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Sento le sue mani, leggere come farfalle, rincorrersi lungo la mia schiena. Prima salgono veloci, poi ricominciano a scendere piano piano. E’ una sensazione sottile, piacevole e fastidiosa. E’ come se un esercito di formiche marciasse lungo la mia spina dorsale.
Ma so come farle smettere, come spezzare le ali a quelle due farfalle birichine. Inarco la schiena, sento le mie reni diventare flessuose, aumento la profondità, l’intensità, la frequenza. Ecco, le farfalle sono scomparse. Le sue mani ora sono ferme, appoggiate sulle mie spalle come esseri inanimati. Il punto di non ritorno è stato superato.
Ricominciano a muoversi, velocemente, sono aperte. Sento il loro palmo accarezzarmi quasi con prepotenza, con violenza. Mi sembra di ritornare bambino, ricordano le mani di mia madre quando mi torturava nella vasca da bagno. D’improvviso si fanno cattive. Si fermano un istante, poi si inarcano. Sento distintamente la leggera pressione di dieci unghie sulle mie spalle. Come un generale, la mia schiena è pronta alla battaglia. L’ordine è perentorio: alzare il ritmo. Obbedisco.
E’ un attimo: lei incomincia a tirarmi a sé, sento le sue unghie affondare nella carne, sento la mia schiena urlare. Ecco, ora le sue mani sono dentro di me. Si muovono, attraversano le mie spalle e poi corrono verso il basso, con foga, quasi con rabbia. Sono come aratri che preparano il mio corpo alla semina.
Improvvisa arriva la sua resa: la sento tremare, le sue gambe mi avvolgono i fianchi e le sue braccia si chiudono in un tenero abbraccio. Ma sono lì, posso contarli uno per uno: questa volta otto, quattro per parte. Otto graffi sulla mia schiena, figli del suo piacere, padri del mio.
Mi sento vivo; nell’attimo esatto in cui piacere e dolore si fondono in un’unica emozione, io mi sento, ho consapevolezza di me stesso.
Quando riapro gli occhi, lei è lì. Dorme beata, tranquilla, sorride accoccolata vicino a me. Non immagina, non può sapere. Porto la mia mano sulla spalla, piano, per non svegliarla, quasi non respiro. Eccoli. Uno, due, tre, quattro. Dall’altra parte, sono sicuro, i loro gemelli. Sono la prova che è stato un bel sogno.
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