| Quel luglio
ero davvero depresso. Per distrarmi decisi
di andarmene in campeggio per il fine settimana,
a prendere un po’ di sole, a rilassarmi
sulla spiaggia. Lì avrei sicuramente
incontrato qualche amico, poiché
di solito il campeggio è pieno di
ragazzi del giro.
Infatti, appena arrivato,
incontrai subito la mia amica Valeria, una
vecchia compagna di classe con cui c’era
stato anche un piccolo flirt qualche anno
prima: Valeria era una ragazza mora, belle
tette, un po’ robusta, ma molto intrigante
e – a detta di molti amici del liceo
– svelta a letto (io invece con lei
avevo avuto solo una piccola tresca, conclusasi
con una sega
liberatoria con cui le avevo riempito di
sborra
la maglietta che indossava). Valeria era
in campeggio con la cugina, Francesca, di
diciotto anni. Avevo già conosciuto
Francesca: bionda, magra, occhi chiari,
un viso pulito e simpatico, gambe snelle,
tettine adolescenziali. In costume poi era
una favola, tanto che tutto il giorno, in
spiaggia, dovetti stare sdraiato a pancia
sotto, visto il numero incredibile di erezioni
che la piccola Francesca mi provocava con
i suoi movimenti. Io cercavo di scovare
la forma dei capezzoli o lo spacco della
fica sotto la stoffa del costume di Francesca,
cercavo di convincerla a raccontare le sue
esperienze sessuali, ma lei si dimostrò
timida e reticente.
Valeria si accorse subito
che non riuscivo a staccare gli occhi di
dosso dalla cugina: la cosa sembrava infastidirla
anche perché Valeria era stata proprio
contenta di vedermi e si comportava in modo
piuttosto ambiguo con me. Evidentemente
quella vacanza con la cugina l’aveva
costretta ad una castità che non
doveva esserle gradita ed il mio arrivo
probabilmente rappresentava per lei l’occasione
di sfogarsi un po’…
Passammo tutto il giorno
in spiaggia: Valeria fece di tutto per attirare
su di sé la mia attenzione: prima
si tolse il pezzo di sopra del costume,
mostrando le sue belle tette ed i capezzoloni:
si capiva che la sua intenzione fosse quella
di mettersi al centro della scena giacché
il seno era tutto bianco rispetto all’abbronzatura
del corpo, dunque non era solita prendere
il sole in topless. Poi cominciò
ad abbassarsi sempre di più l’elastico
dello slip per abbronzarsi anche sul basso
ventre, fino a scoprire l’inizio del
pelo del pube. La cosa mi eccitava ancora
di più ed il mio cazzo era terribilmente
in tiro.
Sotto la doccia, di ritorno dal pomeriggio
in spiaggia, mi sparai una sega colossale.
La serata trascorse tranquillamente:
Valeria fu contenta di vedere che io ero
più attento a lei dopo i suoi sforzi
di distrarmi dalla cugina Francesca. Io,
infatti, pur continuando a considerare Francesca
un gran pezzo di fica, mi ero convinto che
tanto valeva concentrarsi sulla grande,
magari facendosi una bella scopata, piuttosto
che stare appresso alla cuginetta, con Valeria
che l’avrebbe senz’altro protetta,
per poi magari riuscire a estorcerle solo
qualche bacio.
La notte l’avrei passata
in tenda con le ragazze, che mi avevano
invitato a dormire nella loro canadese da
tre posti, avendo saputo che altrimenti
avrei dormito in spiaggia per non pagare
il prezzo del campeggio. Lì, senz’altro
avrei tentato un approccio con Valeria.
Dopo la cena, facemmo un
giro in paese, incontrammo qualche amico
del luogo, ci fumammo un paio di canne.
Francesca però non ci disse che era
la prima volta che si fumava una canna ed
iniziò ad accusare il colpo. La testa
le girava, si sentiva stanca, aveva gli
occhi rossi. Valeria era pur sempre responsabile
della cugina più piccola, così
decise di riportarla subito in tenda, anche
se era ancora presto. Io, ovviamente, tornai
in campeggio con le due ragazze, portando
sotto braccio Francesca.
Mettemmo a letto Francesca:
Valeria la spogliò premurosamente,
lasciandola con gli slip ed una mogliettina
nera. Poi, io e Valeria ci sedemmo un po’
più in là, in disparte e cominciammo
a trescare. Lei, però, non voleva
andare troppo oltre, lì all’aperto.
Mi permetteva solo di toccarle le tette,
temeva che qualcuno ci potesse vedere. Le
proposi di andarcene in spiaggia, ma lei
non voleva lasciare la cugina sola in quelle
condizioni. Allora le proposi di metterci
dentro la tenda, visto che Francesca dormiva
così pesantemente che non si sarebbe
accorta di nulla. Ma Valeria, anche se la
proposta l’aveva intrigata, non si
decise: se ne sarebbe riparlato domani.
Lei andò a dormire. Io, invece, rimasi
a passeggiare in giro tra le tende ed a
farmi un altro paio di cannette: dovevo
smaltire l’eccitazione prima di tornarmene
in tenda, altrimenti non avrei potuto prendere
sonno con quei due pezzi di carne sotto
la stessa tenda.
Dopo un’oretta me ne
tornai in tenda per dormire: Francesca dormiva
pesantemente da un lato, con gli slip e
la magliettina nera; Valeria era al centro
e dormiva con una lunga camicia da notte
bianca un po’ scollata, che lasciava
intravedere le generose forme. Io mi buttai
sull’altro lato della tenda. Era proprio
un peccato che non ero a contatto con la
piccola Francesca: mi avrebbe fatto piacere
strusciarmi un po’ su di lei ed approfittare
della notte per sbirciare un po’ tra
i suoi vestiti e tastarle le tette e la
fica.
La situazione in tenda era
la seguente: Francesca su un lato, Valeria
al centro ed io dall’atro lato: Francesca
era rivolta verso Valeria e Valeria verso
di lei, io, ovviamente le guardavo senza
riuscire a prendere sonno: soprattutto,
a distogliermi dal sonno, era il seno di
Francesca, adagiato su di un lato e coperto
solo dalla magliettina che le copriva giusto
i capezzoli. Inoltre, la maglietta era salita
durante la notte, cosicché la pancia
era scoperta e si vedeva bene lo slip violetto
che indossava. La luce soffusa permetteva
di riconoscere perfino i riccioli di pelo
al di sotto dello slippino. Io vedevo solo
lei, anzi solo le sue tette, il suo viso
angelico, le sue mutandine. Il mio cazzo
era di nuovo gonfio e mi faceva quasi male.
Trovai il coraggio di toccarmelo leggermente,
stando attento a non fare alcun tipo di
rumore che potesse svegliare le due ragazze.
Mi massaggiavo la cappella lentamente, aumentando
l’eccitazione. Pian piano cominciai
a muovermi più decisamente.
Ero troppo in tiro e decisi
di tentare l’intentabile: mentre con
la mano destra continuavo a massaggiarmi
la cappella, con la sinistra mi sporsi (sopra
il corpo di Valeria) per toccare le tette
di Francesca. Mi mossi con la maggiore delicatezza
possibile, eccitatissimo, controllando attentamente
che gli occhi di Francesca non dessero il
minimo segno di reazione. Arrivai alle tette
e le toccai: dapprima sfiorandole pianissimo,
poi con maggiore coraggio. Potei sentirne
il morbido piacevole del suo seno ed il
duro dei capezzoli.
Decisi di osare oltre: spostai
la mano verso il basso, verso la fica. Intanto,
il mio cazzo, così sporto com’ero
su Valeria che dormiva in mezzo, era arrivato
a poggiarsi sul culo di Valeria. Inoltre,
pensai tra me: «non appena sarò
venuto depositerò la sborra sul corpo
di Francesca!».
La mia mano arrivò
intanto sulla fica di Francesca che dormiva
sempre profondamente. Io, come sempre, controllavo
che i suoi occhi non dessero segno di risveglio.
Le toccai la fica: era morbida, calda. Spinsi
dapprima leggermente, poi con più
pressione. Il mio cazzo scoppiava, incredulo
di trovarsi in una situazione tanto pericolosa.
Stavo per sborrare, ma, aumentata la pressione
sul clitoride di Francesca, lei ebbe una
piccola reazione, si mosse, ansimò
nel sonno. La mia mano, ovviamente, si era
allontanata di scatto, pronta a fuggire
di fronte ad un possibile risveglio della
giovane biondina. Per fortuna non si era
svegliata, me l’ero proprio vista
brutta! Comunque decisi che per quella sera
avevo avuto la mia dose quotidiana di proibito
e continuai a masturbarmi senza tentare
nuove incursioni sul corpo della diciottenne
Francesca.
Ma avvenne l’incredibile:
Valeria allungò il suo braccio verso
Francesca, la sua mano si posò sulla
fica della cugina e riprese a massaggiarle
il clitoride, proprio come avevo fatto io
fino a pochi attimi prima: dunque lei aveva
visto tutto, dunque lei era sveglia, mi
aveva sentito masturbarmi dietro di lei
e mi aveva visto abusare della cugina! Eppure,
non solo era stata zitta, ma adesso riprendeva
il gioco in prima persona! Io approfittai
della situazione: sprimacciai violentemente
le tette di Valeria che sussultò
di piacere avvertendomi, poi le alzai la
lunga camicia da notte. Era senza mutande.
Le strusciai il cazzo rosso sulle chiappe
candide, poi in mezzo alle cosce completamente
umide. Lei proseguiva a spingere le sue
dita sul clitoride della cugina.
Infilai di forza il mio cazzo
nel buco del culo di Valeria. Lei non riuscì
a trattenere un urletto: probabilmente non
lo aveva mai preso nel culo. Francesca si
svegliò. Era stralunata e spossata:
trovò Valeria con gli occhi chiusi
che veniva inculata con violenza da me,
le mani della cugina che premevano con forza
sul suo clitoride. Era accaldata, bagnata
ed eccitata. Noi ci accorgemmo solo dopo
un po’ del risveglio della cuginetta,
ma non appena ciò avvenne non ci
lasciammo scappare l’occasione di
coinvolgerla nell’orgia.
Sfilai il cazzo
dal culo
di Valeria e, passatole sopra, mi avvicinai
a Francesca che assisteva senza capire a
quei movimenti. Valeria ormai aveva infilato
la mano sotto lo slip della cugina e la
aveva penetrata. Io mi posizionai sopra
Francesca ed il mio cazzo
finalmente scoppiò: la sborra scese
a fiotti caldi e filanti sul viso di Francesca,
sulla sua pancia, sulla maglietta nera che
indossava. Lei era sconvolta. Valeria invece
iniziò a leccare la sborra addosso
a Francesca, cominciando da quella depositatasi
sul viso e proseguendo con quella che le
bagnava il collo.
Decisi che avrei iniziato
Francesca al sesso: passai la lingua sulla
fichetta bagnata della diciottenne; lei
godeva, mentre Valeria le leccava i capezzoli
con avidità. Ci stava provando gusto,
anche se probabilmente era ancora stralunata,
in preda alla confusione.
Mi chiusi in quella leccata
di fica per alcuni minuti, senza sapere
cosa avvenisse tra le cuginette. Quando
la piccola venne, inondandomi la bocca di
umori, decisi di farmi ricambiare il favore
e, alzatomi, le ficcai il cazzo in bocca
fino in fondo. La stavo davvero strozzando!
Valeria mi leccò le palle, poi il
buco del culo, poi mi infilò un dito
in culo. Questo mi convinse definitivamente
a prendere Francesca. Sfilai l’uccello
gonfio dalla bocca della ragazzina che fece
un gran respiro, sembrò sollevata,
ma mi guardò con uno sguardo voglioso
ed arrapato. E lì la penetrai senza
alcuna remora per la sua verginità,
mentre Valeria continuava a farmi godere
nel culo. La diciottenne non trattenne l’urlo
di dolore, ma non si oppose alla penetrazione.
Poi Valeria le ficcò un dito in culo.
Io godevo molto, ma da quell’orgia
volevo di più: ficcai anch’io
un dito nel culo di Francesca. La poverina
ora si trovava con un cazzo in fica e due
dita nel culo: non poteva immaginare che
il dolore frammisto al piacere che provava
era solo l’anticamera della sua prima
inculata. Le sollevai le gambe snelle fino
a poggiarle sulle mie spalle: la vista del
suo pacco fu stupefacente; sia io che Valeria
ci trattenemmo a contemplarla! Quindi le
ficcai il cazzo nel buco del culo, bene
aperto dalla penetrazione precedente delle
nostre dita. Francesca la cuginetta per
bene, timida ed inesperta, aveva, in pochi
minuti, aperto tutti i suoi buchi! La penetravo
con colpi violenti che la facevano sballare.
Valeria approfittò della confusione
provocata alla cugina dalla penetrazione
anale per spalmarle la fica fradicia sul
viso, premendo con forza. Si poteva vedere
la scia di bava che Valeria lasciava sul
viso della cugina.
Stavo ancora per venire.
Lo dissi a Valeria che volle bersi la sborra.
Succhiò tutto, ma non fu egoista:
infatti non ingoiò lo sperma, bensì
lo tenne in bocca ed avvicinatasi a Francesca,
glielo svuotò tutto in bocca e sul
viso ancora bagnato degli umori di Valeria
ed arrossato dallo sfregamento della fica
di Valeria.
A quel punto ero spossato,
così mi adagia sul mio sacco a pelo.
Le due cugine mi diedero un’occhiata
interrogativa, poi si decisero a continuare
per conto loro, concedendosi un lungo 69.
Dopo un paio di minuti il
mio cazzo tornava a dare segni di vitalità,
di fronte allo splendido spettacolo che
davano le due ragazze. Volli prendere in
mano le chiappe sode della bellissima Francesca,
ficcarle il mio dito in fica assieme alla
lingua della cugina. Valeria, accortasi
della mia resurrezione, decise di prendere
in mano il gioco. Mi fece allargare le gambe,
poi sia lei che Francesca si sistemarono
a cavalcioni sulle mie cosce, cominciando
a strusciarsi avidamente. Le loro vagine
ormai aperte e morbide come burro caldo
scorrevano sulle mie cosce, sfregandosi
contro il pelo ispido delle gambe maschili
e la ruvida muscolatura, lasciando lunghi
rivoli di liquidi biancastri, caldi e viscidi.
Io impazzivo nello strizzare i loro capezzoli
con forza inusitata. Più strizzavo
i capezzoloni scuri di Valeria e le piccole
punte rosate di Francesca, più le
due cuginette si impegnavano nel cospargermi
dei loro succhi.
Francesca si fermò.
Valeria la guardò interrogativa.
La cuginetta si vergognava nel parlare così,
ma dichiarò: «Basta Vale, mi
fa male». Dentro di me sentii crescere
un orgoglio spropositato: non solo ero stato
protagonista di un’orgia da favola,
non solo mi ero inculato una diciottenne
vergine bellissima, desiderata da ogni maschio
degno di questo nome, ma la avevo ridotta
al limite della sopportazione! Valeria accarezzò
delicatamente i capelli sudati della cugina:
«Bene – le disse affettuosamente
– allora non ci resta altro da fare
che ricambiare ad Andrea il favore che ci
ha fatto stasera». Prese la testa
della cugina e la avvicinò al mio
pene eretto. Mentre la piccola Francesca
iniziava a spompinarmi,
seguendo il ritmo e le indicazioni della
più esperta cugina, Valeria mi leccava
le palle, la pancia, la base del membro.
Sborrai dentro la bocca di
Francesca. Lei trasalì nel sentire
gli schizzi contro il palato. Alzò
lo sguardo interrogativo verso Valeria,
ma la cugina la rassicurò: «Manda
giù tutto, devi imparare a riconoscerne
il sapore».
La mattina seguente, al risveglio,
preparai le mie cose, raccolsi sacco a pelo
e zaino e salutai le ragazze: «Ci
rivedremo?» domandai. Valeria si lasciò
scappare un sorriso ambiguo che valeva più
di mille parole; Francesca abbassò
lo sguardo a terra, poi alzò gli
occhi chiari, del colore del ghiaccio, mi
guardò profondamente, senza proferire
parola, seria.
Era cresciuta e mi ringraziava.
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