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Racconti Erotici
BigShots - Il Nuovo Forum

Sabato mattina
di Mausi

È dannatamente presto, lo capisco dalla luce che si intrufola dalle tapparelle, registrata in un battito di ciglia impercettibile. Per rendermi conto che anche tu sei sveglio non ho neanche bisogno di aprire gli occhi, mi basta sentire il tuo respiro. Muovi un braccio, sposti la testa sul cuscino. Adesso, per esempio, ti sei girato su un fianco, verso di me. Mi guardi, indeciso. Soppesi la situazione. Ti sento titubante, quasi intimidito: “Dorme? Non dorme? Sbufferá se la sveglio?” Ecco che una mano, temeraria, parte in avanscoperta. Lieve, sfiora la mia schiena, comincia a scendere, scostando il lenzuolo. Prende coraggio, la mano, diventa curiosa. Si sará accorta che non dormo piú? Avrá sentito il mio brivido? Nel dubbio, continuiamo a fingere. Si, è una punizione per il tuo dolce egoismo. La tua mano ora mi accarezza un fianco. Cerca la rotondità del seno, schiacciato sotto di me. Rabbrividisco, ma resisto nella mia impassibilità stoica. La mano impertinente corre, seguendo le curve del mio corpo: schiena, fianchi, cosce. Il punto di ritorno sempre il mio sedere. Mi accarezzi i glutei, so che ti piace affondare le dita nella carne abbondante, massaggiare, stringere.

Avvicini il viso alla mia schiena, mentre la tua mano complice e possessiva è impegnata piú sotto. Sento il calore del tuo respiro, prima ancora delle labbra che si posano sulla mia schiena. La tua bocca, la lingua, i denti giocano alla guerra sulla mia pelle, il tuo trasporto è evidente, il respiro giá affannoso. La tua mano mi sfiora l’interno cosce, sempre piú avida. Mi muovo “nel sonno”, continuo a fingere, ma intanto allargo le cosce, per favorire le tue intenzioni. Ecco, hai capito il mio gioco, sento distintamente le tue labbra formarsi in un sorriso furbo, sulla mia pelle. Ti sfugge un gemito di sorpresa quando le tua dita incontrano la mia umiditá. So che ti eccita e ti rende impaziente il pensiero che potresti giá prendermi ora, che sarei giá pronta. Le tue dita toccano, premono, frugano, aprono, delicate. Inutile fingere ancora, le mie gambe si allargano, il bacino si alza leggermente, ti sfugge una risatina nervosa. Ora vuoi vedere, vuoi mangiare con gli occhi. Ti avvicini col viso. Le tue dita la accarezzano, mentre osservi l’imperlatura luccicante sulla sua pelle liscia e rossa, frutto delizioso. So come sono i tuoi occhi adesso, scuri come il nero piú buio, ma brillanti di desiderio, bramosi di prendere. Sento il tuo respiro pesante, sospiro quando le tue dita mi provocano, accennano ad entrare, per poi uscire subito, e rientrare piú a fondo. Alterni, accarezzi e affondi, godendoti la mia reazione, i miei gemiti in crescendo, che ti danno alla testa piú di tutto il resto, lo so. Ecco, ora non ti trattieni, non riesci, vuoi di piú. Ti tuffi, con la bocca, senza piú riserve, sul mio frutto. Bocca e lingua non ti bastano, per esplorare, gustare, divorare, possedere. Non ne posso piú, non mi basta. Immagino il tuo stato, ti immagino giá grosso, potere della mente! Parlo, per la prima volta: “Ti prego”. È un lamento, un invito imperante, una preghiera, un bisogno assoluto. Ti prego ti prego ti prego. Litania, tra i gemiti. Il bacino si alza, le cosce si allargano in un gesto di offerta spudorata, quasi oscena. Vedi? Mi apro completamente a te, sono tua! I tuoi gemiti, il tuo respiro, le tue parole soffocate: “Oddio, quanto ti voglio...”, melodia primitiva! È il momento della lotta, per te, tra la voglia di farmi godere adesso, cosí, e quella di possedermi, ben sapendo che perderai, dentro di me, il controllo, il potere, il senno. Vinco io, come sempre. Ti muovi, ti avvicini, con una mano lo conduci a lei, lo bagni, lo sfreghi, lo intingi appena appena. Lo cerco, col bacino, mi spingo indietro, lo reclamo, finché mi assecondi, assecondandoti, sferrando il colpo in una volta sola, deciso.

E inizia la rumba più dolce e scatenata. Tu selvaggio, io felina. Inarco la schiena, lancio indietro la testa, il viso increspato dal piacere. Mi afferri i capelli, impegnato in spinte goffe e incalzanti. Non ti risparmiare! La pelle infuocata, le mie fusa e i tuoi rantoli, le mie incitazioni oscene che ti incendiano. I tuoi colpi poderosi e veloci, a cercare profondità impossibili. Il ridicolo rumore della pelle schioccante, della pelle umida sbattuta. Brividi, tremiti, vibrazioni, delirio di suoni e versi urlati. Esplodi, dentro di me, ancora e ancora, fusione grandiosa ed effimera! Finisci dentro di me, non provare a uscire!, voglio tutto, dammi tutto, ancora qualche zampata, questa volta sarà diverso, questa volta sarà infinito...

Sbalorditi, affannati, sudati, accaldati. Placati, rilassati.

E’ sabato mattina, non dormo più.

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