a noi altri di arrivare più facilmente
con i nostri cazzi alla bocca di Diletta.
Le lasciamo indosso solo il reggicalze e
gli stivali, scopandola a turno, con lei
che ci incita a sfotterla forte ogni qualvolta
ha la bocca libera dai cazzi per qualche
secondo. Ci scambiamo frequentemente di
posto, con lei sempre adagiata su un fianco
che si lascia scopare senza sosta, la bocca
e le mani impegnae con i nostri cazzi ormai
durissimi. Massimo e Carmine si rivelano
particolarmente accaniti nell’apostrofarla
e nell’incitarla a comportarsi da
troia, e lei sembra particolarmente scatenata
dalla cosa. Io intanto continuo a scattare
foto, sperando che nessuno si accorga che
ogni tanto cambio scheda.
-Che ne dici di fotografare
questa troia mentre le sborro in faccia?-
propone Carmine, e lei rincara:
-Si, dai! Fotografami mentre
mi venite tutti quanti addosso!-
Carmine le esplode un fiotto
di sperma abbondantissimo sul viso, mentre
lei ancora si sta facendo scopare sul tavolo
da Luca. La facciamo girare a pancia su
lì, sul tavolo, e a turno le schizziamo
il viso. Io continuo a scattare, facendole
dei primi piani da brivido, e lei ride,
ricevendo di gusto una bella doccia di sborra,
che finisce per inzaccherargli tutta la
faccia e i capelli. Le foto di lei con tutto
il rimmel colato sugli occhi, intrisa di
sperma sono eccitantissime, meglio di qualsiasi
foto porno che avessi mai visto prima.
Ovviamente la serata non finisce
lì. Anzi, è proprio Carmine
che continua a tenere l’iniziativa,
da autentico vecchio porco: con lei ancora
gocciolante di sperma, lui si sta già
masturbando per farselo tornare duro, la
prende delicatamente ma con decisione per
un braccio, la fa alzare dal tavolo e la
mette in ginocchio sul tappeto:
-Ho bisogno delle tue labbra,
bella troia…. Ingoiami ancora il cazzo,
che così ti scopo di nuovo come piace
a te.- Senza neanche aspettare risposta,
le infila il cazzo tutto in bocca, spingendo
forte:
in cinque minuti siamo di
nuovo tutti in tiro, neanche ci preoccupiamo
del nostro sperma che si sta asciugando
addosso a lei, da quanto siamo infoiati.
Diletta, dal canto suo, sembra più
impazzita di noi, e ingoia cazzi a tutto
spiano, incitandomi a fotografare e invitandoci
a scoparla di nuovo.
La scopiamo di nuovo, e cominciamo
a incularla a turno, sul tappeto, lei a
quattro zampe e noi che senza alcun ritegno
le passiamo dalla fica al culo alla bocca,
a turno. Lei è scatenata, noi pure,
con Carmine e Massimo che insistono nel
chiamarla troia, puttana, cagna, e in ogni
altro modo possibile, e lei che mugola come
una vacca e chiede cazzi in continuazione.
Roberto e Carmine la sottopongono a una
doppia penetrazione da cardiopalma, sbattendola
di brutto. Ognuno di noi, a turno finisce
per sborrare di nuovo, stavolta a propria
discrezione: chi nel culo, chi (come me)
sulla schiena, chi di nuovo in faccia, chi
come Massimo che le intima di aprire la
bocca e le spara una schizzata in gola.
La serata va avanti, rallentando di ritmo,
ma non per questo di intensità: lei
continua a farsi scopare come una troia,
via via che ognuno di noi torna alla carica.
Io vado in bagno, ma mi accorgo che Tommaso
mi segue e entra in bagno con me.
-Allora, facciamo i furbi,
eh?-
-Cosa intendi???-
-E dai Stefano, non fare il
finto tonto! Mi sono accorto del giochino
che fai, con la macchina fotografica….
te le vuoi tenere tutte per te, o le spartisci
anche con noi???-
-Piuttosto distruggo la scheda,
Tommaso! Lo so, faccio il furbo, ma non
voglio che le foto girino. Lei è
sempre una amica, e soprattutto la donna
del mio migliore amico, non voglio rischiare
di crearle problemi!-
-Azz!!! Le vuoi davvero bene,
si! Stai lì a buttarglielo nel culo
come se fosse una troia da mille lire e
la fai sbattere da tutti senza ritegno!!!
E che bel rispetto, anche per il tuo amico…-
-Senti, non ti ci mettere….
E in quanto a lei, non è colpa mia
se è così troia, e se le piace
così.-
-Allora facciamo un patto:
io non dico a nessuno delle foto, ma tu
poi me le passi, ok?-
-Neanche per scherzo! Poi
le ritroverei a giro per tutta internet
scommetto!!!-
-Va bene, va bene….
Allora potresti stamparle e mandarmele stampate….
Io mi accontento. Sennò vado di là
e ti sputtano! Ma fidati, non sono stronzo,
e ho famiglia pure io…-
Mi convince, e ci accordiamo
così, senza far sapere nulla agli
altri.
Torniamo in sala, e Tommaso
ridendo mi dice:
-Dai Stefano, ricomincia a
fare un po’ di foto a questa gran
troia della tua amica Diletta! Non vedi
che le piace essere immortalata mentre prende
cazzi dappertutto?-
Io sono un po’ incazzato,
ma vedere Diletta che mi sorride, sdraiata
a pancia sotto sul divano mentre Luca la
fotte da dietro e Massimo le tiene i capelli
per invitarla per l’ennesima volta
a ingoiare il suo cazzo, mi fa subito eccitare
di nuovo, e mi rituffo nei giochi.
Andiamo avanti per un bel
po’ ancora, chi più chi meno,
scopandola, inculandola, sborrandole dentro
e addosso, anche se sempre meno copiosamente,
come logico. Verso le 3 di notte siamo tutti
ormai esausti, tranne il 55enne Carmine,
talmente porco da non riuscire a smettere
di sbattersela:
-Dai, fai un po’ di
foto mentre finisco di sfondarle il culo,
a questa troia!!- mi dice, sudato fradicio,
mentre tiene Diletta ferma contro il tavolo,
a pancia sotto e a gambe divaricate, spingendole
il cazzo profondamente nel culo con un ritmo
ancora bello alto, facendo un gran rumore
e sculacciandola ogni tanto.Ma la foto che
scatto è l’ultima, prima di
esaurire lo spazio della memory card. E
anche noi, a quel punto siamo esauriti.
Ci salutiamo alla fine: per
me è tardissimo, e devo tornare a
casa e giustificarmi bene con mia moglie.
Diletta si riprende la macchina fotografica
e se ne va prima di noi. Il lunedì
successivo mi chiudo nel mio studio, a guardarmi
le foto che sono riuscito a tenermi: una
quarantina di scatti fantastici, dove Diletta
mi appare come una troia incredibile! Mi
affretto a stamparle e a spedire le stampe
a Tommaso, che il venerdi mi chiama per
ringraziarmi e per dirmi che quando voglio
lo rifacciamo!
SESTA
PARTE
Ormai mi sto abituando alla
situazione, finalmente. E la cosa mi piace:
sapere che ho una amica che non mi può
tradire, troia fino all’inverosimile,
con la quale posso dare sfogo a un sacco
di perversioni, visto che anche lei cerca
questo in me, è fantastico! Ogni
tanto mi ritrovo a riguardare le foto di
quella splendida serata, e mi vengono in
mente un milione di giochino proibiti. Ma
non ho il coraggio di proporglieli, sono
pur sempre un uomo piuttosto timido, tutto
sommato. Nella seconda metà di Marzo
io e Diletta usciamo di nuovo insieme. Le
serate cominciano a farsi meno fredde, e
la cosa non è male, per chi vuole
fare sesso e non ha un posto dove andare.
Così, dopo aver bevuto qualcosa in
un locale in centro, ci spostiamo in auto.
Lei mi spompina mentre guido, cercando un
posto dove fermarmi, e io le carezzo le
gambe avidamente, cercando con gusto il
bordo delle autoreggenti sotto la gonna
color sabbia.
-Vai in quel posto sotto la
ferrovia- mi suggerisce lei.
Giunto sul posto spengo l’auto,
mentre lei continua a spompinarmi generosamente,
accomodandosi meglio sul sedile per permettermi
di arrivare con le dita a scostarle il perizoma
e a stuzzicarle la fica e il buchetto del
culo. Siamo eccitatissimi entrambi, io accendo
la lucetta interna dell’auto per rendere
la cosa più eccitante, poi reclino
il sedile, spingendola indietro, allargandole
le gambe, e chinandomi su di lei per leccarle
la fica ormai ben bagnata. La scopo pesantemente,
con le sue gambe appoggiate al mio petto,
e mentre scopiamo mi accorgo che un’auto
si è fermata poco lontano: probabilmente
un’altra coppia. Le vengo dentro,
continuando poi a stantuffarla, per cercare
di far tornare duro il mio cazzo. Lei allora
cerca di mettersi su un fianco. La macchina
è scomoda e angusta come sempre,
ma la serata non è fredda, e forse
si starebbe meglio fuori. Apro i finestrini
ormai appannati, e mi accorgo che a qualche
metro di distanza ci sono due uomini che
ci stanno guardando, e che probabilmente
(nella penombra è difficile vedere
bene) si stanno anche masturbando. Io mi
blocco un attimo:
-Che c’è?- mi
chiede lei.
-Ci sono due uomini…..
- le dico
-Ma stanno venendo qui???-
-No, ma ci stanno guardando….-
-Beh, allora non fanno niente
di male. N |