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Fotoracconti erotici

Soluzione di ripiego
di Valentina Suazo

Lui non è il mio dentista di fiducia, è solo un ripiego di emergenza. Non lo conosco affatto, se non per una breve presentazione formale e la descrizione sintetica del doloroso ascesso che mi ha spinta nel suo studio. Però mi eccita, forse proprio per questo. Neanche lui mi conosce, forse solo quel poco per pensare che sono un’altra paziente o magari un’altra fica di passaggio.

Soluzione di ripiego - Fotoracconto di Valentina Suazo
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Soluzione di ripiego - Fotoracconto di Valentina Suazo
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Così mentre sono seduta sulla poltrona, seguo i suoi movimenti asettici e professionali. Un po’ mi agito, per via di tutto quel traffico di strumenti e aggeggi strani che inevitabilmente finiranno nella mia bocca e un poco mi eccito al tocco delle sue dita guantate che frugano e armeggiano nel mio cavo orale. Non lo conosco, e proprio questo mi lancia un fremito tra le gambe. L’attività delle sue dita all’interno della mia bocca non sembra una cura, piuttosto una deflorazione.

Soluzione di ripiego - Fotoracconto di Valentina Suazo
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Soluzione di ripiego - Fotoracconto di Valentina Suazo
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Adesso ne conosce la profondità, l’ampiezza, l’abbondanza della salivazione, il calore avvolgente e morbido, mentre io sono sdraiata quasi sul verde sfumato della poltrona, coperta da una tovaglietta della stessa tinta che protegge il bianco immacolato della mia camicetta, occulta la forma dei miei seni che seguono il ritmo del respiro. Cerco di non guardarlo negli occhi, per evitargli l’imbarazzo di scoprire che so cosa sta guardando, in fondo lo capisco. La gonna è troppo corta, le mie gambe troppo lunghe per evitare che la posizione lasci ampi spazi al suo sguardo.

Soluzione di ripiego - Fotoracconto di Valentina Suazo
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Continua ad armeggiare nella mia bocca, con le dita, con qualche strumento, quasi senza sosta. Io non provo dolore, solo una certa stanchezza, un indolenzimento della mascella che non posso chiudere, e allo stesso tempo una specie di calore vischioso all’interno delle cosce che mi fa pentire di avere optato per un paio di collant troppo pesante. So cosa vuol dire. Inizio ad aver voglia, e spero che lui se ne accorga, dopo tutto. Magari sentendo il mio odore, come un’animale, oppure approfittando della situazione, come un uomo.

Soluzione di ripiego - Fotoracconto di Valentina Suazo
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Mi muovo un po’, per attirare la sua attenzione sulle mie gambe, per dare un poco di respiro alle mie cosce che bruciano. Ho caldo. Ho voglia. E se potessi parlare gli direi di prendermi, subito! Ma non posso dire nemmeno una parola, ho la bocca asciutta, intorpidita e gonfia. Lui mi infila due tamponi cilindrici di ovatta sterile sotto il labbro superiore e con l’indice li spinge più indietro, lungo la linea delle gengive. Così, se anche volessi non potrei neanche urlare, tantomeno sperare che gli venga in mente di lasciarsi fare un pompino.

Soluzione di ripiego - Fotoracconto di Valentina Suazo
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Mi sento bruciare. Afferro con le dita i bordi della poltrona, tanto per scaricare un poco di tensione in quella stretta, per impedirmi di toccarmi i seni in un gesto lascivo, di infilare le dita sotto la gonna e carezzarmi piano. Lui non dice niente, prosegue il suo lavoro che sembra ormai quasi alla fine, ma io non mi arrendo. Se fosse il mio medico, se mi conoscesse come altri mi conoscono forse staremmo già scopando, ma non è cosi. E comincia a diventare frustrante. Sembra che abbia intenzione di lasciarmi così, con la bocca aperta e deformata, mentre si aggira per la stanza cercando qualcosa.

Soluzione di ripiego - Fotoracconto di Valentina Suazo
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Lo seguo con gli occhi, continuando a tenere le mani saldamente ancorate alla poltrona, torna indietro, mi gira intorno, si ferma. Posso vederlo bene ora che mi è di fronte e pare un poco confuso, stupito, perché io ho aperto le gambe e l’ho sorpreso a guardarci in mezzo. Si, dottore – vorrei dirgli – è la mia fica che vedi. Prendila. Però non mi sembra il tipo da saltarmi addosso così, sbandierando un’erezione potente e distruttiva. Ad ogni modo, non posso parlare. Ma intuisco che ha capito qualcosa dal modo in cui continua a guardare dritto al centro delle mie gambe, sotto la gonna che ormai mi arriva alla cintola.

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Si avvicina di un passo, mi sfiora le caviglie con un tocco leggero che risale lungo il ginocchio, sulle cosce. Io stringo ancora di più le dita attorno al bordo del sedile, quasi mi fanno male, mentre lui mi allarga le gambe trascinandomi lungo la poltrona. Si sfila i guanti e mi accarezza di nuovo. Stavolta sento il calore delle sue mani arrivare alla mia pelle attraverso il fruscio delle calze sotto le sue dita. Non riesco a muovermi più, vorrei aiutarlo a spogliarmi, ad entrarmi dentro, ma non riesco. Resto ferma, chiudo gli occhi. Mi godo la sensazione di essere toccata, quasi senza respirare.

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Il suo modo di toccarmi è delicato, dolce, privo di fretta. Indugia a lungo sulla cucitura del collant, sulla superficie increspata del rinforzo da cui certamente vede le mie mutandine, intuisce il folto pelo scuro della mia fica bagnata, e proprio questo sembra attrarlo: la traccia di umori che sto abbondantemente versando sul pizzo sottile degli slip Penso che ne senta il calore, ne percepisca l’odore, come io sto sentendo la pressione delle sue dita che aumenta di intensità, che cerca di oltrepassare quella barriera non sapendo come infrangerla.

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Sento le sue dita tentare di farsi strada attraverso il tessuto delle calze, sondarne la resistenza per scoprire un varco che gli permetta di raggiungermi. Io sono lì, ancora immobile e frastornata dall’eccitazione che mi scuote e mi bagna. La mia fica è lì ad un centimetro, pulsante, in attesa, fremente di voglia. Sento uno strappo, un sibilo. E’ il suo indice che scorre lungo la cucitura del collant, quasi avesse una lametta al posto dell’unghia. Il tessuto si sfalda, si lacera sotto la spinta delle sue dita che si aprono piano la strada scostandone i bordi, mettendo da parte il triangolo di pizzo degli slip.

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Il suo respiro caldo è come un soffio in mezzo alle mie cosce, la punta della sua lingua è come una carezza mentre assaggia la mia fica, lecca avida il clitoride. Mi infila dentro un dito, quasi volesse aiutare i miei umori ad uscire fuori, lo sento scavare, ritornare indietro, estrarre dal mio interno un orgasmo che non posso urlare perché ho la mascella bloccata, la gola secca e insensibile. Finalmente godo, piantando le unghie nella poltrona verde cui sono rimasta ancorata tutto il tempo, scalciando nervosa sulla sua schiena china su di me per costringerlo ad avvicinarsi ancora di più.

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