Pump al cubo
di Kamicina
Dedicato a tutte quelle
che, come me,
con l'arrivo dell'autunno stanno valutando
l'idea
di tornare in palestra... :)
La prima cosa che noti, entrando,
sono gli specchi.
Specchi da tutti i lati, di fronte, a destra
e a sinistra, specchi che rimandano proiettata
l'immagine del tuo corpo che va rimodellandosi,
giorno dopo giorno, sotto le spinte tonificanti
del body pump. Il corso che segui si chiama
proprio pump, pump alla 3°, per la precisione:
pump con quel 3 piccolino in apice come
quella canzone orrenda di Jovanotti, 'Tanto'
alla 3°, tanto al cubo. Questo corso
qui si chiama pump alla terza, pump al cubo,
e quindi, per logica conseguenza: pump pump
pump.
E' facile che pump richiami pomp, e tutta
un'altra serie di succose derivazioni sessuali
che, come vedrai, non sono poi tanto fuori
luogo in un'area ormonalmente così
pregna come la palestra.
Sei in palestra, bella mia, croce e delizia
di ogni fanciulla che si rispetti, inguainata
nelle tue tutine fosforescenti comprate
sulla bancarella dei pakistani, sudata già
da capo a piedi ancora prima di cominciare.
Sei in palestra, pronta a pumpare come una
dannata pur di raggiungere la perfetta forma
fisica, cieca obbediente alle severe dritte
del muscoloso fascinoso allenatore trainer
pump.
Siete pronti?!? La musica parte già,
ed è musica perfettamente consona.
Unz unz unz.
La seconda cosa che noti è che siete
a maggioranza donne, di un'età variabile
tra i 20-25 e i 40 portati bene. La terza
cosa che noti è il sudore acqueo
rimasto appiccicato agli specchi giganti,
il sudore doloroso, pago e sterile delle
giovani miss succedutesi nelle ore precedenti.
Prima del tuo corso, in bell'ordine: gag
(aha haha bella gag! gambe addominali glutei,
la zona calda dell'adiposo piacere), body
sculpt (dacci di scalpello, e pensa intensamente
alla prova bikini), e step (brian e garrison
son solo dei gran pugnettari, a confronto
con le complicatissime coreografie che vengono
elaborate qui dentro).
La quarta cosa che noti è che signore
e signorine si dispongono, all'interno della
sala, secondo un rigoroso ordine meritocratico,
come a scuola: le più brave in prima
fila, le più imbranate in fondo.
La quinta cosa che noti è che tu,
dolcissima, non sei in fondo, sei praticamente
nel parcheggio. E ringraziare.
Davanti a te ci sono culi cesellati, dorsali
scolpiti, braccia nerborute e code di cavallo
saltellanti. Di fianco a te, un panzone
con gli occhiali in maglietta beige pezzata,
uno di quelli che proprio non si vuole arrendere
al destino beffardo. Laggiù, con
l'auricolare e la fascetta in testa, un
guizzo di muscoli e nervi, un corpo di marmo
e un capello à la Tacchinardi, il
tuo istruttore, il pumpone, il sogno erotico
di ogni impiegata del ceto medio, un uomo
di gomma a metà tra un big jim e
un men's health che è già
partito a scheggia col riscaldamento muscolare.
Dietro di te, una pila di step, materassini,
pesetti, elasticini, e tutta un'altra serie
di non meglio identificati oggetti di tortura.
Troppo tardi per chiedersi: chi me lo fa
fare? ormai il corso è partito, e
tu, cara mia, hai già perso il passo.
Vedi dallo specchio riflesso lo sguardo
sprezzante e sufficiente delle tue compagne
di fatica, che fatica però non fanno,
e che, leggiadre e competitive, si massacrano
sullo step alla ricerca disperata di un
contatto oculare, anche breve, anche fortuito,
con l'aitante trainer, giovanotto di soli
short e canottierina che risponde all'esotico
nome di Samuel. Il nostro Samuel, si dice,
aiutato da un magnetico sguardo latino e
un vago, vaghissimo accento sudamericano,
ha mietuto - pare - già più
di una cinquantina di vittime tra le giovani
o meno giovani femmine qui tesserate, specie
quelle dai 38 in su, quelle dai pochissimi
rimorsi e dalle ancor meno pretese (poco
importa, infatti, che il bell'istruttore
-si narra- non sia di Caracas ma di Caserta,
e che non riesca a produrre più di
una frase di senso compiuto al giorno.
Quando uno si chiama Samuel, quando si rivolge
a te con cadenza cocente mormorandoti: como
estas? e, last but not least, con quel sederino
di carrara che si ritrova, è probabile
che certi dettagli passino inosservati...
o no?).
Ora, unz unz unz, Samuel ci sta dando dentro
di brutto su quello step nero e blu, e invita
tutte a fare altrettanto. Alzi gli occhi
all'orologio a muro convinta che siano passate
almeno due ore, e ti ritrovi a constatare
con un misto di incredulità e incazzo
che sono appena le 19.05. Vai riflettendo
su come potrai resistere ad altri 55 minuti
di 'sta roba, quando arriva, roboante e
amplificata dalle casse, la voce fintospagnola
del trainer che riprende te, sì,
proprio te, che avevi un bel da nasconderti
dietro le schiene delle altre, proprio te,
che, come quand'eri a scuola e si cercava
qualcuno da interrogare, ti punti il dito
al petto, ti giri istintivamente verso il
nulla e poi, con fare meravigliato e affranto,
reagisci con un: "Dici a me?? Proprio
io?”
"Sì, tu. Con la maglietta azul”
Azul lo vai poi a dire a tua madre. Stronzo.
Casertano.
Attendi con sorriso di circostanza, mentre
c'è già chi perfida ti squadra.
"Bueno, el movimento es... esto. Vedi?
Riesci a mirar? Vieni più vicino,
sennò non vedi e poi esbagli l'exercizio”.
Samuel ti fa cenno di avvicinarti, di posare
lo step di fianco al suo.
Ma porcatroia. Attraversi la sala a grandi
falcate, tra l'invidia delle mature donnelle
incazzerecce. Visto da vicino il trainer
non è poi malaccio, anzi, ammettilo,
è decisamente arrapante, ma così,
collocata in prima fila, ti prende l'ansia
da prestazione e cominci a inciampare a
musica ancora ferma. E ti girano i coglioni.
Unz unz unz. "Riprendiamo!”
Dopo neanche due minuti, ti ricorregge.
"No... aquì è l'errore.
Il ginocchio, eso... tutto indietro. Così.
Esto... spingi di più, brava, bueno,
spingi su el muscolo lateral...”
Ma cristo. Siete in trenta, e solo a te
caga il cazzo? Ore? 19.10.
Samuel pompa: "Avanti! Da capo!”
Scopri, a metà lezione, che fissare
autisticamente il gluteo scolpito del bamboccio
è un ottimo modo per fare arrivare
le 20 in maniera più rapida e indolore.
Samuel ti coglie sul fatto e oh mio dio!
strizza l'occhio? Sarà stato il sudore
che gli è colato dalla fronte, certo,
sarà stato quello. Ti concentri sui
tuoi passi sempre più incerti e,
in un attimo che neanche te ne accorgi,
sono le 20.
Musica lounge. Inspirare. Espirare. Inspirare.
Espirare. Applauso di rito. Le festose fanciulle,
madide di sudore, si ritirano verso gli
spogliatoi.
Giusto un paio di irriducibili leonesse
si fermano con qualche pretesto dal tonico
Samuèl, il quale, piegato in due
e col culetto in fuori, è intento
ad armeggiare con lo stereo sul pavimento:
gli unici due neuroni, possiamo immaginare,
impegnatissimi a scegliere i brani per il
pump del giorno dopo. Le mature donzelle
inventano domande ed espongono dubbi, chiedono
fintissime informazioni sui prossimi corsi
e consigli terapeutici per un fastidioso
torcicollo... Samuel sorride, ma troppe
cose contemporaneamente non riesce a fare.
Dopo aver risposto a brevi battute, si riconcentra
sullo stereo e congeda le signore, evidentemente
deluse dal non essere riuscite a strappare,
neanche stasera, un accenno di invito a
bere qualcosa. Anche solo una semplice illusione.
Un vago segnale di interesse. Ma le due
non disperano: mentre rientrano nello spogliatoio,
già le senti architettare la tattica
per l'indomani.
Bene, ti sei goduta la scena, hai rimesso
a posto gli attrezzi, e puoi anche levare
le tende. Quando arrivi a casa stasera,
apri il frigo, ti sintonizzi sulla soap
e ti strafog...
"Ehi, tu! Aspetta un secondo, por favor!”
Ci risiamo. Ti volti. Samuel ti si sta avvicinando
con passo sodo.
"Dimmi... mi dica...”
non sai nemmeno come rivolgerti a lui.
Attendi, già tesa all'idea di ricevere
altre raccomandazioni su come svolgere correttamente
gli esercizi. Esausta, peraltro. Sudosa.
Nel vuoto e nel silenzio innaturale di una
palestra prima che chiuda, nello specchio
che non rimanda altro se non l'immagine
di un movimento che non c'è, nell'immobilità
sgombra, nel ricordo di un qualcosa che
c'è stato e s'è agitato come
in una grande danza vitale sostituita, finalmente,
da un sudato e serafico nirvana, sembra
tutto, per un secondo, meno artefatto. Sembra,
per un istante, un momento vero. Samuel
ti guarda. Ti appare esitante, e ti chiedi
confusamente il perché. Aleggia,
tutt'attorno, un vago olezzo di ascella
e di suola.
"Bueno, se mi posso permettere... tu
non me pari convinta del curso, della lezion...
fai le cose, gli exercizi, ma senza l'espirito,
la voglia, se posso dir...”
Muta. Stupita. Diciamocelo. Persino un po'
offesa. Diciamocelo.
Permalosissima. Vabbuò. Sentiamo
cos'ha da dire.
“...e in particular el pump, que es
una disciplina assai stancante, sì?
e complessa, in quanto que rivolta a un
preciso fine, quello de potenciar el cardio-fitness...”
"Tu credi - posso darti del tu, Samuel?
Tu credi che le signore qui dentro vengano
per il cardio-fitness? Credi che a una sola
di loro freghi qualcosa del cardio-fitness?”
sbotti.
"Bueno... e por quale motivo, allora,
esse sarebbero aquì...?”
"Scopare, Samuel. Scopare.”
Lo dici come se fosse la cosa più
banale del mondo, ed effettivamente lo è.
Samuel attacca a balbettare qualcosa, più
per dovere professionale che non per altro.
"Scoparsi te, o uno qualsiasi degli
omarini qui fuori, o perfino il panzone
che era di fianco a me stasera, un qualunque
uccello ancora funzionante, sì? che
di certo le troverà più attraenti,
o bueno più desiderabili con l'addominale
a tartaruga e il culetto tonico. A questo,
e solo a questo, serve il tuo pump”
aggiungi.
"Bueno, ma... e allora io devo finalizar...
devo concludere... che a te non interessa
de scopar, vista la poca voglia che ce metti
negli exercizi...”
e bravo Samuel, che pareggia con questo
gol in zona Cesarini. E sorride.
Non sai bene cosa rispondere. Ridi un po'
spiazzata. "Bueno...”
rifacendogli ancora il verso “...se
proprio devo esser sincera...”
Samuel sorride, stirandosi la schiena con
le mani allacciate dietro, gonfiando il
torace verso di te. E aspetta, con uno sguardo,
bueno, un po' malizioso. Ti eccita, cazzo,
questo casertamericano che ti punzecchia
pure, è fastidioso ma attraente...
Ma guardalo... si sta passando la lingua
sulle labbra, sui denti bianchi... ma guarda
com'è sicuro di sé, come si
liscia il petto e i fianchi... come si accarezza,
e si avvicina lentissimamente a toccarti
i capelli, a passarti un dito sotto al mento
e sulle labbra...
Inspiri. Espiri. “...se devo essere
sincera, io ti scoperei anche qui. Anche
adesso”.
"Ah, esta è una grande noticia”
risponde lui.
Prima ancora di renderti conto di ciò
che realmente hai detto, esto chico ti spintona,
con coraggio, dentro al camerino privato
riservato al trainer. Un bugigattolo di
due metri per due, naturalmente adornato
di specchi, naturalmente corredato di panca,
naturalmente provvisto di doccia, potremmo
dire la risposta salvaspazio salvatempo
nonché cardio-fitness alla tradizionale
sveltina fuoricasa. Potremmo anche dire:
bueno. Potremmo anche dire che Samuel è
già nudo, mentre tu ancora perdi
tempo ad ambientarti.
Ti sfili la maglietta azul, constatando
rapidamente, mentre la getti a terra, che
ha lasciato dietro di sé una scia
di odor cipollino veramente notevole, non
immaginiamo quindi di cosa sapranno i fuseaux,
che li indossi da stamattina, Samuel pare
non darsene cura, e peraltro, a ben sentire,
il mascolo profuma di cocco e lavanda perfino
dopo tre ore di pump. Qui non va bene, è
l'uomo che ha da puzzà e tu dovresti
spandere gelsomino, anzichenò. Ma
vabbè, l'emancipazione vorrà
dire anche questo, in fondo. Ti si incolla,
madido e focoso com'è, col suo corpo
contro il tuo, un petto tutto scolpito e
tartarugato e due gambe vigorose, ti slaccia
il reggiseno con un unico gesto tra pollice
e indice e poi scende a frugarti dentro
le mutandine, al che noti, con precisione,
che l'uccello laggiù si sta alzando
galantemente per salutarti -Stia, stia,
non si disturbi!- e dal tuo basso ventre
si diffonde un effluvio di afrori penetranti
nonché una cascatella di umori d'attrazione.
Ti succhia le labbra con voracità,
schiacciandoti le tette a rapidi movimenti
circolari, mosso da una fretta che un po'
ti eccita e un po' ti innervosisce. Infine
ti sbatte nel box doccia, entra con te e
chiude la porticina in vetro.
Ah, la doccia! Quale sopraffina invenzione
dell'essere umano! Quale sommo piacere,
quale paradisiaco risveglio dei sensi! Acqua
che innaffia ed inonda, ti immergi nel divino
sguazzo chiudendo gli occhi e mormorando
mantra, godi con lenti sospiri del getto
caldo-tiepido che mellifluo ti rilassa le
spalle e le membra, ah! la doccia! Stacchi
un docciaschiuma dal gancio e cominci a
insaponarti con ritrovata euforia, ah! Como
me gusta! Samuel è impegnato a mordicchiarti
le tette e ti lascia fare, ogni tanto si
ferma, ti guarda, e non lo dice ma lo pensa:
"bueno, se parlava de scopar, o que
altro...? Ti schiumi tutto il pelo della
patatina strofinandola come fosse un giocattolo,
guardi Samuel negli occhioni, sguardo nero
e un po' bovino, e il capello scuro che
gli circonda tutto il viso, profondo e animalesco,
avvolgente e robusto, gli passi due dita
tra le labbra, sotto l'acqua che cola e
deterge, lavi un po' anche lui, passi le
mani sul suo corpo disegnato, gli cerchi
la lingua per leccarlo, con l'altra mano
gli afferri il cazzo là, sotto la
cascata, par di essere ai tropici e invece...,
chi l'avrebbe mai detto, aquì, in
palestra, nel box dell'ammmmore, mentro
lo guidi lenta, precisa e già cotta
di calore verso la tua boccuccia pelosa,
ti solleva le gambe, lasci che ti sostenga
con la forza dei suoi muscoli e ti ci abbandoni,
mentre ti accarezza il seno e senti che
affonda dentro di te con decisione, pensi
che allora è vero che lui se le è
fatte tutte, lì dentro, e mentre
si fa largo a strattoni nel tuo caldo pertugio,
schiacciandoti contro la parete del box
e con le sue dita a carotarti le chiappe,
mormori: "molto, molto bueno...ah esto
es... molto bueno...”.
E poi, pump, pump, pump.
Quella sera lì, finisce che vi chiudono
dentro. Gli inservienti, andandosene, spengono
le luci e chiudono tutto a chiave. Ecco
qua.
Maialotti che altro non siete. Cosicchè
Samuel, che, a detta sua: "tengo un
pochito de esperiencia quando ancora facevo
el teppistello a Caracas, como dite voi...
bullo?”.
"No”
rispondi tu, vedendolo trafficare con mani
esperte sulla serratura "Noi diciamo
ladro...”.
.. e doveva essere pure bravino, in gioventù,
dato che, con un fil di ferro, tric trac
fa saltare la porta in 2 e 2 quattro, Samuel,
che si dimostra essere vero ragazzo di borgata,
risolve la questione senza inutili intoppi
e senza compromettenti telefonate al titolare,
che già una volta, ma questa potrebbe
essere leggenda, pare sia stato licenziato
da una palestra perché s'attardava
di continuo dopo le lezioni con le sue allieve,
e poi ci fu una che, dissero, rimase incinta
e lui cambiò città... storie
da seduttore latino, probabilmente pure
inventate, e ora via, un ultimo sforzo degli
adduttori per scavalcare il muretto di cinta,
e siete liberi, ormai è sera fatta,
vi salutate con un casto bacio.
"Allora”
ti squadra, malizioso e gattone "te
gusta un poco de più, el pump?”
Tu, che stai già aprendo la portiera
della macchina, ti fermi e dici: "Bueno...
depende...”
sorridi "le tue lezioni mi fanno ancora
cagare, ma il dopo-pump è stato,
come dire...”
"Como?” ti sorride lui.
"Quasi peggio”.
Silenzio.
"No, scherzaaaavo!”
ridi, mentre sali in macchina e gli fai
ciao-ciao con la manina mentre ti infili
nel traffico del ritorno.
Samuel è un puntino scuro tra il
marciapiede, la siepe e la città.
Non glielo hai detto, ma è così:
il pump ti ha già stufato. Noioso,
tutto uguale. Mentre ti fermi a un semaforo
rosso, sulla via del ritorno, la tua attenzione
viene catturata da un cartellone: "Ju-jitsu.
Aperte le iscrizioni. Istruttori qualificati”.
Hai sempre sognato di imparare le arti marziali,
perciò ti annoti velocemente il numero
di telefono della palestra e, a semaforo
verde, riparti di slancio, che sono quasi
le 21 e hai già perso 'Un posto al
sole'. Chissà se tua sorella l'ha
registrato, o magari se l'ha visto te lo
racconta, rifletti mentre imbrocchi miracolosamente
il parcheggio al primo colpo. Chiudi la
macchina e scendi, e, mentre una folata
di vento freddo ti ghiaccia corpo e pensieri,
ti ricordi improvvisamente che domani scade
la rata del divano.
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