La padrona
di Al Berto
La donna era alta, molto alta.
Si riusciva a capirlo anche a vederla seduta
(eretta, gambe accavallate) sulla poltrona
di pelle nera.
I capelli, bianco-neve, tirati sulla nuca
a formare un piccolo chignon. Certamente
erano stati biondi, lo dicevano gli occhi
azzurrissimi.
E pure era magra, molto magra. Caviglie
snellissime, mani lunghe e affusolate, quasi
trasparenti per mostrare venuzze blu sotto
il nitidore della pelle.
L'uomo le era in piedi di
fronte, a quattro passi di distanza, nell'
enorme salone.
Era piccolo, molto piccolo. Un metro e mezzo...
Tarchiato, come se fosse stato compresso.
Il tessuto delle braghe da lavoro era teso
dalle grosse coscie. Avambracci nerboruti
(le maniche della camicia arrotolate) fittemente
coperti da peli neri...
Ed era peloso davvero, il nostro uomo. Si
intravedeva il torace: nero villoso anch'
esso. Un nero lucido, dai riflessi blu,
un colore da uomo giovane, sano, forse siciliano.
Aveva la pelata, però! Il roseo pallido
del cranio a contrasto della forte abbronzatura
delle braccia. Era palese che all'aperto
dovesse sempre indossare il cappellaccio
di paglia che rigirava fra le mani.
La mascella davvero notevole, grande, quadrata.
Il folto barbone non riusciva a sminuirne
l'importanza. Se l' uomo avesse riso, c'
era da scommettere che avrebbe mostrato
denti robusti, bianchissimi.
La donna lo guardava senza
sorridere e senza severità. Solo
un certo interesse era testimoniato dalla
fronte leggermente aggrottata. Pareva che
i suoi occhi non contemplassero solo lui
ma anche qualche scena interiore che solo
lei poteva scorgere.
Si accese una sigaretta.
Aspirò il fumo, lo espirò
piano, per riprenderlo nuovamente col naso.
Arrotondò le labbra nel risoffiarlo
fuori, come a tentare un anello di fumo
(senza riuscirvi). Il suo piacere nel fumare
era evidente.
Ripetè la scena due
tre volte prima di parlare. Infine disse:
Mi lusinga credere che la tua sistemazione
nella camera sotto il tetto sia di tuo gradimento.
UH?
Voglio dire, ti piace la tua cameretta?
SI SIGNORA
Preferirei che mi chiamassi Padrona
EHM...
Devi dire sì Padrona
SI' SIGNORA PADRONA
No! Devi dire solo Padrona
SOLO PADRONA
lasciamo perdere
UH?
Ti chiami Antonio, vero?
SI
Be', ti chiamerò Alberto! Il precedente
giardiniere si chiamava così e non
mi va di cambiare abitudini. Non credo che
la cosa ti infastidisca soverchiamente,
vero?
UH?
Ebbene, Alberto! Ti accorgerai presto che
da me potrai stare divinamente bene. E'
mia abitudine trattare la servitù
con affetto e magnanimità.
Evidentemente capirai che pretendo qualcosa
in cambio.
Onestà. Fedeltà. Discrezione.
Operosità.
Non mi piacciono i perditempo.
L' ignavia e la pigrizia sono vizi da combattere.
E li combatteremo! Vero?
UHM...
Il tuo comportamento sarà il solo
metro del mio giudizio. Non sono razzista,
io! Superiori o inferiori per me pari sono,
come si dice.
Quindi, comportati bene, Alberto, e qui,
in questa casa che ti ospita, troverai il
calore di una famiglia.
Hai avuto una famiglia, Alberto? Hai conosciuto
la tua mamma?
NO
devi dire: no, Padrona
NO PADRONA
Sei mai stato sposato, Alberto?
NO PADRONA
Oh! Poverino! Come devi esserti sentito
solo! Ma adesso qui da me troverai conforto,
troverai una ragione di vita che trascenderà
ogni problema, ogni malessere esistenziale
che potresti provare.
Capisci?
NO PADRONA
Bene, Alberto, ora ti voglio parlare di
un incarico particolare che dovrai espletare,
oltre a quelli inerenti alla gestione del
giardino...
Vedi, ho fatto installare nella tua cameretta
un campanello segreto. Quando squillerà,
di notte, tu dovrai venire da me senza farti
sentire dal resto della servitù.
Devi sapere che ogni tanto soffro d'insonnia,
Alberto, ogni volta che sono particolarmente
tesa. In quei casi tu dovrai praticarmi
un cunnilinctus per rilassarmi.
Hai compreso tutto?
COSA PADRONA?
Dovrai usare la lingua, Alberto, per permettere
alla tua padrona di raggiungere il sonno
ristoratore.
Hai capito? La lingua!
UH?
Oh, signore! DEVI LECCARMI LA FICA!
No, non adesso, resta dove sei!
Lo farai solo quando ti convocherò
da me con lo squillo del campanello segreto.
Chiaro, no?
UGH?
Io sono una padrona comprensiva, Alberto,
l' avrai già capito. Conosco le debolezze
degli uomini e non mi ergo a moralista.
Tu sei un uomo forte e giovane. Hai le tue
esigenze, diciamo i tuoi appetiti. Non devi
vergognartene. Per questo ti permetterò,
mentre espleterai le tue funzioni linguistiche,
di masturbarti.
Capisci?
NO PADRONA
Oh, Gesù! PUOI FARTI UNA SEGA!
No, non adesso, rimettilo dentro!
Ora vai in giardino, Alberto, e cogli delle
rose per la tua padrona. Rosse, mi raccomando.
Le metterai in quel vaso davanti alla finestra... |