Puttana è la notte
Era tutta colpa di mia moglie
però, se lei non mi eccitava più.
E credetemi ragazzi, io cercavo pure d’incularla
in profondità. Ma non voglio mica
scendere nel basso dei dettagli. No. È
il cazzo piuttosto che non mi si alza proprio
più. Davvero. Mi vergogno un poco
a dirlo quasi, davanti a tutti quanti.
Eppure mi gonfiava sempre solo a guardarla
piegata leggermente a pecorina. O se me
la sbatteva in faccia per farsela leccare.
E adesso più niente.
Io ci riprovo nel frattempo. Non mi arrendo
mai. E ogni giorno cerco di buttarla dentro
nella fica. Tutte le sere la riposiziono
a dovere e ci riprovo. E niente. All’alba
specialmente, che poi è il momento
migliore ha detto il medico.
Ma niente ancora. Preparo il funerale. E
addio cazzo mio. È moscio una lanugine
di carne. Non si rizza quasi più.
Addio.
Stanotte però scende dal letto tutta
nervosa mia moglie. È successo un
fatto proprio strano. Si riveste d’impulso.
Alle due. Erano le due. Ma dove andava a
tirare a quell’ora.
“È troppo tardi” ho detto.
“Rimettiti tra le coperte.”
Mi ributto subito dentro il letto. In pigiama.
“Rivestiti” mi dice lei.
Fa la voce grossa.
“Per andare dove?”
“Rivestiti. E zitto.”
Scendiamo, l’ascensore che ci porta
giù in garage. Al piano zero. Si
infila in macchina. Guido io. Non so nemmeno
dove andiamo.
Poca benzina. Si accende rosso. Lei tace.
È nervosa. Al primo distributore
notturno mi fermo. A due passi dalla superstrada.
Camion. Mi guarda. Mi tocca il cazzo. Niente.
Non sento niente.
È scesa già dall’auto.
Con certe moine si avvicina alla pompa e
così sfiora col culo benzinaio nano.
Lo ha strofinato inclinandosi maestosa.
Il nerbo sotto la tuta del nano si è
sollevato di molto. Si vedeva.
Ha preso tra le dita il randello enorme
del nano e se lo è infilato tutto
in bocca.
Non ci stava quasi in bocca. Senza guardarmi
lo ha fatto.
Stava seduta accanto a me, in macchina,
e gli ha fatto al volo il pompino. Al benzinaio.
Con lo sportello aperto lo ha fatto quella
zoccola.
E il nano lì che respirava forte.
Mugolava. Mi lanciava occhiate rigonfie
di stupore. Finché è venuto
alla fine. E un getto di sborra è
finito contro lo sportello. Mia moglie si
è leccata i polpastrelli.
“Sei proprio una troia” ho detto
io.
“Ti piace il cazzo, eh, signora?”
Ha detto il nano
“Avanti, devo fare benzina”
lo ha interrotto lei.
Il nano si è tirato su la tuta.
Ha preso la pompa in mano e lei strattonandone
il tubo di gomma si è infilata la
pistola nel buco della fica. La punta esattamente
si è infilata. Senza premere mai
niente. Si masturbava leggermente col freddo
ferro. Si masturbava davvero, con la pistola.
Se lo schiaffa in bocca tutto quell’aggeggio
di ferro. Il nano ancora non fiatava. Io
ero raggelato.
Si è voltata di spalle col culo rivolto
al benzinaio e ha detto: “Il pieno,
qui… nel culo!”
La bocca era rivolta sulla mia patta questa
volta. Ora si ingrossava a dismisura. Lo
ha preso tra i denti e le labbra hanno agguantato
il resto. Mi sentivo scoppiare adesso. Oddio.
Succhiava come un’ossessa. Mi arrivava
fin sopra alle palle. Le ho sborrato in
bocca alla fine. Ingoia tutto.
Mia moglie era diventata una troia impeccabile.
Il nano le teneva la pistola della benzina
nel culo e ora la bocca era tutta occupata
dal mio cazzo rinato. E lei me lo succhiava
divina. Troppo lo succhiava. E quell’altro
che la pompava da dietro.
Lei mi lascia il nerbo e urla a perdifiato
che sta godendo come una cagna. Oddio, ragazzi.
A un certo punto la pompa l’ha riempita
completamente di benzina. Tutta quanta.
Mutande. Gonna, scarpe. Era zuppa di benzina
ora. Odorava. Ha pagato al nano. E mi ordina
di proseguire lungo il litorale.
“Mi voglio proprio divertire questa
notte” ha detto.
Ci fermiamo poco prima della città,
vicino alla spiaggia. Dei ragazzi col codino
suonavano la chitarra davanti a un falò.
Esce. Chiude lo sportello. E si spoglia.
Non ne può più della veste
unta di benzina. Getta la stoffa nel falò
e una vampata di fuoco esagerata divora
la stoffa sottile ingrossando di più
la fiammata.
Quei ragazzi intanto la guardavano stralunati.
Tutto pareva irreale. Ha preso una fetta
di cocomero tutta consumata dai morsi selvaggi
e ora si inumidiva la fica. Se la ficcava
dentro con vigore. La estrae.
“Mangiala” mi ha ordinato.
L’ho leccata. Sapeva troppo di benzina.
Mentre la mia lingua filava su quella mezzaluna,
lei si lasciava montare mezza infoiata da
quei quattro nerboruti, sotto la luce del
falò.
“Ehi, taxi…” mi richiama
ridendo, “ora portami al sexy shop.”
Il sexy shop è aperto di notte. Ha
sporcato i sedili di sborra sedendosi. Le
colava dal culo purtroppo. È entrata
nuda nel sexy shop. Il commesso la guardava.
Si è rivestita da capo a piedi comprandosi
certi abiti da vacca. Stivaletti sadomaso
di vernice rossa. Era una superputtana.
Tutta intrisa di pelle traslucida dimenava
il culo come se fosse in passerella. Ancheggiava.
Sullo schermo davano un film porno. Ha sbocchinato
il commesso e poi quattro tizi che si godevano
lo spettacolo.
Fuori era tutto buio. Le quattro.
“Taxi” ripete.
Mi prende per un taxi. E di nuovo si fa
portare in giro. Nella notte. Dirige le
danze mia moglie. Decide lei il tragitto
da fare. E mi tocca portarla ovunque, sulla
stradale per esempio. In lontananza nebbia
e fari di camion. Si avvicina a piedi nella
piazzolla di sosta.
Sono sceso dalla macchina prima io.
“Nasconditi, stupido… se ti
scoprono finisce tutto il gioco”.
Si accosta così a un camion e comincia
a pisciare sull’asfalto, abbassata.
Canticchia. L’uomo del camion si sveglia.
Accende i fari. La vede pisciare sotto i
fari. Abbigliata così da zoccola
è arrapate per chiunque.
L’uomo del camion infatti è
sceso. Porta i baffi. Altri si avvicinano
dai TIR parcheggiati. Hanno visto la scena.
E si appressano. Uno la spinge contro l’altro,
se la contendono col cazzo in fuori. E lei
si lascia palleggiare mollemente. Finché
non la mettono a pecora, in tre.
Le strappano il tanga. Ora con due mani
brandisce due verghe contemporaneamente,
ora se ne ficca in bocca due alla volta.
Un totale di cinque se la scopano insieme.
Tutti che si fottono mia moglie, in contemporanea.
Mi avvicino stupito.
“Vieni anche tu…” ha detto
il camionista sborrando “c’è
spazio per tutti.”
“Sono venuto a riprendere mia moglie”
ho balbettato io.
“Tua moglie? Bella troia è
tua moglie” ha reclamato uno coi baffi.
“Perché non ce la lasci un
altro po’ e te la sistemiamo a puntino?”
“Avanti, sborratemi tutti in faccia”
ha invocato lei.
“Dobbiamo ritornare a casa, sbrigatevi”
dicevo io al gruppo dei camionisti.
E fiotti di sperma le ricoprivano la fronte
e riempivano i capelli. Era duro. Mi era
tornato duro finalmente. Era alba. Mia moglie
era una troia impeccabile. E quanto a me,
ero un uomo guarito grazie a lei.
John Fizz Akedo ha 28 anni è
italiano ha vissuto a Londra a Parigi e
in culo al mondo ora vive qui sull'etere
in realtà non esiste la suo email
address è: solocontroluce@yahoo.it
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