| Jenny suonò il campanello
senza neanche capire perchè lo stesse facendo.
Ha 17 anni, una famiglia normale
ed è inquieta come possono esserlo tutte
le ragazzine a quell'età. Non ha una bellezza
particolare, non ha la terza di seno e i grandi
occhi chiari che vede sui volti delle modelle
appese sui muri della metropolitana.
Fu lì che lo vide la prima
volta, alla sua fermata, mentre aspettava che
i vagoni aprissero le porte per farlo salire.
Jenny lo fissò a lungo, consapevole di
stare arrossendo solo guardandogli la schiena
e mosse i piedi solamente quando una donna grassa
dietro di lei la spinse con un borbottio seccato.
Camminò lentamente fino
al posto che occupava l'uomo e si sedette davanti
a lui. L'uomo scese alla sua fermata e
Jenny gli andò dietro silenziosamente,
seguendolo mentre imboccava vie e scivolava in
piazze buie illuminate solo ai lampioni arancioni.
Jenny lo seguì finchè
non lo vide entrare in un portone privato. Sgusciò
fino al campanello e lesse il nome sopra. Uno
solo. Quindi non era sposato.
Ma se anche fosse, avrebbe fatto
differenza? Ora sta suonando a quel campanello, torcendosi le mani per l'agitazione,
dondolando sui talloni e cercando di respirare:
i polmoni sembravano inspiegabilmente collassati
su se stessi.
L'uomo che le aprì la guardò
interrogativo. Ma non era quella ragazzina che
vedeva sulla metro ogni giorno? Quella che lo
fissava sempre. L'aveva seguito? Jenny teneva in mano uno zainetto, segno che era appena uscita
da scuola. "Sì?" domandò
gentilmente appoggiandosi allo stipite della posta
e aspettando che si decidesse ad aprire bocca.
Sapeva quello che stava per dirgli.
O almeno, credeva di saperlo.
Le lentiggini sparse sul naso la
rendevano molto carina, pensò scrutandola
da capo a piedi, le stesse lentiggini che Jenny
odiava e malediceva ogni mattina.
"Posso entrare?" mormorò
rossa in volto.
Lui la scrutò un'altra volta
e poi si spostò, lasciandola passare. Aveva
sempre quello sguardo, quando lo studiava credendo
che non se ne accorgesse.
Jenny restò in piedi nel
salone imbambolata, finchè un 'accomodati'
non la fece riprendere. Si mise seduta con la
zaino sulle ginocchia e si diede della pazza.
"Io vorrei.." L'uomo osservò le varie
tonalità di colore che si alternarono sul
suo viso ma non disse nulla.
"Io la vedo sempre... e ..."
si interruppe nuovamente "no, non importa.
Lasci perdere". Si alzò in fretta,
rimettendosi lo zaino in spalla quando restò
bloccata.
L'uomo si era alzato a sua volta
e la fissava con un mezzo sorriso: le prese una
mano e la attirò vicino a lui. "Lo
so che vuoi" le disse baciandole il polso
affrettato.
Lo sa... come lo sa? Come lo ha
capito? Si domandò mentre quei baci lievi
le facevano tremare il braccio e la rendevano
debole. La attirò ancora più vicino
mentre Jenny si sforzava di rimanere in piedi.
Baci lenti che scendevano sul seno,
sopra la divisa, perchè accidenti ai suoi,
l'avevano mandata in quella scuola privata esclusivamente
femminile, dove non c'era l'ombra di un ragazzo!
Ora cado, pensò sentendo
le gambe deboli. La stava accarezzando lungo la
schiena mentre la baciava. Bastava solo quel bacio
a farla bene, che altro poteva esserci di più
bello?
Le mani del suo compagno risalirono
le cosce e si infilarono sotto la gonna fino ad
arrivare alle mutandine. Che fa? Si domandò
allarmata e del tutto impreparata. Lei era venuta
a dirgli che le piaceva, non pensava... a questo!
Con un gesto brusco gliele tirò
giù, mentre Jenny gemeva di sorpresa e
di paura.
Gliele tolse ma non la toccò.
Ora urlo! Si sentiva libera, era una sensazione
talmente eccitante da toglierle il fiato. Le slacciò
la camicetta e le baciò seno coperto dal
pizzo bianco mentre lei non sapeva cosa fare e
dove mettere le mani. Era troppo concentrata sul
piacere che le stava procurando, non pensava di
doverlo ricambiare in qualche modo. Leccò
i capezzoli rosati, una mano risaliva la coscia.
L'interno era morbido e caldo, il solco fra le
natiche si schiuse facilmente rivelando il tesoro
nascosto. Sentiva qualcosa uscire da lei, qualcosa
che la fece arrossire e ansimare all'improvviso.
Le alzò la gonna facendola
sussultare. Si abbassò a baciarle il ventre
nudo e teso mentre una sensazione di smarrimento
e confusione mai provata prima si impossessava
di lei. Quando le aprì una gamba e la toccò
con la lingua, gridò per la sorpresa. L'uomo
giocò con i glutei sodi e piccoli mentre
spingeva la lingua nella fessura bagnata e stretta,
sentendola tremare come una foglia. Sorrise continuando
a leccare gli umori dolci che sprigionava abbondantemente.
Era sicuramente vergine.
Quel pensiero gli causò
un'erezione marmorea: sentirla gemere in quel
modo era eccitante, ma si poteva fare di meglio.
"Mi devo sedere.." Singhiozzò
con gli occhi inumiditi di lacrime tanto era il
piacere che provava. Dopo un secondo si ritrovò
stesa sul divano, le gambe divaricate e la bocca
dell'uomo che continuava ad esplorarla famelico.
Il pensiero che fosse vergine e
gli si stesse offrendo in quel modo, lo mandò
in estasi. Insistette fra le pieghe rosate mentre
un dito sfiorava il forellino rosa e si spingeva
dentro. La sentì gridare con la voce strozzata
quando la penetrò con un dito, la vide
agitarsi e tendersi e la cosa lo incoraggiò
a continuare. Lo mosse avanti e indietro, prendendo
il clitoride fra le labbra e mordendolo appena.
Un lungo gemito e un fiume incandescente gli riempì
la bocca.
Le gambe della ragazza giacevano
aperte ai lati del suo collo, la pelle era umida
e tremante.
"Ti piace?"
"Sì.." Singhiozzò
nascondendosi il viso fra le braccia "ancora...
ti prego, fammelo ancora!"
L'uomo osservava tutte le sue espressioni,
mente le sfiorava le labbra spalancate in un grido
muto con le dita, premendole e facendola gemere
e ritrarre. Jenny si tirò indietro, ma
lui l'afferrò saldamente e la costrinse
ad una penetrazione profonda che le strappò
grida così roche ed eccitate da farlo uscire
di testa. "E' solo l'inizio. Tra un pò
urlerai, ti sembrerà di morire ma non sarà
così" ripetè uscendo da lei
e chiudendole le gambe che immediatamente si riaprirono.
Il corpo non le apparteneva più.
La prese in braccio portandola
nella camera da letto e gettandola sul materasso
ancora caldo del suo precedente sonno. Jenny si
lasciava spogliare come una bambolina, offuscata
dal sesso e dal piacere, capendo solo i baci che
le stava dando mentre lo faceva e il dolore leggero
che provava quando si toccava. Quando l'aveva
penetrata con le dita, si era sentita violata
nel profondo.
L'uomo si sdraiò nudo su
di lei e Jenny si riprese. "No.. no.. no,
per favore. Non voglio, la prego"
La ragazzina era spaventata e vogliosa...
tutto le gridava di lasciarlo fare. Perchè
no? Dopotutto lo voleva!
L'uomo toccò la carne calde delle gambe
facendola sussultare impaurita.
"No, la prego.." continuava
a mormorare mentre la toccava con le dita e quel
ghigno sul viso la spaventava ed eccitava.
Sentì le cosce aprirsi bruscamente
mentre la tirava verso di lui, in ginocchio fra
le sue gambe e la guardava eccitato dalla sua
paura, dalla ritrosia. Posò le mani ai
lati del suo corpo, la ragazza tremava alla vista
del suo membro eretto e voglioso. Con calma si
lecco un dito e lo strusciò sull'apertura
già abbondantemente irrorata. Era gonfia
e si stava spalancando alla sua invasione. Lo
appoggiò sulla fessura mentre lei si copriva
il volto con le braccia e gemeva aspettando.
"Sei pronta?" le chiese
alzandosi leggermente sulle ginocchia.
"No.." continuava a singhiozzare
mentre si ritraeva spaventata, sul punto di scoppiare
in lacrime.
Le afferrò le ginocchia
morbide, costringendola ad aprire nuovamente le
gambe e la tirò contro di se. Poteva sentire
i glutei della ragazza adagiati sulle sue cosce,
era una bella sensazione. Portò di nuovo
il membro al livello della fessura e spinse leggermente.
La carne si dilatò, arrendevole, permettendogli
di entrare di qualche centimetro.
Un grido di sorpresa eruppe da
lei che non cercava neanche di opporsi al suo
bramato stupratore: la punta calda e morbida era
troppo invitante. Con lentezza lo spinse dentro
e tirò il bacino della ragazza contro di
se: Jenny cercava di trattenere le grida ma non
ci riusciva se continuava a spingere in quel modo.
Lo sentì mormorare qualcosa, qualcosa come
'ancora un pò' e subito dopo un dolore
maggiore la aggredì. Dolore mescolato a
scaglie di piacere che si sommavano ad ogni istante.
Si mosse per farlo uscire, inconsapevole che c'era
ancora molta strada da fare, prima che potesse
prenderla del tutto. Era una sensazione strana,
inclassificabile. La sentiva muoversi, la carne
rovente attorno al suo membro; spinse un altro
pò, massaggiandole la pancia, premendo
e scatenando una reazione violenta in lei: Jenny
dovette affondare la faccia nel cuscino per smorzare
le urla che le salivano alla gola.
"Basta basta!" urlò
con gli occhi lucidi, non riuscendo a sopportare
il piacere "mi fa male, basta"
"Rilassati" mormorò
afferrandola meglio e affondando di colpo, spezzando
la sottile membrana e riducendola ad un ricordo
vago.
Jenny non riuscì neanche
ad urlare mentre spingeva fino in fondo e la prendeva
del tutto "non ti opporre lascialo entrare"
le suggerì con voce roca ed eccitata guardando
fra le sue gambe. Il sangue gli bagnava la pelle
arrossata del pene eccitandolo e costringendolo
ad entrare nuovamente mentre lei urlava e si agitava.
Le sue urla gli riempivano la testa obbligandolo
a muoversi: le chiuse le gambe portandole su una
spalla e spinse di nuovo.
Jenny gridava sempre di più,
sentendosi penetrata a quel modo. Così
era più bello, le piaceva, lo sentiva tutto
dentro di lei!
La carne era umida e scivolosa
di umori e sangue, non capiva più nulla
di quello che stava succedendo: esisteva solo
quel piacere in fondo al suo corpo che stava aumentando.
Lui sentì le lievi contrazioni e le aprì
le gambe di scatto, affondando in lei e spingendo
più forte "stai per venire, piccola
mia? Grida, continua a gridare" la blandiva
mentre si sforzava, mentre cercava di resistere
per non venire prima di lei.
La ragazza cercò di toccarlo
ma era troppo lontano; il membro duro era l'unica
parte di lui che la toccasse "Ti prego...
ti prego.." lo implorava senza sapere cosa
chiedere.
"Cosa vuoi piccola mia, vuoi
altro piacere?" le disse muovendolo dentro
e facendola urlare.
"Che mi sta facendo... dio...ah
ah" urlava tentando di afferrarlo con le
gambe.
Lo strinse attorno alla vita mentre
le massaggiava il seno, tirandole leggermente
i capezzoli con i denti e le dita. Prese un ritmo
che la fece urlare a squarciagola.
"Ancora ancora" urlava mentre usciva
quasi completamente da lei e spingeva fondo con
forza.
Jenny si aggrappò alle lenzuola piangendo,
incapace di fermarlo o di far cessare quel piacere
che la stava sopraffacendo.
Le contrazioni erano sempre più dolorose
e frequenti. Sta venendo, pensò per un
breve secondo, sentendosi stritolare. La ragazza
urlava senza più fiato mentre getti caldi
di sperma le riempivano il ventre e la stimolavano
ancora. Si afflosciò sul letto con la testa
svuotata, calore e gelo si alternavano nel suo
corpo facendola ansimare, mentre il suo amante
si sdraiava accanto e lei e la guardava con un
misto di tenerezza e affetto che lo aggrediva
sempre dopo aver avuto un rapporto. Si sentiva
ubriaco di quella innocente purezza. Allungò
una mano e le sfiorò una guancia bollente.
"Torni anche domani?"
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