Sverginato dalla zia
di Al Berto
Mi chiamo Adelino.
Fu mia zia a svezzarmi sessualmente, quando
avevo già compiuto vent’ anni.
Vent’ anni sono tanti, direte, per
essere sverginati.
Avete ragione. Come avete ragione!
Il fatto è che ero timido, avevo
avuto sempre paura delle donne.
Perché? Ma per il motivo più
ovvio del mondo!: avevo avuto una madre
autoritaria.
Informatevi pure, chiedete a psicologi,
psichiatri, psico-tecnici, tutti vi diranno:
il metodo più sicuro per ammazzare
sul nascere il carattere di un ragazzo è
fornirlo di una madre autoritaria.
Il bello è, credetemi o no, che mia
zia (sorella di mia madre), oltre che somigliarle
moltissimo, era autoritaria anche lei!
Com’ è che si fece trombare
da me? Mistero assoluto. Mistero femminile.
Una cosa è certa: di questo le resterò
per sempre grato.
Accadde un pomeriggio d’estate.
Ero in slip in camera mia nella penombra
delle serrande abbassate. Ero incerto se
farmi una sega pensando a Laura Antonelli
nel film Malizia o farla in onore di Stefania
Sandrelli come l’ avevo vista in Sedotta
e abbandonata.
Si apre la porta, ed entra mia zia, in mutandine
e reggiseno! Non resto certo sorpreso che
non abbia bussato: da vera autoritaria non
lo fa mai. Con me poi… Vederla che
mi si presenta davanti seminuda è
più di una sorpresa. E’ un
che di surreale, di un non-può-essere-sto-sognando.
Ma era vero.
“Fatti più in là che
mi distendo anch’ io! Qui fa molto
più fresco che nella mia camera.”
E si stende accanto a me.
“Voltati! Che hai da guardare?”
Mi giro sul fianco, naturalmente. La disubbidienza
a un suo ordine puramente inconcepibile
per me.
E me ne aveva dati di ordini, in vita mia,
assieme a mia madre.
Fai questo, fai quello, vieni qui, vammi
a prendere le… quanto sei scemo!,
ma guardati un po’, com’è
che non hai la ragazza? Ecc… ecc…
Sono girato sul fianco, lei è dietro
di me. Non la vedo, ma la “sento”.
La sento col cervello, col cuore, col cazzo.
Mi si è indurito. Una durezza da
ventenne.
Una durezza lignea, sublime… e disperata.
Fa capolino dagli slip per metà della
sua lunghezza…
“Ti tira, eh?”
Queste parole stanno appena penetrando la
mia incredulità che sento la sua
mano afferrarlo e la sua bocca dire in un
sussurro:
“Guarda, guarda…”
Mi volto, le scosto convulsamente il reggiseno
e attacco la bocca alla sua tetta destra.
E ciuccio, ciuccio, e piango, e non vorrei
finire più di ciucciare…
Volete sapere come fu la mia prestazione?
Fu superba.
La montavo e volevo che non terminasse mai.
E non terminava.
La sbattevo con odio, la sbattevo con amore.
Vedevo il suo viso… ed era mia zia…
ed era mia madre.
Lei mi guardava assorta, come se pensasse
a qualcosa, come se volesse capire qualcosa…
Infine emise un gemito. Fu come se stesse
per piangere.
Si irrigidì sotto di me e subito
si rilassò con un lungo brivido.
Poi mi disse: “Grazie, Adelino”.
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