NETWORK
 

Racconti Erotici
BigShots - Il Nuovo Forum

Un vecchio amico
di Niki

Squilla il telefono, squilla il cellulare.
“Dioooo Chiara aspetta squilla il cell ti chiamo dopo”
Una voce, un ricordo.
Scappo. Mi infilo nella doccia in fretta. Avrei voglia di toccarmi. So che ho una voglia incredibile. Mi guardo allo specchio, mi accarezzo le natiche, il seno, i fianchi. Apro le gambe, passo una lametta. Mi depilo. Una striscia perfettamente disegnata.
I lunghi capelli bagnati schizzano sulle piastrelle. Cospargo il corpo di crema profumata, la mano scivola sotto, davanti, dietro, ovunque, la crema è ovunque.
Asciugo i capelli li liscio.Biondi e profumati.
Infilo un perizoma nero senza pizzi né merletti. Una canottiera da uomo nera, stretta. Un pantalone mimetico largo, pantaloni che scendono quasi sul pube. Uno stivale nero, tacco a spillo punta affilatissima. Niente calze, niente reggiseno. Prendo la giacca, la borsa, salgo in macchina. Corro verso casa sua. Dio quant’è che non lo vedo…
Un amico, un dj, un dio. Da Ibiza a Roma l’atmosfera sarebbe stata diversa?
Un invito a cena casa sua.
“Ehi Niki aiutami ad organizzare il party vieni con me a scegliere i dischi, ti aspetto a cena da me…”
Ok, pensavo: che male c’è, cazzo Niki, devi fare la brava.

Lo guardavo di fronte a me, dei muscoli con dei tatuaggi neri, scuri come la sua pelle tonica…
Mangiavo. Accavallavo le gambe. Le divaricavo. Le stendevo. Le incrociavo. Mi toccavo i capelli. Mi leccavo le labbra. Mi leccavo le dita sporche di mousse al cioccolato. Bevevo vino rosso. Lo guardavo. Me lo godevo con gli occhi quel mio amico spagnolo. Caldo, bollente. Sputava sesso ovunque.
La musica la sento nel cervello io e lui di fronte la consolle. In testa una cuffia nera.
“Vuoi da bere Niki?” - Bevemmo vino rosso a non finire dentro calici larghi.
“Vuoi fumare Niki?” - In mano un calice nell’altra da fumare, in testa le cuffie, nel cervello la house di Danny Howells e sotto i vestiti un calore insopportabile.
Balliamo, agitandoci vicini. Cambiando un disco dopo l’altro. Guardandoci negli occhi di sfuggita, tra un sorso e l’altro di vino. Un tiro e l’altro di maria. Tra un sì e un no, sulla scelta dei dischi.
Ma io la sentivo la sua presenza i nostri corpi vibravano anche senza la potenza della musica.
Girava, girava camminava piccoli passi alle mie spalle e io continuando a guardare e cambiare dischi rimanevo faccia al muro. Ma sentivo…

“Ehi Niki stai fumando? Tieni” – Dio… avevo la mani bloccate! Fumavo con una e bevevo nell’altra. Ma ero così tranquilla, sicura di me. Sapevo perfettamente che lui, in silenzio, le aveva liberate.

Ho sentito improvvisamente spostarmi i capelli. Buttarli su una spalla. Alzarli. Arruffarli. Impigliarli tra le dita. Tirarli. Strapparli. Mentre il suo corpo rimaneva alle mie spalle. Lo sentivo muoversi, sentivo strusciare il suo petto sulle mie scapole. Nude ormai.
Sentivo le mani pesanti lungo i fianchi fin sotto le ascelle. Scivolava le mani sul fianco…
Sentivo scorrere una calda lingua lungo le vertebre, tutte le vertebre. Dal fondo della schiena fino alla nuca. Sentivo versare, scendere, scivolare del rivoli di vino sulla schiena, Dio! Scorre velocissimo lungo la mia schiena inarcata e il suo leccarmi fino alla nuca fino a mordermi il collo a infilarmi la lingua nell’orecchio. Rabbrividivo e sentivo quello schifo di sudore di saliva e di vino sulla mia pelle, la mia pelle che scivolava sul suo petto. Ma Dio se mi piaceva.
Mi lasciava andare la testa indietro fino a prendere la sua lingua nella mia gola. Non volevo voltarmi. No. Non l’ho fatto.

Niki perché avevi messo quei pantaloni così larghi così scesi fino a sotto le anche? Quel perizoma così piccolo?
Era un invito a cena, Niki…Dio…
Capivo bene dove fossi cosa stessi facendo. Stringevo in una mano il calice con del vino rosso che ondeggiava. Che usciva fuori.
La musica forte nelle nostre cuffie. I battiti del cuore sempre più veloci.
Non volevo voltarmi mi piaceva sentirlo dietro. Era così. Ne ero convinta. La sua lingua nella mia bocca. Non mi chiedere scusa. Non mi chiedere permesso. Non devi farlo.
Scorreva le dita lungo la cintura del pantalone così basso. Stavo per perderlo. Ma non volevo fermarlo. Le sue mani entrambe entrano in quel pantalone così maledettamente largo. Il suo petto si spinge contro le mie scapole. Le sue mani affondano nel pantalone. Dirette lì. In mezzo alle mie gambe socchiuse. Di colpo aperte. Pensavo volesse strapparmela, pensavo volesse averla solo per lui. Mi massaggiava con forza. Mi spingeva dentro le dita con dolcezza e con violenza. Io spingevo le sue mani in basso dentro e fuori. Mi piaceva sentire quel rumore. Strusciava il suo petto, spingeva il ventre sulle mie natiche.

Non mi sono voltata. Respiravo. Respiravo quell’odore di sesso, di vino e di sudore. Dalla mia bocca uscivano solo gemiti. Lo pregavo di fermarsi. Non volevo che lo facesse.

Non potevo rimanere immobile. Ho sbattuto quel calice sulla consolle, con tutta la forza, come se lo volessi piantare nell’acciaio.
Avevo una voglia incontenibile di lui. Di poterlo sentire. Di poter sfogare quel desiderio. Di amarlo violentemente.
Non volevo voltarmi. Volevo toccarlo, infilare le mani nei suoi jeans, proprio come lui faceva con me. Volevo sentire il suo respiro, veloce, profondo, desideroso, sul mio orecchio, dentro l’orecchio.
Il pantalone in terra! Le mie mani di colpo contro la parete, oltre la consolle, sulle pareti ricoperte di quella gomma orrenda morbida ma che mi dava un appiglio. .Perché Niki su quei tacchi a spillo era in perfetto equilibrio.
“Sbattilo dentro… forte… più forte!” - Non riuscivo a trattenermi gli chiedevo di scoparmi, di bagnarmi di farmi godere.
Violenza e dolcezza. Mi stringeva i seni, mi teneva le mani nei capelli, la mia guancia contro la sua, la mia lingua rincorreva la sua, pigiava le mani sul ventre mi stringeva come in una morsa, muovendosi lentamente aspettava i miei respiri più profondi, ascoltava ogni mio sussulto, sentendomi dentro come se volesse frugarmi nelle viscere.

Il bicchiere frantumato sulla consolle. Le cuffie si staccano e la musica parte fortissima nelle casse in quella stanza insonorizzata che sembrava fosse fatta apposta, una specie di trappola.
Credevo di amarlo. Cademmo in terra. Ci leccammo.
“Non ti chiedo se posso, io lo voglio. Guardami negli occhi!” Gli ordinai di farlo avevo voglia di sentirlo in gola, moriva dalla voglia di bagnarmi di lasciarsi bagnare dalla mia saliva dalle mie labbra calde, vogliose.

Sentivo i battiti della musica nello stomaco. Il suo sesso in gola. Passando per lo stomaco. Per il ventre.

Niki non voleva provocarlo. Non lo aveva provocato. Niente malizia. Niente…
Ma è una donna. Basta uno sguardo per capire che sotto non indossava reggiseno, che era liscissima. Ricoperta di profumo.

<< indietrosegnala ad un amico
pag. 1 pag. 2 pag. 3 pag. 4 pag. 5 pag. 6 pag. 7 pag. 8 pag. 9 pag.10 pag.11 pag.12 pag.13 pag.14 pag.15 pag.16 pag.17 pag.18 pag.19 pag.20 pag.21 pag.22 pag.23