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Triangolo omosex

di Michele300

Con mia moglie Chiara avevo già provato altre due volte il triangolo con persone conosciute in maniera occasionale attraverso un quotidiano locale. Lei non era tanto d’accordo per l’educazione all’antica che ha; quando succedeva me lo rinfacciava e mi teneva il broncio per qualche tempo. Però sapeva che a me piaceva tanto, piaceva vederla impalata da un grosso cazzo, mentre gli ficcavo in bocca il mio. Mi piaceva venirgli in bocca o in faccia mentre godeva con un altro uomo, e lei godeva quando scopava, gli passavano tutte le inibizioni iniziali. E si lasciava andare.

Ogni tanto glielo riproponevo e lei rispondeva evasivamente.

Quella sera eravamo di ritorno da un ipermercato della zona.

Piovava a dirotto.

Ad un tratto vedemmo a distanza un extracomunitario, bagnato fradicio che timidamente chiedeva il passaggio per raggiungere il paese.

L’occasione era ghiotta per rifare l’esperienza a tre. Guardai mia moglie e gli chiesi se era d’accordo a dargli il passaggio. “Che ne dici? Ho una voglia pazza. Dai lo facciamo?. Sapeva benissimo a cosa alludevo. Abbassò il capo ed annuì.

Ero fuori dalla pelle dalla gioia.

Feci salire il tizio e lo portammo a casa, una villa un po’ isolata.

Non gli dicemmo nulla. Lo invitai a farsi la doccia, dandogli un accappatoio.

Mentre era nel bagno feci spogliare mia moglie e le feci indossare una vestaglia trasparente in modo da fargli capire subito le nostre intenzioni. Io pure indossai un pigiama.

Quando il tizio, che doveva essere un senegalese uscì dal bagno ci facemmo trovare seduti sul divano e lo invitammo a sedersi tra di noi. Era palesemente imbarazzato. Mia moglie lasciava intravedere tutto da sotto la camicia da notte, ma era anche lei impacciata. Fui io a prendere l’iniziativa e chiesi “ti piace la mia signora?” e così dicendo iniziai a scostarle la comicia, mettendo completamente a nudo il suo seno prosperoso. “Abbiamo deciso di farti un regalo”, continuai, e nel frattempo gli scostai definitivamente quello che aveva indosso, mettendola a nudo.

Il tizio iniziò timidamente a toccarla, ad accarezzarla, a baciarla, dapprima sul petto, poi sul seno, sui capezzoli, su tutti e due i capezzoli, non gli sembrava vero, l’avvinghiò a lui. Vedevo il suo cazzo che già svettava.

Invitai Chiara ad andare sul letto. Mi spogliai anch’io e ci ritrovammo tutti e tre sul talamo.

L’uomo continuava a baciare mia moglie la quale inizialmente scostava il viso per non farsi baciare in bocca, ma poi iniziò a sciogliersi ed ora era lei che cercava la sua bocca, mentre con le mani cercava il cazzo. Ora lo vedevo bene, era nero, grosso, striato di venature. Mia moglie era sdraiata , tutta aperta. Gli prese il capo con la mano destra e glielo mise in bocca, glielo faceva entrare ed uscire quanto più possibile, spingendo a sé la testa, vidi Chiara con gli occhi lucidi, tanto era la pressione di quell’asta nella gola.

Quando fu al massimo dell’erezione si portò sulla fica e la penetrò dapprima con dolcezza, poco alla volta, poi continuò con più violenza a stantuffarla. Mia moglie gemeva e lo incoraggiava: “spingi, dai !”, accarezzandogli la schiena.

Ero affascinato da quella scena ed eccitato al massimo. Mi avvicinai a Chiara e glielo infilai in bocca. L’uomo su di lei la stava sfondando, mentre la baciava sul collo e sul viso.

All’improvviso, senza capire perché, preso dalla situazione, accarezzai la testa del negro e me la portai sul mio cazzo. “Prendilo” gli dissi, e così dicendo lo tirai fuori dalla bocca di Chiara per infilarlo nella sua.

Non oppose resistenza. Ingoiò il cazzo facendolo quasi scomparire nella bocca, poi lo succhiò; era splendido, aveva delle labbra carnose, a ventosa che facevano venire i brividi per tutto il corpo.

Stavo per venire, stava venendo anche mia moglie perché iniziò a tremare e a gridare dal piacere, cercò il mio cazzo, lo tolse dalla bocca del negro e se lo ingoiò; il negro aumentò il ritmo e venne dentro mia moglie, abbattendosi su di lei con tutto il peso del suo corpo. Venni anche io contemporaneamente, riempiendo di sperma la bocca di Chiara, che girò la testa per ingoiarlo tutto.

Rimanemmo per un po’ così, a guardarci, spossati, accarezzai Chiara e mi accostai a lei che rimase sdraiata don la teta all’insù. Anche il negro l’accarezzava sul capo, sul viso, sul seno, gli faceva scivolare la mano sulla pancia, accarezzava la fica fradicia, ogni tanto gli passava il dito medio sul clitoride raccogliendo lo sperma in libertà che poi spargeva sull’inguine e sulla pancia. Chiara avrebbe voluto lavarsi, ma gli dissi di no.

Non rimase immobile. Anche lei ci accarezzava con molta dolcezza, sulle spalle, sul petto, e poi più giù sui nostri cazzi.

Vedevo la verga del negro uscire dal torpore. Io avevo i miei tempi, avevo bisogno di un pompino per riprendermi; Chiara lo sapeva, “dammelo in bocca” disse. Glielo ficcai ancora gocciolante, mogio, se lo prese tutto e lo leccò con passione, succhiandolo di tanto in tanto sulla cappella sino a farlo diventare di nuovo duro.

“Ora mettiglielo tu in bocca, ci invertiamo”, dissi al negro. Lui ce lo aveva già di nuovo duro, come prima. Lo avvicinò alla bocca di Chiara e glielo fece ingoiare. Era grosso, lungo, non entrava tutto; lei lo accarezzava e lo accompagnava in bocca con le mani, ogni tanto lo tirava fuori e lo leccava per tutta la sua lunghezza. Raggiunsi la fica aperta e la penetrai con estrema facilità perché ancora piena di sperma.

Solo allora mi resi conto di quanto ne aveva sparato il negro nella mia Chiara.

Iniziai il movimento di su e giù con molta delicatezza, anche perché l’asta scivolava. Nel contempo baciavo Chiara, sul seno, sul collo, sul viso, sulla bocca, sino ad incontrare il cazzo del negro in bocca a Chiara.

Iniziai a leccarlo, lui entrava ed usciva nella bocca di Chiara, ed ogni volta lo leccavo per tutta la sua lunghezza.

Il cazzo mi venne duro più che mai, sentivo di scoppiare da un momento all’altro. Glielo presi con una mano e me lo portai completamente in bocca, sfilandolo da quella di mia moglie. Cominciai a leccarglielo, a succarglielo, a baciarglielo, a menarglielo. Lo sentivo più duro, più striato, vellutato, pulsava. Aumentai il ritmo delle slinguate, “Dai, dai, prendilo” disse il negro; “ e sfogati, sfogati, prendila anche tu un po’ di crema, vedrai che ti piacerà” disse Chiara. Sentii l’uomo irrigidirsi e gridare “daiiiiiiii !” Mi prese la testa e la spinse verso il suo cazzo. Mi arrivò un fiotto abbondante di sperma, aprii la bocca per non soffocare e per lasciarne cadere un po’, era troppo, il resto lo ingoiai.

Intanto avevo accelerato il ritmo nella fica di Chiara e venni subito dopo.

Si!, volevo la sensazione del rapporto omo. Le altre volte che abbiamo avuto la relazione a tre, non avevo avuto il coraggio di farlo. Sicuramente Chiara non se lo aspettava. Ma lei mi capirà, in fondo anche a lei piace, le sue titubanze e perplessità sono frutto di retaggi culturali.

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