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Racconti Erotici
BigShots - Il Nuovo Forum

Natalie Imbruglia e le calde vacanze australiane
di Antonio

Sono su di una spiaggia australiana. E’ una splendida giornata di sole ed i gabbiani cantano nell’aria. La sabbia è bianchissima e fine. Io mi abbronzo steso in riva al mare, mentre le onde si infrangono sulla battigia con il loro scroscio regolare. Intanto che il mio torace scultoreo, le mie gambe forti ed i miei bicipiti vigorosi s’indorano, mi guardo attorno. La spiaggia è affollatissima e c’è parecchia carne al fuoco. Alcune ragazze sono davvero carine. Mi sto godendo il culo di una brasiliana, quando mi passa davanti un grandissimo pezzo di fica. E’ piuttosto bassa, di circa ventotto anni. Ha capelli castani scuri, lisci, tagliati alla base del capo. Porta un bikini rosa, che mette in risalto un fisico snello, un bel culetto sodo ed un grazioso paio di tette alte e tornite. La riconosco: è Natalie Imbruglia!

Natalie entra in acqua e s’immerge presto fino al collo, iniziando a battere il crawl. La seguo con lo sguardo allontanarsi dalla riva. Ritorno a fissare il culo della brasiliana. Immerso nella contemplazione di quelle natiche, sento d’improvviso delle urla. Guardo verso il mare. Natalie, piuttosto al largo, si sta sbracciando e grida spaventata. A pochi metri da lei scorgo la pinna di uno squalo. Anche l’anziano bagnino di fianco a me ha realizzato la situazione. E’ però un vecchietto e non può far niente. "Ha una fiocina!?" gli grido. Lui corre verso la torretta e ne scende con una maschera ed un fucile subacqueo con arpioni esplosivi. Me li consegna. Io indosso la maschera, impugno l’arma, mi butto in acqua e comincio a nuotare il più velocemente possibile in direzione di Natalie. Natalie grida ancora. "Aiuto, aiuto!" Mi sforzo di muovere braccia e gambe più velocemente. Lo squalo le sta girando intorno. Natalie finalmente mi nota. "Salvami, ti prego!" "Tranquilla" le dico. "Ti difendo io: non muoverti!" La Imbruglia cerca di restare immobile. Io sono ormai a pochi metri dallo squalo, che nuota in superficie. Cerco di prendere la mira, ma non è facile. Devo agire in fretta. Mi immergo sotto la superficie e tento di puntare verso il terribile capo del pescecane. Premo il grilletto e l’arpione si proietta fuori dal fucile. Il dardo esplosivo taglia l’acqua a velocità impressionante ed impatta contro le branchie dell’animale. Esplode, sollevando una grossa ondata. Si ode uno spaventoso fracasso, poi si vedono volare per aria brandelli di carne del pescecane. L’acqua si tinge di rosso. Natalie grida per lo schifo. Quando cessa il trambusto, mi avvicino alla cantante con poche bracciate, dicendole di stare tranquilla. Lei mi ringrazia trattenendo a stento i singhiozzi. La aiuto a tornare a riva. Qui si è radunato un capannello di gente che mi applaude. Io, senza degnarli di uno sguardo, riconsegno maschera e fucile al bagnino e concentro la mia attenzione su Natalie. "Tutto bene?" le chiedo, recuperando due lettini su cui stenderci. "Sì, tutto bene, non ti preoccupare, è stato solo un grosso spavento..." mi fa, abbozzando un sorriso. "Sei stato fantastico..." "Figurati..." mi schermisco. "Come mai sei qui? Ti godi un po’ di vacanza?" le chiedo. "Sì, mi riposo per un paio di giorni, poi ho una tournée." "Ti devo confessare che sei la mia cantante preferita. Le tue canzoni hanno qualcosa di speciale, un sound innovativo. Sei grande!" Lei sorride compiaciuta. Iniziamo a parlare di musica. Mentre proseguiamo nella conversazione, non posso fare a meno di trovarla sempre più simpatica. Capisco che anche lei prova le stesse cose. Più tardi le offro il pranzo. Mentre divoro un hamburger farcito, carico di ketchup e maionese, la fisso da capo a piedi: il mio sguardo scorre sulle sue gambe tornite, sulla sua vita esile, sui suoi seni tondi, i cui capezzoli aguzzi traspaiono dal costume bagnato.

Negli slip il cazzo mi si solleva con prepotenza. Nel pomeriggio stiamo ancora in spiaggia, poi organizziamo una partita a beachvolley con alcuni ragazzi che prendono il sole di fianco a noi. Verso le sei e mezza, Natalie mi dice che deve andarsene. La accompagno verso la cabina. Quando arriviamo davanti alla porta io sto per salutarla che lei mi blocca. "Non vorresti entrare un attimo?" mi dice. Io quasi non ci credo. Lei apre la porta e mi fa entrare, poi richiude. Io rimango a bocca aperta. "Coraggio..." mi dice la Imbruglia, sorridendo. A quel punto la prendo per la vita e la tiro a me, cacciandole la lingua in bocca. Iniziamo a limonare come selvaggi. Intanto le slaccio il reggiseno e corro con le mani ad agguantarle le tette. La pelle è fresca e umida. Con i pollici prendo a stuzzicarle i capezzoli, che rapidamente diventano duri come chiodi sotto il mio tocco esperto. Smetto di baciarla e scendo con il capo a leccarle quelle bocce divine: la mia bocca si riempie di sapore salmastro. Natalie ansima per il piacere. Dopo che le ho ricoperto il petto di saliva, lei mi scosta delicatamente la faccia e mi sorride. Mi guarda con una espressione da porca e si sfila gli slip. Fra le sue gambe si disegna una striscia di pelo scuro. Il cazzo mi si è fatto pesante come un macigno. Mi inginocchio davanti alla cantante e con consumata perizia inizio a slinguazzarle la passera. E’ tutto un crescendo di mugugnii e gridolini. "Sei fantastico, magnifico, sì, dai, così..." mi dice, prendendomi per i capelli. "Ancora, ancora..." Finché il suo orgasmo caldo non mi cola in abbondanza sulla lingua.

La Imbruglia mugola soddisfatta, mentre sul suo viso si disegna un’espressione di sommo piacere. Mi rialzo. Mi libero del costume e la mazza mi si erge famelica fra le gambe, più dura di un tronco d’abete. Inchiodo Natalie contro il muro e con dolcezza la penetro, facendola gemere nuovamente. Comincio a trapanarla con foga crescente, mentre con le mani torno ad agguantare i suoi cocomeri. La mia clava la infilza senza pietà. "Ah, sei uno stallone... Grandissimo... Di più..." mi dice lei, guaendo come una cagna in calore. Dopo pochi minuti arriva un nuovo orgasmo. Scopiamo selvaggiamente per ore ed usciamo soltanto quando fuori è ormai buio.

Attenzione: questo è un racconto nato dalla fantasia dell'autore e non contiene fatti realmente accaduti.

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