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Forse non lo sai ma pure questo è amore
di Kamicina
«Oh sì, lì sì... lì mi fa impazzire» - rantoli.
Lo so che ti fa impazzire, sarà il millesimo bocchino che ti faccio. E usciamo da soli sei mesi, questo è il bello.
Il filetto... che ogni volta che ci passo sopra la lingua, non posso fare a meno di pensare al filetto al pepe verde... e a quel primo moroso, il primo nel vero senso del termine, che mi mise in ginocchio sul pavimento del bagno e mi disse: «guarda, ti insegno: leccami bene tutta l'asta, e poi, qui, stuzzicami qui, sul filetto...».
Perciò, da allora, filetto sia.
Ma non solo. Ti circondo la cappella con le labbra, mentre la lingua ti solletica su e giù la fessura a recuperare quelle due-tre goccine di sperma rimaste lì a coagulare da chissà quanto. Nel frattempo la mano ti sta segando con grande, crescente dolcezza, ma non manco di farti sentire tutta la mia pressione, e se stacco la bocca dalla punta del cazzo è solo per passarti la lingua su e giù per tutta la lunghezza del membro, fino a succhiarti le palle, che è cosa abbastanza nuova per me ma di sicura efficacia. E mentre lo faccio, non ti credere che io abbia dimenticato di occuparmi della tua cappella, che sta lì rossa e vogliosa e mi guarda, e allora la strofino delicatamente con le dita come a dirle: arrivo, poi butto fuori tutta l'aria dai polmoni e risalgo a ingoiarti con una certa avidità, cercando di inserire quanto più cazzo è possibile nella mia bocca, che lo so che tutti aspirano a infilarlo completamente, fino alla base, praticamente, ma se dovessi dire che è cosa semplice mentirei. Sto attenta a nascondere i denti sotto le labbra, che non voglio farti del male, e anche qui non posso fare a meno di pensare alla povera vecchina senza denti, quel giochino che facevamo da bambini ritirando le labbra in bocca e cercando di imitare una nonnina ottantenne che cerca di parlare, e quando proprio sono più ispirata cerco di immaginarmi come dev'essere farsi fare un pompino da una vecchia sdentata, e quando sono proprio al massimo dell'euforia mi immagino io, a novant'anni, che faccio bocchini senza alcun ostacolo dentale.
Basta così. Se no parto a ridere, e per la delicata autostima maschile non dev'essere proprio il massimo.
Torniamo a te. A te che sei sprofondato sul divano a occhi chiusi, estaticamente perso, completamente preso da questo mio lavoro di fino.
Cerco di decelerare leggermente il ritmo, perché mi piace vedere che te lo stai godendo proprio tutto, vorrei che durasse molto, molto di più, ma le mie mani si muovono da sole e anche la lingua si sta spalmando con così tanta precisione e saliva sotto il tuo uccello e a lato e poi sopra e poi di nuovo giù, che la mia bocca è diventata una caverna così accogliente, umida e vorticosa, è un peccato anche smettere... le mascelle indolenzite mi chiedono una pausa ma io mi sono incapponita a farti esplodere... e la mia mano su e giù, che accelera senza strappi, che neanche te ne accorgi, come in macchina quando uno guida veramente bene, che manco te ne accorgi, della velocità che stai facendo... mi rimane giusto il tempo per arrampicarmi a tirarti un capezzolo, e mentre lo faccio, stringo di più alla base del cazzo, affondo con golosità la bocca, sento sotto il palmo come un brivido, un irrigidimento delle vene, la cappella si fa più ritta e io non le concedo tregua, la succhio forte con le labbra, su e giù con il polso che dai che anche per 'sta settimana mi sto facendo gli avambracci, posso anche non andare in palestra, lecco sempre più velocemente tutt'attorno, mugolo anche, che è chiaro che è un mugolìo di convenienza ma so che ti piace, e quando sento arrivare il primo getto sei mio, non ti mollo un secondo, te lo succhio talmente tanto che sembra che ti stia tirando fuori lo sperma dai vasi come un'idrovora, e tu non devi fare niente, sono io che sto bevendo da te come se tu fossi un succo di frutta in brik.
E parti con i tuoi «no, no, oddio no...» che m'ha sempre stranito, ti dirò, il fatto che tu goda dicendo «no...» anziché «sì, sì...», come se il tuo corpo si sentisse in colpa o rifiutasse, o come se tu stessi allontanando da te la sensazione di piacere, o come se tu fossi già pentito d'aver raggiunto l'acme, e boh, ce ne sarebbe abbastanza per una decina d'anni di analisi, ma grazie a Dio credo che la nostra storia finirà mooolto prima.
«Oh... oh no.. oh mio Dio...» - borbotti mentre cerchi di allungare una mano per carezzarmi la testa, ma non ci arrivi e quindi ti accasci sul divano, vinto, con le mani sulla faccia, mentre l'uccello mi regala un ultimo sussulto e poi ti muore sulla coscia sinistra.
«Oh... dio... oh...».
La tua ripresa sarà lunga, perciò intanto finisco di leccarmi lo sperma dalle labbra e mi dedico a un auto-massaggino polpaccio-ginocchia per riattivare la circolazione delle mie gambe, maledetto il tuo pavimento di coccio fiorentino...
«No!»
Oddio! Cosa c'è?
«No! Le repliche del Drive In! Maronna, che bello! Mi divertivo un sacco! Lo vedevi mai? As-fidanken? As As...»
E raccatti il telecomando per alzare il volume.
Sì, signori, e soprattutto signore. As-fidanken. Chi, dopo un bocchino da fata, si sia sentita imitare Gianfranco D'Angelo con As-fidanken per almeno un quarto d'ora, può capire di cosa sto parlando. A chi non è mai capitato, beh, godetevi la vita perché è bella, ma io non ci giurerei.
Così, nella coccola finale del dopo-orgasmo, nelle carezzine stanche sopra la testa e sul pancino (e io non sono mica venuta, eh, sia chiaro, che “venuto te venuti tutti”, mi raccomando, eh! fanculo te e il Drive In), a un certo punto mi risollevo, ti guardo fissa negli occhioni e ti dico, seria: «Senti, ma... se la smettessimo di far roba, io e te, e restassimo amici? Facciamo ancora in tempo, no?».
Il tuo sguardo, sinceramente addolorato. I tuoi occhi da Bambi che ha appena perso la mamma.
«Ma, amore, perché?»
Dio. Forse perché non mi fai venire mai? Per esempio?!
Ma come si fa a resistere a uno sguardo da cucciolo così.
«Ma no, niente, dicevo per dire. Scherzavo, dai. Guarda, Zuzzurro e Gaspare...»
Ti ringalluzzisci e cominci a scimmiottare «ce l'ho qui, la brioche...», e Dio cos'ho fatto di male, che forse nella vita precedente ero uno dei Romani che inchiodava Gesù alla croce?! mi volto di lato giusto per non sbadigliarti in faccia che non è educazione, e mentre penso già a che cosa dovrò fare domani mattina, parte la pubblicità.
Italia...
Uno! |