Sesso, bugie e videotape
Sono uno studente universitario,
vivo in un quartiere piuttosto elegante
di Roma, e sono un po’ sfigato con
le ragazze. Vi racconto però in che
modo ho potuto vivere esperienze sessuali
soddisfacenti, nonostante la mia mancanza
di fascino e di capacità con l’altro
sesso, sfruttando la bellezza dei miei amici
più cari (e la troiaggine delle mie
amiche parioline…). Spero che anche
voi, se avete difficoltà ad approcciare
con l’altro sesso, possiate trarre
esempio dalle mie gesta: tanto di amici
carini e di ragazze troie il mondo ne è
pieno!
Alla fine del primo anno di
Università, superato con discreti
risultati, andai in vacanza a Santo Domingo
con il mio amico Paolo: un vero sex-symbol
nella zona, ed in più anche simpatico.
Io già ero d’accordo con le
mie amiche innamorate di lui su di un progettino
che avevamo curato con cura prima della
partenza: si trattava di recuperare materiale
fotografico di quel fusto, possibilmente
senza vestiti, mettendo in risalto soprattutto
la plasticità del suo uccello, la
cui bellezza aveva oramai fatto notizia
tra le ragazze del gruppo. In cambio avrei
ottenuto qualcosa di ancora imprecisato,
su cui ci saremmo accordati al mio ritorno,
a seconda della ricchezza del materiale
prodotto. Ed io non avevo dubbi sulla ricchezza
del materiale che avrei rimediato, perché
riuscii sin dal primo giorno a fotografare
Paolo completamente nudo approfittando del
suo sonnellino serale.
Di ritorno dalla spiaggia,
infatti, dopo la consueta partitella di
pallone con i ragazzi del luogo, che puntualmente
ci umiliavano in ogni modo, ci infilavamo
sotto la doccia di filato. Poi, prima di
cena, cotti dal sole, ci buttavamo ciascuno
sul proprio letto. Lui però era solito
farlo nudo, anche a causa del gran caldo.
Ecco che io allora, atteso che si riaddormentasse,
mi infilavo in camera sua e cominciavo a
fotografarlo, con degli zoom impressionanti
sul pene, che riuscivo a ritrarre co un’attenzione
davvero incredibile per i particolari. Di
ritorno dalla vacanza avevo in una cartella
della memory-card della mia macchina fotografica
qualcosa come 200 foto di Paolo, ripreso
in ogni particolare del suo corpo abbronzato
prestante ed atletico.
A Raffaella, mia referente
principale nel progetto delle foto, di ritorno
a casa, ne feci vedere solo alcune in anteprima,
e molto di sfuggita, da lontano, attraverso
il piccolo display della macchina. Non appena
lei comprese il valore del materiale che
le avevo riportato dalla vacanza, quasi
non credeva ai suoi occhi. Cominciò,
io credo, ad eccitarsi, come potei dedurre
dal mutamento del suo volto. Una persona
che si eccita come una cagna e perde il
controllo dei propri sensi infatti la si
può forse riconoscere dagli occhi,
perché divengono più lucidi
e le pupille si sgranano. Fateci caso…
Lei si eccitò molto ed io ne approfittai
per iniziare a dettare le mie condizioni.
Per vederle, lì, ora, tutte, con
calma, mi doveva anzitutto spompinare per
benino, con ingoio, s’intende.
Per avere le foto a sua disposizione,
invece, volevo che lei rischiasse tanto
quanto avevo fatto io e mi procurasse foto
simili delle sue amiche fichissime: Giulia,
bionda occhi azzurri, elegantissima, con
quelle tette enormi; Lavinia, piccolina,
minuta, una che non te la dà nemmeno
se la paghi, con la puzza sotto al naso;
la sua coinquilina Sara, alta, magra, mora,
occhi blu, culo perfetto, bellissima; ma
soprattutto Giorgia, il desiderio erotico
di chiunque di noi: mora capelli lisci lunghi,
carnagione olivastra, occhini grandi neri,
un corpo semplicemente perfetto. Un desiderio
proibito.
Per il pompino Raffaella non
si fece pregare: dieci secondi e il mi pisello
stava già dentro la sua bocca inzuppata.
Spompinò con ardore, mentre io le
facevo scorrere le immagini del cazzone
di Paolo sul display e lei le guardava con
avidità. Sognava magari dentro di
sé che il pisello che aveva in bocca
fosse quello bello, lungo, liscio, scuro,
levigato, dritto, curvato verso l’alto,
di Paolo. Le sborrai piuttosto in fretta
una discreta quantità di sborra,
che ingoiò con un primo colpo, salvo
un po’ che le colò fuori dalle
labbra, attaccandosi attorno al mento, così
che dovette raccoglierla con la mano e riportarsela
in bocca per un secondo sorso. Poi si guardò
le foto con calma e mi promise, prima di
andarsene, che avrebbe fatto il possibile
per accogliere le mie richieste.
Le prime 20 foto, le più
caste, se le guadagnò nel giro di
24 ore, quando si presentò a casa
mia con i negativi di un paio di rullini
di foto di Giulia dell’estate precedente,
fotografata in spiaggia mentre prendeva
il sole in topless. Di meglio, su Giulia,
non poteva davvero darmi. Di per sé
potrà sembrare poco, lo capisco,
rispetto al rischio che avevo corso fotografando
Paolo. Ma dovete capire che da un po’
girava la voce dell’esistenza di quelle
foto, scattate durante una vacanza tra amiche
in Calabria, in cui Giulia compariva in
topless. Ed io sapevo che Raffaella le aveva
e speravo davvero che le avrebbe messe in
comune con me. Finalmente le ebbi: Giulia
appariva abbronzantissima, sorridente, a
tette al vento: delle tette grandi e polpose,
ma meravigliosamente curvate, irregolari
insomma, di una forma particolare…
Altre 50 foto Raffaella venne
a prendersele la settimana dopo, schiava
dell’esigenza di possedere quei reperti
che evidentemente stavano mandando in tilt
il suo desiderio. Mi portò del materiale
straordinario: la sua coinquilina Sara fotografata
sotto la doccia, a letto, in camera senza
reggiseno, ed anche con il pelo di fuori.
Gliele aveva scattate lei stessa per scherzo,
come forma di complicità. Le foto
erano carine e divertenti: in una, per gioco,
Sara, con indosso solo un paio di slippini,
prendeva una banana e se la infilava in
bocca e tra le tettine. I capezzoli erano
proprio come me li ero immaginati: scuri,
lunghi, grinzosi. Il pelo della fica era
nero, folto ma concentrato in verticale,
non diradato in larghezza.
Con le foto di Giulia prima
e di Sara poi mi feci delle seghe straordinarie.
Non riuscivo a smettere di guardarle.
Sapendo della passione per
Sara del mio amico carissimo Alessandro,
mi decisi a fargli sapere che avevo delle
foto interessanti. Lui impazzì all’idea
di vedere le foto di Sara. Voleva perfino
darmi dei soldi. Io ero un suo amico carissimo,
in quel periodo stavamo sempre assieme,
però non volevo neppure perdere l’occasione
di rimediare, sempre con la tecnica dello
scambio, qualcosa di utile per la mia vita
sessuale. Lui in quel periodo si scopava
una biondina niente male, che sinceramente
ora non ricordo come si chiamava. Una tipa
un po’ scema, ma davvero carina. Gli
fornii la telecamera che mi avevano regalato
alla cresima, gli spiegai come utilizzarla
e la cosa fu fatta nel giro di 24 ore. Lui
la nascose in camera da letto sotto un mucchietto
di vestiti e riprese tutta un’intera
scena di sesso tra i due, insistendo anche
con la malcapitata in modo che si esponesse
bene verso l’obiettivo della camera.
Nel video ci fu una scenetta divertente,
perché quando Alessandro le prese
la testa, spingendola verso il suo cazzo
in tiro per farselo succhiare, lei gli impose
prima di leccargliela, perché non
era giusto che lui rimediasse sempre pompini
e lei nulla in cambio! Allora il mio amico
prese a leccargliela, ma fece mettere la
sua bambolina in una posizione tale per
cui la fica aperta e inzuppata di liquidi
viscidi compariva esattamente davanti all’obiettivo
della videocamera, esattamente sotto al
buchetto del culo, bello in mostra, con
le pieghette rosa scuro tutte attorno a
quel buco nero circondato dai peletti. In
cambio del filmino girato con la biondina
gli diedi le foto di Sara. Gli mostrai anche
quelle di Giulia. Era pieno di donne lui,
non come me, che ero un vero sfigato, ma
le foto lo mandarono fuori di testa lo stesso.
Quanto al video, avrei potuto utilizzarlo
poi per altri fruttuosi scambi di materiale…
Per esempio Gigi aveva sempre quelle foto
di una sua ex americana scattate mentre
scopavano; oppure Mino avrebbe potuto farmi
avere in camb io quelle scattate con il
cellulare di nascosto alla sorella più
grande mentre faceva la doccia.
Raffaella intanto voleva le
ultime 100 foto di Paolo. Impazziva soprattutto
perché sapeva, avendole già
viste, che nelle foto mancanti c’erano
quelle con i particolari del cazzo. Mi spiegò
anche, però, che non avrebbe davvero
potuto farmi avere foto né della
altezzosa Lavinia né della bellissima
Giorgia, perché le era impossibile
procurarsele. Avrei potuto chiedere a Raffaella
di farsi fottere per benino in cambio della
seconda metà del servizio fotografico
di Paolo, ma la cosa mi eccitava fino ad
un certo punto, vista la bellezza delle
sue amichette… Così mi venne
un’idea di cui poi non mi pentii.
Le suggerii di rimediare un piccolo registratore
e di nasconderselo dentro i vestiti, di
organizzare un ritrovo fra amiche e di intavolare
una discussione su temi sessuali, convincendo
le amiche a confidarsi segreti. Anzi, le
proposi di mostrare proprio in quell’occasione
le 100 foto di Paolo che già si era
accaparrata.
Raffaella sembrò soddisfatta
dell’accordo, poiché le sembrava
molto meno impegnativo di sottoporsi ad
una scopata con il sottoscritto. Io non
vi dico che cosa favolosa fu per me l’ascolto
di quelle due ore esatte di cassetta audio
registrata da Raffaella in un pomeriggio
passato a vere tè a casa di una di
loro. Poco dopo aver avviato il registratore,
si sentì la voce di Raffaella che
annunziava alle amiche, che stavano parlando
di certi vestitini niente male in un negozietto
dei Parioli, di avere con sé certe
foto di Paolo. Le ragazze impazzirono, dandosi
a strilli e strilletti, commenti su Paolo
spinti ed eccitati.
I loro commenti sulle foto
erano straordinari: da ragazze di alta società
non me lo sarei proprio aspettato un linguaggio
così sguaiato, ed invece c’era
da ridere ed eccitarsi:
- Guarda che cazzo enorme,
sono questi cazzi che ti fanno pensare che
i pompini sono cose sante, esordì
Sara.
- Sì – replicò
Lavinia, la più altezzosa –,
ma lo sai che a succhiare un pisello così
io potrei venirmene da sola.
- Oh madonna – disse
una voce che doveva essere della bellissima
Giorgia –, pensate quando è
in tiro quanto è lungo.
- Già – faceva
eco Lavinia, che davvero inaspettatamente
risultava più troia – io questo
me lo metterei in fica e non lo farei più
uscire.
- Madonna quanto è
fico, io a questo gli leccherei pure il
buco del culo, disse poi Giulia dalle belle
tette.
- Perché, non lo hai
mai fatto?, le domandò una di loro.
- No, mai fatto fino ad ora».
- Ah, e il tuo Luca non ha
potuto godere della tua lingua sul culo?
- Chi, Luca?, ma se quello
è un minidotato! C’ha un cazzetto
che in fica neanche lo sentivo, replicò
Giulia.
- Tu ce l’hai larga
amica mia, te l’ho sempre detto…
Da quando l’hai preso da quell’inglese
a Corfù ti sei slabbrata la fica,
le fece notare Giorgia.
- Ma che dici, tu semmai che
te lo fatto sbattere in culo da Edoardo
dopo neanche due settimane che stavate insieme…
- Piuttosto, fece allora Giorgia,
rivolgendosi a Lavinia, a Michele gliel’hai
data o no?
- Senti, rispose Lavinia,
ti devo dire la verità, Michele mi
lecca così bene la topa che sinceramente
non vorrei che smettesse neanche per scopare.
Io gli faccio un paio di pompini ogni volta
che viene, e finisce lì, per ora.
Perché se poi lui ci prende gusto
a scopare, non mi lecca mica più
come fa ora, con passione. Pensate che fa
passare la lingua lentissimamente dal buco
del culo al clito, e ritorno, per una marea
di tempo. E quando vengo mi lecca inzuppandosi
la lingua. E’ davvero un perfetto
servetto, sembra un cagnolino fedele che
lecca tutto. Figuratevi che ieri pome, appena
i miei sono usciti, mi sono messa a fargli
una sega mente ci baciavamo, e lui poi ha
preso a spogliarmi e a leccarmi. Allora
io mi sono messa a cavalcioni su di lui,
che se ne stava sdraiato a pancia all’aria,
dritta, e ho cominciato a schiacciargli
la fica in faccia, mentre leccava. E’
diventato tutto rosso in faccia per lo sfregamento,
non ti dico quanto godevo io a vedermelo
là sotto che un alt
ro po’ non respirava più!
- Cazzo, che fico, beata te,
disse allora Giorgia. Senti Lavi, ma perché
non mi ci fai fare un giro con Michele,
se lecca così bene? Ti prometto che
ci faccio una cosa al volo e poi lo mollo.
- Perché no, in fondo
me lo hai fatto conoscere tu! Poi lui dice
sempre che sei una fica!
- Grazie, sei un’amica,
ti giuro che me la faccio leccare come dici
tu e non me lo scopo! Mò gli mando
un messaggetto e gli dico se può
passare a portarmi il libro di storia contemporanea.
Tu però stasera non lo chiamare,
eh! Sennò si ammoscia!
- Si però, disse allora
Giulia, che se ne stava più sulle
sue, stai attenta Lavi, perché lo
sai che Giorgia c’ha preso gusto a
prenderlo dietro, dice che non sente più
dolore!
- Beh, questo no, cara mia!,
reagì Lavinia rivolgendosi a Giorgia,
non te lo fare mettere in culo, perché
sennò quello poi viene da me e vuole
farmelo pure a me, mente io non ci tengo
per niente, mica ce l’ho rotto il
culo io!
- Stai tranquilla, niente
culo da lui, neanche sarebbe capace, poi!
Comunque voi sbagliate a non prenderlo,
fidatevi!
- Aoh, fece Giulia, ma noi
mica siamo tutte come te!
- Senti che parla! Replicò
Giorgia, proprio tu parli, che ti sei fatta
pisciare addosso quando stavi con quello
di Milano!
- Eh!?
- Cosa?!
A quanto pare le altre ragazze
non sapevano di questo incredibile precedente
erotico di Giulia, che fino ad allora aveva
fatto la signorinella e che ora si scopriva
come la più troia di tutte loro!
- Ma guarda, fece Giulia incazzata,
che io mica volevo farmi pisciare addosso
da quello stronzo. Infatti poi l’ho
mollato! Era lui che già da un po’
mi rompeva co ‘sta storia che mi voleva
pisciare addosso. E io gli dicevo, ma che
sei matto, e roba del genere. E poi un giorno,
stavamo a casa sua e io mi ero inginocchiata
e glielo stavo per prendere in bocca, quando
a un certo punto vedo che inizia a zampillare
un fiotto di piscio dalla punta del cazzo
che mi è arrivato dritto negli occhi,
non sapete che bruciore, e poi sui capelli
e poi dappertutto. Ho provato ad allontanarmi
ma quello c’aveva un idrante al posto
del cazzo, perché lo schizzo faceva
metri, giuro metri, roba incredibile, io
non pensavo che gli uomini potessero pisciare
così lontano. Comunque fu una cosa
schifosa. Infatti l’ho mollato.
- Comunque io, intervenne
allora Sara, a uno come Paolo gli permetterei
pure di pisciarmi addosso, se proprio ci
tiene: guardate che meraviglia che è
in queste foto. Mi porterei il suo cazzone
a letto tutte le notti, stringendomelo addosso
come un orsacchiotto!
Fu Raffaella ad interrompere
il dibattito:
- Ragazze, ma lo sapete che
ce ne sono altrettante di foto, che io non
ho, in cui ci sono i particolari del cazzo
fotografato mentre lui dorme?
- Ma che dici, sei matta?
Ma davvero? E che aspetti a farteli dare?
Io le voglio assolutamente vedere, fece
Sara.
- Si, fece Raffaella, è
che vuole qualcosa in cambio, io per avere
queste qui ho dovuto… (a questo punto
io, che ascoltavo masturbandomi alla grande,
ho fatto un salto, temendo che quella cretina
si stesse tradendo, rivelando di avermi
dato le foto delle due amiche Giulia e Sara)
beh… ho dovuto fargli un pompino!
- Ma va!?, fece qualcuna stupita.
- Eh beh, disse Sara, fagliene
un altro!
- No, non vuole più….
Dice che le foto valgono di più…
Forse vuole scopare.
- Beh, e tu scopatelo, che
ti frega, poi c’hai ‘ste foto
da paura col cazzo dell’uomo più
bello del mondo! Insistette sempre quella
zoccolona di Sara.
- Mah, non so, non sembrava
neppure interessatissimo alla cosa.
- Vabbè, allora chiedigli
se vuole che il pompino glielo faccia qualcuna
di noi, disse Sara.
Io all’udire quelle
parole impazzii!!! E pensare che le foto
le avevo date via tutte oramai, proprio
per avere la cassetta che stavo ascoltando!!!
Chiamai Raffaella di corsa e le proposi
un nuovo accordo: fingere di non avere le
100 foto, e spiegare ad una della amiche
che le avrei date loro in cambio di un pompino.
Raffaella, in cambio, avrebbe poi preteso
delle cose molto complicate, che magari
vi racconterò in un’altra circostanza…
La cosa si concluse il giorno
seguente. Venne da me nel pomeriggio Sara,
la coinquilina bellissima di Raffaella,
tutta divertita dalla situazione, che viveva
come un gioco. Io le diedi le foto subito.
Lei, sorrise per il gesto, diede appena
un’occhiata dentro la busta, poi la
mise in una tasca del giaccone. Mi guardò
negli occhi sorridendo, si chinò
in ginocchio, aprì la patta dei mie
pantaloni, tirò fuori il mio cazzo,
lo mise in bocca dolcemente, e lentamente
se lo succhiò con gusto, con arte,
come se lo facesse con piacere, benché
io sapevo che lo faceva solo per avere in
cambio le preziose foto con cui avrebbe
potuto spararsi i migliori ditalini della
sua vita.
Quando venni Sara ingoiò
tutto senza difficoltà, si alzò,
e si incamminò verso l’uscita.
Io le chiesi se avesse bisogno di fare un
salto in bagno, ma mi disse che no, non
ne aveva bisogno. Curiose ragazze: elegantissime,
truccate, profumatissime, che vanno in giro
per la città con il palato ancora
umido di sborra e il fiato viziato dal sapore
del cazzo, magari di filato a pomiciare
col pariolino di turno…
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