Ordini da eseguire
di July
Avevo
appena fatto la doccia, ero tornato nella
mia stanza ed ero seduto alla mia scrivania,
in pigiama, finendo alcuni compiti di scuola
per l’indomani, prima di andare a
letto, quando mio padre, dopo aver bussato
alla mia porta, si affacciò introducendo
la testa, quindi la aprì ed entrò.
Mio padre aveva sempre avuto una personalità
autoritaria, non imposta con la forza; i
suoi interlocutori, me compreso, riconoscevano
in lui una forza superiore ed un diritto
al rispetto quasi obbligato. Del resto era
un ufficiale dell’esercito, abituato
alla durezza nel comportamento e, soprattutto,
a comandare e ad essere ubbidito.
“Ho bisogno di dirti
qualcosa di molto importante. Qui da te
possiamo stare tranquilli”. Immaginavo
che fosse una ulteriore rampogna ed un richiamo
ai miei doveri, evidentemente non osservati:
aspettai, quindi, che giungesse il rimprovero.
Non era così: aveva appena avuto
la comunicazione della sua imminente partenza
per l’Iraq, per partecipare alla campagna
di guerra contro Saddam Hussein. Lungi dal
manifestare qualsiasi forma di emozione
per quella che era una missione difficile
e rischiosa, aveva preparato e si era fatto
dattiloscrivere dal suo attendente una “lista
dei doveri” che avrei dovuto compiere
durante la sua assenza, la cui durata non
era stabilita, ma che si presumeva lunga.
La depose delicatamente all’angolo
della mia scrivania: certe sue finezze contrastavano
con il suo carattere autoritario e in fondo
io gli ero molto affezionato. Il foglio
conteneva la lista delle faccende giornaliere
che avrei dovuto disbrigare, quali tenere
pulita ed in ordine la mia stanza, portar
fuori la spazzatura, aiutare mamma in cucina
e assicurarmi che la porta di casa la sera,
prima di andare a letto, fosse ermeticamente
chiusa. Poi quelle settimanali, quali tagliare
l’erba del prato e pulire il garage.
Poi ancora quelle mensili, come livellare
la siepe di confine del giardino della nostra
villa, controllare il livello dell’olio
e la pressione della gomme della nostra
auto. Infine vi erano i compiti stagionali:
l’antigelo nel circuito di raffreddamento
dell’auto, fertilizzare il prato e
concimare le piante del giardino. In aggiunta
vi erano anche i “Devi” e i
“Non puoi”: “devi”
rientrare a casa non oltre le dieci e nei
fine settimana non oltre le undici, non
portarti ragazze a casa ecc., ecc. Incredibile!
Mio padre si comportava con me come con
la sua truppa. Ci ero abituato, ma questa
dei compiti da eseguire era proprio il colmo!
Mio padre ci tenne a rivedere con me la
lista delle “direttive”, come
lui la chiamava; questo perché voleva
essere sicuro che io avessi perfettamente
compreso i miei doveri. Naturalmente li
avevo compresi bene! Che cosa c’era
da capire? Avevo 18 anni. Avrei dovuto avere
un quoziente d’intelligenza ad una
cifra per non capirli. Mi raccomandò
di seguire le “direttive” alla
lettera. Sbagliato. Non avevo alcuna intenzione
di seguirle, quanto meno non tutte. E poi
non ci sarebbe stato lui per costringermi
a seguirle. Meno male! Lui, però,
sarebbe stato nel deserto dell’Iraq,
a rischiare, con i suoi compagni, la vita
per me e per tutti noi. Oh, avrei certamente
aiutato mia madre ed avrei tentato di non
procurarle guai, ma avevo deciso di scopare
ogni qualvolta mi fosse stato possibile,
avevo delle compagne di scuola arrapatissime,
a meno che lei non si fosse arrabbiata.
Ma non avevo alcuna intenzione di pulire
il garage ogni settimana o di andare dal
barbiere ogni due settimane. Non gradivo
affatto quella mania di mio padre di dettare
ordini: avrebbe potuto farlo in Iraq, con
i suoi soldati, ma per me era insopportabile
questo modo di fare militaresco. Era costantemente
impegnato ad impartire ordini a mamma e
a me e si infuriava da pazzi se non li seguivamo
alla lettera. Io ero molto cresciuto per
essere un ragazzo di 18 anni, ero altro
1,82 e pesavo 75 chili, ma lui era molto
più grande di me, 1,90 per 110 chili,
tutti di muscoli. Per cercare di competere
con il suo fisico mi dedicavo per due ore
al giorno in palestra al body building e
percorrevo di corsa almeno cinque chilometri
al giorno. Comunque devo confessare che
fui molto lieto della sua partenza: per
un tempo indefinito, che auspicavo molto
lungo, non avrebbe tormentato me e mamma
con i suoi ordini. La sera precedente al
giorno previsto per la sua partenza venne
a trovarmi nuovamente nella mia stanza e
questa volta, dopo essere entrato, si chiuse
la porta alle spalle. Sedette alla mia scrivania
con aria molto seria. Io mi sedetti di fronte
a lui: era quasi come se stessi subendo
un interrogatorio, tale era la tensione
che si era creata nella stanza. Mio padre
aggrottò le sopracciglia, apparentemente
immerso nei propri pensieri, in silenzio.
Poi posò sulla scrivania una bottiglia
di bourbon e due bicchieri. Ero sorpreso.
Sapevo che il nostro mobile bar era fornito,
ma avevo visto raramente mio padre bere
ed io stesso non bevevo mai liquori di alcun
genere. Poi lui fece qualcosa di ancora
più sorprendente: riempì entrambi
i bicchieri e me ne passò uno attraverso
la scrivania.
“Prendi, bevine un po’
“. Ero strabiliato: quell’uomo
pieno di regole ferree che era mio padre
mi invitava a bere un superalcolico! Incredibile.
Pensai a chissà quale tranello, pensai
che volesse mettermi alla prova, per vedere
se io fossi un bevitore. Bevvi il primo
sorso con disgusto, poi posai il bicchiere.
Non mi era mai piaciuto l’alcol. Mio
padre invece svuotò tutto il bicchiere,
poi, guardandomi con solennità, iniziò
a parlarmi:
“Gli istinti sessuali
sono una emozione fortissima”. Fui
sorpreso da quella asserzione, che, provenendo
da quella persona tutta d’un pezzo,
appariva più come una rivelazione.
Per me piacevole, peraltro, non avendoci
pensato molto fino a quando non ero cresciuto.
Frequentando le scuole superiori, però,
la mia vita era cambiata. Le mie compagne
completamente disinibite mi avevano dato
una grossa mano nel periodo dello “svezzamento”.
“Ci ho pensato molto”
continuò mio padre “e ancora
di più riflettendo sul fatto che
sto per andare via e lascerò qui
te e tua madre. Tu sei un uomo ormai e hai
le tue pulsioni sessuali. Lo so. Ti sembrerà
strano, ma anch’io ho avuto 18 anni”.
Questa forma di autoironia da parte di mio
padre mi intenerì: non avrei mai
pensato che ne fosse capace.
“Anche tua madre ha
delle forti pulsioni sessuali” aggiunse
con aria molto confidenziale. Che vuol dire,
mi chiedevo in silenzio. Sta pensando che
mamma vorrebbe stuprarmi? Era un’idea
molto interessante, ma piuttosto ridicola.
Mia madre non pensava certamente al sesso:
di questo ne ero sicuro. La mia espressione
tradiva i miei pensieri, per questo mio
padre insisté:
“Le donne hanno fortissime
pulsioni sessuali”. Certo, le ragazze
del mio liceo le hanno, eccome se le hanno.
Avrei voluto testimoniargli la mia personale
esperienza in questa materia. Avrei voluto
raccontargli di Valeria, la mia compagna,
quando sì è seduta sulle mie
ginocchia per farmi sentire come arrivava
all’orgasmo soltanto strofinandosi
sulle mia gambe. Ma mia madre! Tutte le
madri! Cazzate! Le ragazze hanno questi
desideri frizzanti fino a quando non crescono
abbastanza per diventare madri, poi lasciano
perdere.
“Sono molto riluttante
ad andare via e lasciare questi problemi
senza supervisione, e soprattutto senza
una soluzione, non ci sono abituato, io
sono una persona addestrata a prendere decisioni.”
Apparentemente non vi era risposta a quell’affermazione
di mio padre, ma il mio cervello, comunque,
viaggiava alla velocità della luce,
sia per cercare il vero significato dell’intervento
di mio padre, sia per le implicazioni che
questa situazione avrebbe potuto avere per
me.
“Papà, tu non
devi assolutamente preoccuparti di questo
problema” cercai di rassicurare mio
padre, ma non ero assolutamente certo di
cosa io lo stessi rassicurando. Evidentemente
quella non era la risposta che mio padre
si attendeva da me, poiché scosse
energicamente la testa.
“Ti sbagli, figliolo”
dichiarò con enfasi, “questa
situazione è molto preoccupante.
Questo periodo durante in quale starò
via, presumo almeno per un anno, determinerà
il corso dell’intera tua esistenza.
Se per esempio metti incinta qualche ragazza
– e necessariamente dovrai sposarla
– questo provocherà la fine
della tua carriera scolastica. Dovrai cercarti
un lavoro, il primo che troverai, perché
avrai una famiglia da mantenere per il resto
della tua vita. Sospettavo che fosse venuto
nella mia stanza per aggiungere alla lunghissima
lista dei divieti l’ultimo ordine:
“Non scopare”.
Dopo tutto, anche senza i suoi avvertimenti
e gli epiloghi catastrofici, non è
che stessi cercando la prima ragazza da
scopare. Non avevo alcuna intenzione di
infilare il mio pisello nella fica di una
ragazza qualunque, specialmente se non prendeva
la pillola ! Non ho mai avuto fiducia nei
preservativi, né nella mia capacità
di metterlo nel momento nel quale potrei
pensare a tutto meno che a proteggere il
rapporto, né nella possibilità
di indossarlo in tempo. Finora non avevo
trovato una ragazza che volesse scopare
e che prendesse la pillola, ma l’avrei
cercata, eccome! Tutto quello che ero riuscito
ad ottenere dalle ragazze che non prendevano
la pillola era stata la masturbazione, come
aveva fatto Gianna, la mia precedente ragazza,
o come Sandra, la mia attuale ragazza, che
me lo succhiava fino a farmi venire. Mi
piaceva da morire. Ma fino a quando! non
fossero coperte dalla sicurezza della pillola
non avrei fatto altro con alcuna ragazza.
Stavo proprio per spiegarlo a mio padre,
e cercavo le parole adatte. Ma proprio mentre
aprivo la bocca, mi tranquillizzò
dicendomi: “No, potrebbe accadere”,
mi assicurò con dolce fermezza, scuotendo
la testa di fronte a me. Mi rividi allora,
come in un sogno, all’età di
quarant’anni, al lavoro in una stazione
di servizio, con un branco di bambini attaccati
alla mia cintola. Un’immagine orrifica.
“C’è da
considerare anche tua madre”, proseguì
mio padre tranquillamente.
“Anche lei è
soggetta alle tentazioni. Tu non hai idea
di quello che può essere un maschio
adulto. Sono come i ragazzi della tua età,
forse peggiori! Ci sarebbero almeno una
dozzina di miei colleghi, uomini che conosco,
persone senza alcun principio, delle quali
potrei farti il nome adesso, che si farebbero
avanti non appena io fossi salito sull’aereo.
Lei non ci cascherebbe immediatamente, so
che non lo farebbe, ma le tentazioni sono
troppe e diverrebbero più grandi
con il passare del tempo. Lei sarà
sola, nessun uomo a farle compagnia, nessuno
per parlare con lei, nessuno che possa apprezzarla
o scoprire le sue attrattive. Le donne amano
che le si dica che sono attraenti e desiderabili.
Cosa accadrebbe in un momento di debolezza,
L’intera famiglia si distruggerebbe!”
dichiarò mio padre enfaticamente,
scuotendo la testa con costernazione. Ma
stava parlando di mia madre? MIA MADRE!
Ma è sicuro che lei potesse deviare
dalla sua condotta irreprensibile solo se
non le si dicesse che era bella e desiderabile?
Mi sembrava stupido, ma se mio padre pensava
che fosse necessario, avrei potuto farlo
io. Non avrei dovuto affatto mentire: era
attraente, molto più attraente di
tutte le mamme che io conoscessi. Mi seccava
di pensare a mia madre in questo modo, ma
ci provai. Lei era magra un bellissimo viso,
grandi occhi marrone chiaro, labbra piene
come se avesse fatto un ritocco da un chirurgo
plastico, grandi tette, un culetto bello,
molto bello, anzi meraviglioso. Potevo capire
quanto gli uomini la desiderassero, naturalmente
e pensassero a lei con una finalità
di natura squisitamente sessuale. Mio padre
apparve deluso del risultato: ma se tutto
quello che mamma desiderava era essere rassicurata
sul fatto che era attraente, lo avrei fatto
volentieri. Nessun problema. Stavo per dirlo
a mio padre quando lui mi interruppe nuovamente.
“Ho pensato moltissimo
a questo problema” cominciò
“ed ho stabilito di prendere due piccioni
con una fava e quindi di eliminarlo alla
radice. La mia soluzione potrebbe essere
un tantino non convenzionale nell’ambito
di un rapporto del tutto convenzionale”,
egli dichiarò. Poi mi guardò
intensamente e fece un cenno di assenso
col capo, come se io avessi capito tutto
quello che mi stava dicendo e fossi d’accordo
con lui. Poi concluse con aria solenne:
“Voglio che tu dorma
con mamma mentre io sarò via. Per
poco non caddi dalla sedia, ma ci mancò
poco. Avevo sentito bene? Certamente. Lui
voleva che io dormissi con mia madre! Io
lo guardavo incredulo, la mia mente era
un’auto di formula 1. Poi realizzai
di aver capito. Avevo frainteso: dormire
con una persona, in gergo significava far
l’amore con lei. E non poteva essere
questo il significato che mio padre intendeva
attribuire alle sue parole, evidentemente
il puro senso letterale delle parole.
“Vuoi che io dorma nella
tua stanza di tanto in tanto?” gli
chiesi io per precisazione. Non avevo idea
di cosa si stesse compiendo, ma se la sua
idea fosse talmente importante per lui e
la mia accondiscendenza avesse potuto eliminare
il suo problema avrei provato molto volentieri.
“D’accordo, papà.
Io dormirò sul divano accanto al
vostro letto, se tu ritieni che possa essere
d’aiuto”.
“Oh, per l’amor
di Dio” borbottò mio padre,
rivolgendo gli occhi al soffitto. “Non
voglio che tu dorma vicino al letto, voglio
che tu dorma NEL letto! Te lo dirò
esplicitamente, così potrai capirmi.
Voglio che tu scopi tua madre. Chiaro?”
mi ringhiò contro scandendo molto
lentamente le parole e guardandomi come
se volesse fulminarmi con gli occhi. Lo
fissai negli occhi, scioccato, sbalordito,
completamente muto.
“Voglio che tu faccia
l’amore con lei due volte la settimana,
ogni mercoledì ed ogni sabato notte
durante tutto il tempo in cui starò
via”. Non potevo crederlo! Continuavo
a fissarlo attonito. Pensavo che non fosse
necessario aggiungere questo compito alla
lista dei doveri, perché sarebbe
stato quello che non avrei dimenticato mai
di compiere.
“Guardami, figliolo”
mio padre continuò con più
calma, come se finalmente si fosse liberato
di un enorme peso ed avesse ripreso completamente
il controllo di sé.
“Posso capire la tua
sorpresa, persino il tuo shock. So che è
inusuale. Ma ti assicuro che ci ho pensato
moltissimo e, credimi, questa è la
migliore soluzione per la famiglia. Tu sembri
sconvolto dall’idea. Francamente non
penso affatto che la cosa ti dia fastidio,
anzi penso che ti tufferai nell’impresa.
La maggior parte dei ragazzi, dei maschi
intendo, vorrebbe far l’amore con
la propria madre. So che accade. Quando
ero piccolo mi eccitavo per tua nonna. Potrà
sembrarti impossibile, perché quando
tu l’hai conosciuta era già
anziana, ma ti assicuro che quando era più
giovane era assai attraente ed io avrei
voluto tanto far l’amore con lei,
lo ammetto. Ma può darsi che tu non
voglia far l’amore con tua madre.
D’accordo, potrei anche accettarlo.
Ma guarda il problema sotto un altro aspetto,
devi farlo per il bene del! la famiglia
ed il tuo primo dovere è costituito
proprio dalla famiglia. Se tu non lo volessi
fare, ti convincerei che nel giro di un
anno tua madre sarà diventata l’amante
di qualcuno. Qualche cacciatore di fiche
sarà arrivato fino a lei e al mio
ritorno sarei costretto a divorziare da
lei e questa sarebbe la fine della famiglia”
concluse con aria severa.
“Ma papà”
protestai “non penso che lei farebbe
questo. Mamma non si caccerebbe mai in un’avventura
di questo genere”. Mio padre scosse
la testa.
“La tua lealtà
e la fiducia che hai in tua madre è
encomiabile, ma tu non la conosci bene quanto
me. E’ una donna molto sensuale, una
donna dai desideri forti. Ora ti chiedo:
vuoi fare questo per la famiglia, lo vuoi?”
Mentre mi rivolgeva questa domanda era attento
a scrutare tutte le mie reazioni. Lo osservai
attentamente: era serissimo. Realizzai che
non c’era alternativa.
“D’accordo”,
promisi.
“Ci proverò”.
“Provare?” reagì
mio padre
“Ci proverai? Ci proverai
soltanto? Figliolo, ma sei normale? disse
studiandomi con sospetto.
“Hai qualcosa che non
va sessualmente?”
“No, va tutto bene”
replicai con enfasi.
“E’ solo che non
so come potrebbe prenderla se io le facessi
delle avances” cercai di spiegare.
Francamente non sapevo se avessi potuto
davvero far l’amore con mia madre,
né se lei lo avesse gradito. Immaginavo
che anche lei, oltre la sorpresa, avrebbe
dovuto vincere tanti pregiudizi, avrebbe
dovuto demolire tutti i suoi principi morali,
la sua educazione, i sentimenti che provava
per mio padre.
“Non preoccuparti di
essere respinto. Lei ed io abbiamo parlato
di questo ed anche lei conviene che sia
la cosa migliore per tutti” mi tranquillizzò
mio padre.
“Lei... lei... accetta?”
domandai in uno stato di totale incredulità.
Sentivo uno scombussolamento in tutto il
mio essere, ma soprattutto localizzato nelle
mie parti basse... Era una follia, una fantasia
pazzesca. Ma che avrebbe potuto realmente
accadere.
“Naturalmente!”
mi rispose con impazienza.
“Non pensi che non te
ne avrei mai parlato prima di mettermi d’accordo
con lei? Abbiamo discusso molto, abbiamo
analizzato il problema sotto tutti gli aspetti
e lei ha convenuto che è la maniera
migliore di risolverlo. Ora lei è
giù, nella nostra stanza da letto,
nel nostro letto ed aspetta te” mi
informò con un sorriso. Gesù,
Gesù! Lei aspetta nel suo letto,
nel LORO letto che io scenda giù
– PROPRIO ORA – per fare l’amore
con lei ! Oh Cristo, che situazione ! Mio
padre notò il mio stato confusionale
e mi parlò con calma:
“Guarda, figliolo, ti
ho riversato addosso questo problema e mi
rendo conto che la soluzione che ti ho prospettata
è completamente contraria a tutto
ciò che sinora ti è stato
insegnato. Per anni noi ti addestriamo nel
rispetto di tua madre, a non considerarla
mai un oggetto sessuale e adesso ti sto
dicendo di fare l’amore con lei. Comprendo
che ci deve essere una bella confusione
nella tua mente, ma questa è una
cosa che va fatta. Devo sapere che funziona
prima di partire e che potrò stare
via perché tutto va bene a casa.
Ho bisogno di sapere che è tutto
in ordine perché possa fare bene
il mio lavoro là dove andrò.
Renditi conto che è un’impresa
molto rischiosa e che ogni disattenzione,
ogni distrazione, ogni mancanza di concentrazione
può condurre alla morte me stesso
e soprattutto gli uomini che sono al mio
comando e che si fidano di me. Questo è
molto importante, capisci?” Annuii,
ma non lo stavo realmente ascoltando. Ero
incollato al pensiero che lui voleva che
io raggiungessi mia madre e scopassi con
lei e, a quanto pare, lei era nella sua
stanza ad aspettare me, per farlo con ME,
con suo figlio !.
“Bene” disse mio
padre versandomi un altro bourbon, almeno
metà bicchiere, e porgendomelo.
“Bevi questo e vai di
sotto, infilati nel letto di tua madre.
Questo è tutto quello che devi fare.
Di tutto il resto si occuperà lei.
Io aspetterò qui. Tua madre mi raggiungerà
quando avrete finito.”
“Ah”, aggiunse.
“Non preoccuparti di
metterla incinta, lei non può avere
altri bambini”. Ingoiai a forza il
liquore versatomi da mio padre nel bicchiere
e sinceramente ne avrei bevuto ancora un
altro, quanto meno per darmi coraggio, ma
lui mi spinse verso la porta. Mi fermai
ancora un attimo, quasi per dargli il tempo
e la possibilità di dirmi che si
trattava di uno scherzo, oppure di un test
per vedere se lo avessi fatto nonostante
i miei genitori mi avessero sempre detto
quanto fosse oltraggioso pensare alla propria
madre come ad un oggetto sessuale. Ma lui
nulla, mi spinse dolcemente, ma con fermezza,
verso la mia strada, la via della stanza
da letto di mia madre. Ero tutto sudato,
come se fossi appena uscito dalla doccia.
Chiunque pensasse che io, appena uscito
dalla mia stanza sarei corso giù
per le scale, verso la stanza da letto dei
miei genitori, con il pisello al vento,
pronto ad infilarlo nella fica di mia madre,
commetterebbe un grosso errore. Come in
un sogno, preso da un totale stordimento,
cominciai a scendere le scale della nostra
casa. Stavo riflettendo. Era chiarissimo
che mio padre fosse del tutto serio. Egli
voleva realmente che io facessi l’amore
con mia madre e che continuassi a farlo
durante tutto il periodo (un anno, due?)
della sua assenza da casa. Ma questa era
follia pura! Mia madre non avrebbe mai accettato,
non avrebbe mai gradito una cosa come questa.
Certamente no. Lei avrebbe finto di gradire
questa cosa per non scontentare mio padre,
ma appena lui fosse andato via mi avrebbe
gettato fuori dal suo letto. No, mia madre
non aveva certo l’intenzione di aprire
le gambe per me e di invitarmi a “salire
a bordo”. No. Era ovvio! Ero assolutamente
convinto di questo e nonostante io fossi
disperatamente alla ricerca di qualcuna
con cui far l’amore, almeno una donna,
mi sentii come sollevato. Forse ero anormale,
ma non ero d’accordo con quello che
mi aveva detto mio padre sui ragazzi che
cercavano di scoparsi le proprie mamme:
io non avevo mai avuto grandi fantasie su
come scopare con mia madre. Certo, avevo
cercato tante volte di vederla nuda, da
quando avevo circa dieci o undici anni,
ma la reputavo una curiosità, per
così dire, scientifica. Ma che cosa
lei avrebbe realmente gradito? Me lo chiedevo
mentre arrivavo alla fine della scala. Che
cosa sarebbe accaduto se lei non solo avesse
gradito, ma fosse stata d’accordo
che era una grande idea quella di mio padre?
Che cosa mia madre si aspettava da me? Che
entrassi nella stanza e facessi l’amore
con lei? Questo sì che era un pensiero
eccitante. La immaginavo distesa sul letto,
nuda, che mi aspettava. Questo pensiero
mi provocò istantaneamente un’erezione
sbalorditiva, mai provata prima. La stoffa
del mio pigiama si protendeva in avanti
come spinta da una bastone. Mi feci finalmente
coraggio ed attraversai il soggiorno per
dirigermi verso la stanza da letto dei miei
genitori. Quando vi arrivai la porta era
chiusa. Le mie ginocchia tremavano. Il mio
respiro era cortissimo e la mia erezione
assolutamente gigantesca. Mi fermai davanti
alla porta e cercai di raccogliere le mie
forze. Così facendo le ginocchia
smisero di tremare ed il respiro si fece
più regolare. Però l’unico
inconveniente che non riuscii a tenere sotto
controllo fu la mia erezione. Allora incominciarono
ad affacciarsi alla mente degli strani pensieri.
E se avessi provato delle nausee facendo
l’amore con mia madre? Che cosa avrebbe
pensato lei? No, decisi che non avrei fatto
assolutamente l’amore con lei a meno
che non fosse stato assolutamente certo
che lei volesse farlo con me. Ovviamente
lei non avrebbe voluto! Questi tentennamenti
mi stavano sfinendo. Il mio pisello premeva
in modo esagerato sulla stoffa del pigiama.
Ritornai in me, lo avvicinai al mio stomaco
e lo tenni fermo con l’elastico del
pigiama. Poi, respirando a fatica, bussai
leggermente alla porta.
“Entra” disse
dolcemente mia madre. Aprii lentamente la
porta e feci qualche passo all’interno
della stanza buia. Grazie alla luce proveniente
dal soggiorno riconobbi l’ombra del
corpo di mia madre disteso sul letto, completamente
coperto dal lenzuolo.
“Chiudi la porta”,
mi ordinò. Quando lo feci la stanza
ripiombò nell’oscurità.
Non riuscivo a vedere nulla.
“Vieni qui, sul letto”,
mi disse dolcemente. Non vedevo nulla, ma
sapevo dov’era e mi mossi in quella
direzione nell’oscurità, fino
a quando le mie gambe toccarono il letto.
“Voglio parlarti. Spogliati
e vieni qui”, continuò mia
madre. Mi tolsi il pigiama e non sapendo
dove metterlo lo lasciai cadere per terra.
Ora ero contento che la stanza fosse talmente
buia che lei non potesse vedere la mia prorompente
erezione. Sentivo che il pisello sarebbe
scoppiato tra un attimo. Mi dissi che i
miei dubbi erano reali, che mia madre voleva
soltanto parlare con me, solo parlare. Ma
mi ha detto di salire sul letto! Il mio
pisello si rizzò ancora più
in alto a questo pensiero e, quello che
era peggio, non aveva più l’elastico
del pigiama a sorreggerlo. Sentii che mia
madre scostava il lenzuolo. Salii sul letto
e cercai con cura di stendermi da una parte,
evitando accuratamente qualsiasi contatto
con lei. Lei era da una parte, io dall’altra,
nel buio assoluto. “Così tuo
padre ti ha spiegato tutto” disse
mamma sottovoce, nel buio. Era un tono di
voce che non avevo mai ascoltato prima.
“Sì”, risposi.
“Che cosa ne pensi?”
mi chiese lei con voce vellutata.
“Hai pensato a ciò
che vogliamo fare?”
“Sì” ebbi
appena la forza di rispondere nell’oscurità.
“Mamma, noi non lo dobbiamo fare se
tu non vuoi” io sussurrai, con il
poco fiato che mi rimaneva.
“Possiamo barare. Voglio
dire che tu stai qui un poco, magari facciamo
rumore con il letto, poi vai su e gli dici
che lo abbiamo fatto” Mamma stette
in silenzio per un po’, poi disse
decisa:
“No, non possiamo farlo.
Non posso mentirgli. Non l’ho mai
fatto e non comincerò proprio ora.
Non dico mai bugie, io. E poi lo capirebbe
subito, se tentassimo di dirgli una bugia,
tuo padre è eccezionale in questo.
Io gli dirò che lo abbiamo fatto
perché noi lo avremo fatto. Poi,
dopo una lunga pausa, si sollevò
su un gomito e mi chiese:
“Tu non vuoi farlo?”
Sembrava un po’ sorpresa, ma soprattutto
seccata, offesa. Sì proprio offesa.
E aggiunse:
“la sola ragione per
la quale sono stata d’accordo è
perché tuo padre mi ha convinto che
era importante per te e che tu saresti stato
ansioso di farlo. Mi ha detto che tutti
i ragazzi vogliono farlo con la loro mamma”.
Ma era una mania questa! Tutti i ragazzi,
ma perché queste generalizzazioni!?!
“Mamma, io voglio farlo”.
Finalmente riuscii a tirare fuori tutto
il fiato necessario per pronunciare queste
solenni parole. Mi resi conto che stavo
parlando per conto del mio pisello, che
stava ora sotto le lenzuola come un campeggiatore
sotto la sua bella tenda canadese, anzi
sembrava che ne costituisse il paletto portante!
Mia madre era ancora sollevata sul gomito.
I miei occhi si stavano progressivamente
abituando all’oscurità. Cercavo
di scrutare se portasse o no una camicia
da notte o fosse a seno nudo.
“E’ proprio questo
che non voglio. Non voglio che tu faccia
qualcosa che non ti va solo perché
papà ha detto che è utile
per me”, mi sforzai di dire. Ma sembrava
che il mio pisello mi mordesse e mi ordinasse
di tacere.
“Non è solo per
te” rispose lei tornando a distendersi
sul letto e coprendosi con il lenzuolo.
“E’ anche per me e per tuo padre.
Lui è convinto che mentre starà
via lontano in quel dannato paese arabo
io possa tradirlo ed avere delle avventure
con altri uomini. Non penso che lo farei
ma non lo escludo. In ogni caso non voglio
farlo preoccupare per tutto il periodo nel
quale sarà lontano da casa e poi
non voglio che al suo ritorno mi affligga
con domande e accuse sui miei presunti tradimenti.
Ammetto che è molto possessivo e
pensa che io sia debole e influenzabile.
Forse è vero, ma non gliene ho mai
data occasione. In ogni modo, se noi non
lo facciamo lui si convincerà che
io gli sono infedele, che lo sia stata davvero
o no”.
“Sotto il peso dei sospetti
il nostro matrimonio si distruggerà”,
continuò mia madre, “quindi
penso che questa sia l’unica via da
percorrere, la migliore che ci sia. Non
voglio tentazioni, ma non voglio nemmeno
sospetti. Tuo padre ti avrà detto
che è una cosa del tutto inusuale,
per usare un eufemismo e, se a te non dà
fastidio, questa è probabilmente
la cosa migliore da fare”.
“Ma ora dimmi, lo hai
mai fatto prima?”, mi chiese con una
voce un po’ gutturale, girandosi verso
di me nel letto,
“hai mai fatto sesso
con una ragazza?”
“Non realmente,”
ammisi.
“Le ragazze lo hanno
fatto con le mani e con la bocca, ma nulla
di più” Mamma si risollevò
ancora sui gomiti e questa volta riuscii
a vedere che era a seno nudo e mi guardava.
“Le ragazze te lo hanno
succhiato?”, chiese, sorpresa.
“Sì,” confermai,
cercando di non fissargli il seno.
“Davvero? Io non l’ho
mai fatto. Tuo padre non approva queste
cose. Pensa che siano da pervertiti. Allora
tu puoi insegnare qualcosa a me ed io qualcosa
a te” disse lei, facendo scivolare
la mano, sotto il lenzuolo, fino a raggiungere
il mio ventre. Poi scivolò in basso,
fino ad incontrare l’ostacolo maggiore:
il mio pisello in completa erezione. Lo
prese in mano. Mi resi conto che ero così
eccitato che sarei esploso nella sua mano
dopo pochi attimi, ma per fortuna non accadde
e mi risparmiai un ulteriore motivo di sconvolgimento.
“Oh Signore” mormorò,
scivolando verso di me.
“Certo che lo vuoi fare,
si vede proprio che vuoi farlo! O Signore,
quanto è grosso” mi sussurrò
in un orecchio facendo scivolare la mano
su e giù per l’asta.
“Non avrei mai creduto
che fosse tanto grosso!. In realtà
ho pensato spesso al tuo cazzo” ammise
con aria un po’ assente, mentre mi
masturbava dolcemente facendo scorrere la
pelle su e giù lentamente.
“Mi ero chiesta spesso
quanto fosse grosso in stato di erezione,
ma non avevo davvero idea che fosse tanto
grosso! Tu ce l’hai più grosso
di quello di tuo padre”.
“Vuoi toccarmi?”
mi chiese e senza attendere una mia risposta
affermativa prese la mia mano e la appoggiò
sul suo seno. Avevo ragione: nell’oscurità
avevo intravisto la sua pelle nuda; ora
ebbi la conferma che non portava camicia
da notte. Era completamente nuda sotto le
lenzuola. Fece scivolare la mia mano sul
suo seno. Erano le tette più grandi
e più soffici che io avessi mai toccato.
La mia mano tremava, ma tentai di accarezzarle
delicatamente e poi di stringere tra le
dita il lungo capezzolo del seno destro.
“Oh, così è
davvero fantastico”, sussurrò
mia madre.
“Vuoi succhiarli?”,
mi chiese con impazienza. Era un’idea
fantastica, volevo disperatamente prendere
un capezzolo in bocca ma non in quel momento.
L’intera scena appariva come un fantastico,
meraviglioso sogno bagnato, nel quale io
ero il protagonista, ma in effetti avevo
il grande timore di risvegliarmi e di scoprire
che nella realtà non era accaduto
nulla di tutto ciò che stavo ora
sognando. C’era anche la possibilità
- orribile – che i miei genitori potessero
rientrare in sé dopo questo momento
di follia e porre fine a tutto questo. Ma
per quanto concerneva mia madre, se tutto
questo non fosse stato un sogno, ciò
appariva molto improbabile. Non altrettanto
per mio padre, conoscendolo, il quale avrebbe
potuto ricredersi, quindi precipitarsi nella
stanza da letto, acchiapparmi, lanciarmi
via fuori da letto e ordinarmi di rientrare
nella mia stanza. A questo punto mi sembrava
opportuno non perdere altro tempo ed approfittare
subito della situazione, ma mia madre sembrava
volesse prenderla con tutta calma. Chiaramente
mi fece intendere che voleva che le succhiassi
le tette. Così io, un po’ riluttante,
con una certa impazienza scivolai verso
di lei e le presi in bocca un capezzolo.
Lo succhiai leggermente e lo strinsi delicatamente
fra i denti, poi gli passai più volte
la lingua sopra, sentendo che si induriva
sempre di più. Mia madre mugolava
dal piacere.
“Mordilo ancora, ti
prego, ma delicatamente”, mi istruiva,
mentre mandava su e giù il mio pisello
con maggiore velocità. Non riuscivo
a capire come mai non le fossi ancora venuto
in mano: la mia eccitazione era divenuta
parossistica. Alla fine mi staccai da lei
e le fermai la mano:
“Mamma, ti prego, mi
sto eccitando troppo”, spiegai.
“Se continui così
sarà finito tutto e tu non avrai
nulla da dire a papà”. Così
ritornai ad occuparmi del suo seno. Mentre
lo succhiavo sentivo che i capezzoli si
gonfiavano nella mia bocca e divenivano
sempre più duri. Allora lei mi prese
la mano e la portò verso il suo ventre,
sempre più in basso, verso un punto
che io compresi essere il suo cespuglio
peloso, molto più folto e spesso
rispetto a quelli che avevo accarezzato
alle mie amiche. Poi aprì le gambe
per farmi stare più comodo: in questo
modo la mia mano poté inserirsi meglio
nel groviglio dei suoi peli e finalmente
raggiunsi la sua fessura. Era bagnatissima
e le mie dita scivolavano dentro la fica
con facilità. Mamma emise un lamento.
Mi fermai, pensando di averle fatto male,
ma mi accorsi che era di godimento e decisi
di continuare. Cominciai a cercare intorno
alle sue labbra il bottoncino che a Susan
piaceva tanto che io toccassi e, trovatolo,
lo accarezzai delicatamente. Mia madre sobbalzò.
Non potevo credere che stavo masturbando
mia madre, la mia mamma, ma lo stavo facendo!
“Questa non è
la prima volta che lo hai fatto”,
mi disse fra i gemiti. “Sì”,
ammisi, staccando la bocca dal suo seno.
“L’ho fatto qualche
altra volta”. “Lo hai fatto
con Susan? Tu giochi con il suo clitoride
in questo modo, così come lo stai
facendo ora?” mi chiese con una voce
calda, di gola.
“Sì”, risposi
“E lei ti ha succhiato
il cazzo dopo che le hai fatto questo?”,
mi chiese mia madre. Ero scioccato che lei
usasse il termine “cazzo”. Non
avrei voluto risponderle, ma mi sfuggì
un “sì”. E lei, sollevando
le anche per incontrare meglio le mie dita
ed infilandosi contro di esse, mi chiese
con aria eccitata:
“Ho capito perché
lo fai così bene. Hai anche leccato
la sua fica?”
“Qualche volta”,
ammisi, con riluttanza, ma ora non era più
il caso di avere riserve con mia madre.
“Vuoi leccare la mia?”
mi chiese in un soffio di voce.
“E me lo chiedi?”
risposi eccitato.
“Vuoi che lo faccia
ora?”, chiesi, pronto a scivolare
giù verso la sua fica.
“No, no, ora no”,
borbotto, sollevando le anche sul letto
ritmicamente, come se stesse cavalcando.
“Oddio, non posso farlo
ora. Un’altra volta. Leccamela un’altra
volta”.
“Va bene”, risposi
un poco interdetto.
“Me lo prometti? Lo
farai? Nessuno me lo ha mai fatto. Ma mi
prometti che lo farai” mi chiese con
aria implorante.
“Certamente” Avrei
voluto baciarle il culo, ma non ero sicuro
di poterlo fare o meno, viste le risposte
di mia madre. Certo anche per lei doveva
essere sconvolgente essere costretta a fare
una cosa del genere e con suo figlio! Ma
che cavolo! Stavo facendo ben altro con
mia madre e mi preoccupavo se avessi potuto
baciarle cosa! Allora baciai lei sulle labbra
e lei sembrò ansiosa di ricambiare.
Le nostre lingue, senza che ci fossimo detti
nulla si incontrarono. Io gliela succhiai
e la tenni nella mia bocca a lungo. Dopo
alcuni momenti mamma si ritrasse e riprese
fiato:
“Penso che sia meglio
farlo, ora, sì ora! Sono troppo eccitata.
Fare queste cose con te mi ha eccitata da
morire, non posso aspettare ancora. Distenditi
sul letto, ti salirò io sopra”.
Mentre mi ordinava questo sollevò
le lenzuola e mi divaricò le gambe.
Con impazienza prese in mano il mio pisello,
lo guidò verso la sua fica, ormai
allagata e ci si lasciò cadere sopra.
Il mio cazzo affondò letteralmente
dentro di lei.
“Oddio!, ommioddio!
Ahhh!” mamma balbettava quando fu
completamente dentro di lei.
“Oddio!!” balbettai
anch’io, avvertendo la sensazione
di un calore mai provato prima; era bollente
e fresco nel medesimo istante. I muscoli
della sua vagina mi strizzavano il pisello
esattamente come faceva prima la sua mano.
Nemmeno la bocca di Susan mi aveva fatto
provare una cosa tanto bella. Mi sentivo
a casa. Era la cosa che avevo sempre cercato
fin da quando avevo scoperto il sesso. Mi
sentivo come Cristoforo Colombo e gli altri
grandi esploratori nel momento in cui giunsero
nelle terre oggetto delle loro instancabili
ricerche. Avevo trovato esattamente quello
che stavo cercando e senza nemmeno uscire
da casa mia! Il mio pisello voleva esplodere
immediatamente e sbarcare su questa nuova
terra appena scoperta, ma riuscii a trattenermi.
Dopo la spinta iniziale mia madre cominciò
a muoversi lentamente su e giù, gemendo
forte ad ogni colpo, mentre io tentavo di
concentrarmi sul Presidente della Repubblica
e su quelle altre bruttissime facce dei
parlamentari che vedevo in televisione per
non arrivare ancora. Il godimento era infinito...
Ad un certo punto mamma cominciò
a muoversi più rapidamente, sempre
su e giù e quando andava giù
si lasciava letteralmente cadere sul mio
cazzo, che si infilava dentro di lei sempre
più profondamente. Avvertivo ad ogni
spinta il contatto con la mia punta con
qualcosa di caldo dentro di lei. Non capivo
più nulla. Più rapidamente
si muoveva mia madre e ancora più
rapidamente facevo scorrere nella mia mente
le immagini di quei figuri che ricordavo
nel parlamento.
“Toccami le tette”,
mi chiese sospirando Le sue tette mi rimbalzavano
davanti mentre lei andava su e giù.
Io volevo toccarle, baciarle, ma capivo
che se lo avessi fatto sarei venuto immediatamente.
“Toccami le tette!”
Questa volta era un ordine. Mi concentrai
su Prodi, Dalema, Follini, Savino Pezzotta,
Fini, Berlusconi, Veltroni, Bossi e raggiunsi
le sue tette con entrambe le mani, le afferrai
e le strizzai una dopo l’altra, alternativamente,
poi presi i capezzoli e li strinsi, erano
duri e sporgenti.
“Oddio!!!” lei
gemeva forte. Sentii la sua mano scendere
giù lungo il suo corpo, sul ventre
e ancora più giù; la sentii
che mi toccava il ventre e si infilava tra
di noi. Compresi che si stava toccando il
clitoride. Borbottava qualcosa che si perdeva
nei suoi ansiti, sempre più forti,
e dedussi scioccato, eccitandomi ancora
di più, che stava dicendo parole
sconce:
“Che mamma zoccola,
sta scopando, sta prendendo nella sua fica
il cazzo di suo figlio, che porca, una mamma
porca”. Erano parole e frasi che non
avevo certamente mai ascoltato prima di
allora e non credevo neanche che lei conoscesse!.
Lottavo strenuamente per concentrarmi sul
Presidente Ciampi, il più serio fra
tutti. Ma mia madre, improvvisamente, emise
un gemito e rimase senza fiato. Poi ricominciò:
“Scopami, bambino mio!
Scopa tua madre! Oh chiavami forte! Rompimi
la fica con il tuo cazzo meraviglioso! Ohhhhhh!
Vengo vengo amore mio, bambino mio, vengooooooooo,
ahhhhhhhh!” Sentivo la sua vagina
che mi stringeva il pisello come in una
morsa, quando lei si fermava dopo essere
scesa giù su di me, e ad un tratto
provai una sensazione strana, come se la
sua fica mi stesse succhiando tutto lo sperma
dal mio interno. Sobbalzai e avvertii una
dolcissima forza uscire fuori di me e scaricarsi
dentro la sua fica, una volta, due, tre
quattro, tutte ravvicinate, poi cinque,
sei sette; erano schizzi che le riempirono
la fica.
“Ciampi” invocai,
mentre perdevo il controllo e spingevo con
forza il mio cazzo dentro di lei. Quando
tutto finì lei si accasciò
lentamente su di me, apparentemente esausta.
“Oddio, come è
stato bello! Troppo veloce, ma bellissimo!”,
lei mormorò, senza fiato.
“Avrei potuto rallentare,
ma non ce l’ho fatta. Ero troppo eccitata.
Ci avevo pensato troppo prima, avevo troppo
fantasticato su questa cosa. E per te è
stato bello?” mi chiese dopo un momento.
“Bellissimo”,
confermai, riuscivo a malapena a parlare.
Tu hai pensato a questo? Intendo dire PRIMA
che papà lo suggerisse?” le
chiesi stupito, quando riuscii a riprendere
fiato.
“Ebbene, sì”
languidamente confessò.
“Ho il sospetto che
molte madri pensino di fare sesso con i
loro figli maschi una volta o l’altra”,
mi spiego con dolcezza.
“Molte di loro non lo
ammetterebbero mai, ma lo vorrebbero, stanne
certo. Ti confesso che anch’io ci
ho pensato molto, ancora prima che tuo padre
me lo proponesse. Ma non avrei mai creduto
che poi questo mio desiderio si sarebbe
realmente avverato, fino a quando lui non
ha iniziato a parlarmene. Da quel momento
ho capito che i miei sogni avrebbero potuto
divenire finalmente realtà. Meno
mane che me ne ha parlato! E’ stato
stupendo. E poi tu lo hai fatto meravigliosamente
bene!” lei dichiarò, accarezzandomi
una coscia.
“E’ difficile
credere che questa sia stata la prima volta
per te. Avrei piuttosto pensato che tu venissi
qui, mi dessi una botta veloce, mi ringraziassi
e andassi via. Mi è sembrato, piuttosto,
che tu l’avessi sempre fatto, che
fossi allenato, mi sono accorta che ti sei
controllato ed hai persino aspettato che
arrivassi io per prima. Tuo padre lo ha
fatto raramente in questi anni. Ma è
sicuro che non l’hai mai fatto prima?”
mi chiese con aria di sospetto.
“No, mamma, te lo assicuro,
è stata la prima volta”, confermai,
tirando il fiato. “Allora domani,
dopo che tuo padre andrà via, possiamo
provarci di nuovo e divertirci un po’”,
disse. Poi aggiunse:
“che c’entrava
Ciampi? Mentre mi venivi dentro ho sentito
che lo nominavi”. Ridacchiai:
“E’ il Presidente,
il nostro Presidente. Per evitare di venire
troppo presto tentavo di concentrarmi su
pensieri seri e tristi. E cosa c’è
di più triste della politica attuale.
Tranne, naturalmente il nostro Presidente,
che è davvero una persona seria”.
Mamma rise di gusto:
“Beh, ripassati tutta
la sequenza dei Presidenti, perché
domani ti voglio sentire mentre li elenchi
tutti quanti...” Poi fece scivolare
la mano sotto le lenzuola e mi toccò
il pisello, facendomelo ballonzolare da
un lato all’altro.
“Oddio, sei ancora duro!”
dichiarò, sorpresa, prendendomelo
in mano. Appena lo strinse la mia erezione
si fece ancora più poderosa.
“Sei di nuovo duro,
puoi farlo ancora!” lei sussurrò
eccitata, mentre me lo menava su e giù
ancora una volta. Poi me lo accarezzò
ancora e tolse la mano:
“No, forse è
meglio di no. Tuo padre sta aspettando:
Non facciamolo aspettare ancora molto, non
vogliamo certo che stia in pena o che si
ingelosisca. Per quanto lo sia molto, non
gli diamo ulteriori occasioni. Potrebbe
cambiare idea rispetto a questo progetto”,
mi avvertì con un sorriso, ma mi
accorsi che era seria.
“Lo potremo rifare domani.
Sarebbe meglio che tu ritornassi nella tua
stanza, così io posso andare a riferire
a tuo padre che è andato tutto bene.
Cavolo se è andato bene!” disse
con una esuberanza che non le avevo mai
visto. Poi accese finalmente il lume del
comodino. La stanza venne inondata da una
luce soffusa, che rendeva dolcissime le
curve del suo corpo. Non ero mai riuscito
a vederla completamente nuda: era meravigliosa.
Solo guardarla mi faceva rimanere con il
fiato sospeso.
“Mamma”, le chiesi
mentre mi sollevai sul letto, per guardarla
meglio:
“tutto questo è
normale?” Lei rimase distesa per un
momento, immobile.
“No. Madri e figli che
scopano non è una cosa esattamente
normale. Non proprio inusuale, perché
capita talvolta, ma non normale” lei
ammise, poi aggiunse con una risatina forzata,
“ma non sarebbe stato
così eccitante se fosse stato normale.
Io l’ho trovato estremamente eccitante,
non credi?”
“Oddio, certo che è
stato eccitante”, risposi. “Non
riesco a ricordare di essere stata così
eccitata prima e certamente non mi sarei
sentita così se fosse stato tutto
normale” affermò con una leggerissima
risata. Risi anch’io, contento di
essere stato così bene con lei. Lo
ero stato davvero.
“Ma questo non era esattamente
ciò che volevo dire”, continuai.
“Volevo dire quando
gli altri uomini sono inviati in Iraq, o
sono lontani per molto tempo, i loro figli
e le loro mogli fanno questo?” Pensavo
agli altri ragazzi che conoscevo i cui genitori
erano militari di carriera inviati in missioni
all’estero per tanto tempo. Chissà
se tutti facevano l’amore con le proprie
mamme.
“Questo ti infastidisce”
mi chiese lei. “Avverti sensi si colpa
dopo averlo fatto? Io non mi sento colpevole
di nulla”, dichiarò.
“No, infatti, non mi
sento colpevole affatto” aggiunse
lei, come se fosse un tantino sorpresa.
“No, neanch’io
mi sento colpevole. Solo un tantino curioso,
anzi, correggo, molto curioso”, le
dissi onestamente.
“Beh, io non so di sicuro
cosa facciano gli altri. Certo non è
il genere di cose che la gente ammette apertamente,
o che ne parla con gli altri, ma penso che
non sia del tutto inusuale per madri e figli
fare sesso. E questo genere di cose accadono
a prescindere che in una famiglia ci sia
un militare o meno. Però sin da quando
vivo accanto a tuo padre la sua carriera
militare mi sono giunte tante voci circa
le mogli degli altri soldati che dormono
con i loro figli quando i mariti sono lontani
per lunghe missioni e poi ho avuto testimonianze
attendibili che alcune di loro lo facciano.
Tuo padre non se l’è inventato
e non ha progettato tutto da solo. Ti ricordi
il colonnello Marini?
“Un po’”
risposi.
“Beh, lui aveva una
moglie molto attraente e molto civettuola
ed un figlio poco più grande di te,
Matteo. Ad ogni modo, il colonnello Marini
era un ottimo amico di tuo padre e quando
fu assegnato ad una missione nel Kosovo
lui disse a tuo padre di aver istruito suo
figlio a tenere sua moglie sempre sessualmente
soddisfatta. Sono sicura che da quell’evento
tuo padre ha tratto la sua idea. Del resto
nemmeno il Colonnello Marini ha tratto da
sé la sua idea, bensì da un
altro suo amico, il quale gli aveva confessato
che sua moglie e suo figlio dormivano insieme
quando lui era via. Perciò penso
che molti militari chiedano ai loro figli
ed alle loro mogli di farlo, in modo da
tenersi sessualmente soddisfatti reciprocamente,
ma ciò nonostante io so che ciò
accade con o senza l’approvazione
dei mariti. Voglio dire che non credo sia
possibile bloccare una donna con normali
desideri e un giovane adolescente con una
carica ormonale prorompente nella stessa
casa per un anno o ancora di ! più,
nonostante essi siano mamma e figlio, e
non aspettarsi che qualcosa possa accadere.
Accade. C’è sempre una marea
di pettegolezzi su questi argomenti, e talvolta
puoi constatarlo dal modo in cui mamma e
figlio interagiscono in pubblico. Non si
comportano come madre e figlio. Si comportano
come amanti. Per questo noi dobbiamo stare
molto attenti a questo. Dobbiamo cercare
di agire normalmente. E, naturalmente, tu
non dovrai dirlo a nessuno”, mi avvertì,
molto seria.
“Non lo farò”
risposi altrettanto seriamente.
“Puoi contarci, ti prometto
che non lo dirò mai a nessuno. E
saprò comportarmi bene con te anche
in pubblico, te lo assicuro”.
“Vai, ora” mi
disse scendendo dal letto e indossando la
camicia da notte.
“Potremo rifarlo ancora
domani pomeriggio, dopo che avremo accompagnato
tuo padre in aeroporto e lo avremo salutato.
Non dimentichiamo che parte per una missione
lunga e rischiosa e che noi gli vogliamo
bene”.
“Oh, io pensavo di doverlo
fare solo due volte la settimana, mercoledì
e sabato” le dissi con aria provocatoria,
mentre, alzandomi dal letto, davo un’altra
occhiata al suo splendido corpo nudo.
“Questi sono gli ordini
di tuo padre, non i miei!” mi disse
ridendo, poi aggiunse:
“Domani pomeriggio voglio
imparare come lo fa Susan. Voglio imparare
a succhiartelo. E tu dovrai leccarmela per
bene”. Questa frase mi provocò
una erezione istantanea, che praticamente
durò fino al giorno seguente, senza
interruzione. Come era prevedibile, mia
madre si dimostrò un’alunna
molto lenta nell’imparare e dovette
far pratica ripetutamente! Dopo aver esagerato
nel provare ogni modo ed ogni posizione
possibili sin dal giorno successivo a quello
della partenza di mio padre, cercammo di
stabilire di farlo una volta al giorno.
Non fu possibile, continuavamo a cercarci.
Io, appena tornato da scuola, non pensavo
al pranzo, non pensavo a nulla, tranne che
a far l’amore con lei. Mamma mi costringeva
a fare i compiti, poi la sera non vedevamo
l’ora di andare a letto insieme, ogni
sera, tutti i giorni. Tutti nostri programmi
erano andati all’aria. Fu un anno
meraviglioso, il migliore della mia vita,
ma ebbe una fine improvvisa, quando mio
padre tornò a casa. Tentai di avvicinarmi
a mia madre qualche volta, quando lui era
fori casa, anche per poco tempo, ma lei,
con gentilezza, mi respinse. Eravamo tornati
di nuovo madre e figlio. Mi fece davvero
male. Ne uscii veramente devastato. Come
poteva essere successa una cosa del genere?
Cacciarmi via così! Ero stato il
miglior amante che lei avesse potuto avere.
Me lo aveva detto dozzine di volte mentre
facevamo l’amore. Sapevo quanto le
piacesse il sesso. Prima lei lo faceva solo
due volte la settimana. Con me, invece,
avrebbe potuto farlo ogni giorno, o dieci
volte al giorno solo se lo avesse voluto,
e qualche volta lo voleva e lo abbiamo fatto.
Le piaceva da impazzire succhiarmelo e mentre
lo faceva mi diceva che le piaceva tanto
bere il mio sperma. Le piaceva che le leccassi
la fica ed impazziva dal godimento quando
lo facevo. Come aveva potuto interrompere
questa meravigliosa avventura e buttarmi
via come una scarpa vecchia? Non riuscivo
a spiegarmi come potesse essere accaduto
così semplicemente. Alla fine, mi
resi conto che lei riuscì ad interrompere
così facilmente per lo stesso motivo
per il quale era riuscita ad iniziare l’avventura.
Lei non stava seguendo i dettami dei propri
desideri né all’inizio, né
alla fine. Anche se lei aveva ammesso di
aver voluto fare l’amore con me, suo
figlio, ed aveva anche fantasticato su questo,
lei non avrebbe mai agito di proprio impulso
se mio padre non gli avesse dato via libera.
Lui aveva detto che andava tutto bene, lei
era d’accordo. Quando ritornò
a casa e le disse che non stava più
bene, lei terminò di farlo. E sebbene
noi avessimo infranto una delle principali
regole morali, uno dei tabù sociali
più fondamentali, non credo che lei
si fosse mai sentita in colpa. Neanch’io
mi sono sentito in colpa e non mi sento
tuttora. Ma perché poi avremmo dovuto
sentirci in colpa: noi stavamo eseguendo
un ordine!
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