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Racconti Erotici
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Un'eiaculazione troppo precoce

Mi venne duro prima che la cosciona finisse di spogliarsi. Basto' sollevasse la gonna e mostrasse il ben di dio che aveva sotto, coscione lunghe, grosse, succose, da gran scopona; e a Lui, al pisello, parve doveroso porgere omaggio: volle, fortissimamente volle imitarle, entrare nel novero delle cose grosse.
Per non essere da meno dunque si sollevo' e mostro' anche Lui qualcosa di notevole, anche se meno vistoso: mostro' un bozzo consistente sul davanti dei calzoni.
- Slacciati, dai, - esorto' occhieggiando contenta la Gran Scopona. - Mettiti in liberta'.
Mi misi in liberta'. Cioe', misi Lui, un coso lungo e rigido, grosso da far spavento, in liberta'. Lo colpii con una schicchera. Mai l'avevo visto assumere in tanta superbia. E bravo lui! brava la piccola peste! brava! che' mostrava di avere cuore e intendimento, e di sapersi adeguare alle piu' svariate e suggestive situazioni!
- Cosa e' quella roba li'? - continuo' la Sorcona non appena lo pote' misurare con gli occhi. - Il trapianto di un somaro?
Sapeva benissimo cosa fosse. Me lo chiedeva per il semplice piacere di sentirmelo dire.
- Non ci far caso, - replicai soddisfatto. - E` solo un copione, un conformista. Un pazzo! Di piu': E' UN PRESUNTUOSO! Ha visto come hai le coscie e ambirebbe imitare... povero! piccolo! illuso!
Dietro e accanto alla soddisfazione pero' si annidava il cruccio. Poiche', tra singulti e vibrazioni, e la pressione del liquido all'imbocco della canna, avvertendo la precarieta' del suo stato, fui indotto a formulare pensieri di rovina: questo (LEGGA SI: IL PISELLO), come vede la topa prende a schizzare! Sbagliavo. Non arrivammo a quegli estremi. Basto' mostrasse le tette, sisone adeguate alle coscie, enormi, tonde, sparate nell'aria, tipo Sabrina Salerno (non so se capite), ma poste sotto un volto diverso, meno bello e anche meno da ragazzina tonta e viziata. Basto'.
Il pisellone si contrasse e inizio', COME TEMEVO, a schizzare.
- Ma che fai? - chiese indignata la Sorciona smettendo di svestirsi. - Oh! Gesu'! ma da quant'e' che non vedi una donna?
Guardo' la buona roba sprecarsi e sbalordi' per quant'era (la buona roba), e si compiacque nello stesso tempo, per come, venendo, comprovavo il mio alto gradimento.
E adesso? mi chiesi.
C'era ben poco da fare. Quel poco lo feci. Impugnai l'arnese e lo manovrai in modo acconcio.
- Lo aiuti pure! - bofonchio' la sorcia in tono irritato.
- Tanto, ormai...
Tanto ormai era andata. Valeva la pena di concludere al meglio, no? Il pisello, sollecitato dalla mano, mano accorta e sapiente (grande intesa tra i due, mano e pisello), schizzo' e schizzo', getti disperati in ogni direzione, cosicche' sporcai il pavimento per alcuni palmi intorno. Fu un fiume di materiale opalescente la cui abbondanza non ebbe altro effetto che quello di esasperare la di lei delusione.
- Mai vista una cosa del genere, - commento' risentitissima.
- Neppure i conigli!
- Mai vista una fica del tuo tipo, - le feci eco. - Neppure su Playboy.
Effettivamente era speciale. Un monumento. Un vero e proprio monumento al sesso. Faccia, tette, coscie, il corpo tutto erano un inno alla scopata, un peana imperituro alla gloria dei sensi.
Benedetta quella madre che l'aveva concepita. Un'artista era. Una che si intendeva, evidentemente, di belta' e di cazzi, come rappresentarla e come metterli in tiro, una capace di lavorare per se' e per i posteri. Gia', che' aveva lavorato per l'avvenire!
Mettendo al mondo quella Gran Fica, e poi osservandola crescere, tutta goduriosa si doveva essere detta: sto lavorando per il futuro; e: li mettero' in tiro anche da vecchia, anche dopo la mia morte! Vero: avrebbe messo in tiro il mondo intero se quella sua benedetta figlia fosse finita in televisione!
- Di', - incalzo' la tipa. - Nessuno ti ha insegnato come ci si comporta con le Signore? Ti sembra questo il modo di fare? - E a te nessuno ha mai detto che avresti bisogno del porto d'armi?
- Come? Che dici?
- Dico che sei tu stessa un'arma impropria e dovresti essere proibita!
Rise. Risata di gola, puttanesca, fece bene al cuore. Non era incazzata, allora. Non troppo almeno. Il pisello che, avvilito, aveva subito un vero e proprio tracollo, e piegando il capo era caduto come morto, diede nuovo segno di vita. Un piccolissimo omaggio alla conturbante risata della bella, e alla franchezza comunicativa del suo divertimento. Una lieve contrazione, che si confuse con le ultime del suo progressivo svuotarsi di forza vitale.
- A me hai fatto schizzare, - aggiunsi incoraggiato. - A quanti invece hai fatto venire un colpo apoplettico?
Continuo' a ridere. Raccolse i suoi stracci.
- Beh! - commento' occhieggiando l'uccello. - Pare che la festa sia finita... Replicai pulendomelo con un fazzoletto. Forse se non vedeva quell'ultima lacrima avvilente sulla punta...
Non funziono'. Prese a rivestirsi.
- Ma se non l'abbiamo neppure cominciata! - obiettai.
- E` appunto quel che volevo dire: neppure cominciata. Ti pare bello?
Ammisi le mie responsabilita', ma non rinunciai a sottolineare i di lei meriti.
- No, certamente. Per niente bello. Tu non sai, pero', cosa significhi vedersi sbattere sotto il naso quelle tue gran coscione. Per non parlare delle tette! E con lo stile superputtanesco che hai adoperato, per di piu'! Di', ma per caso tu fai la Resurrezionista per caso, come mestiere?
- No, faccio marchette!
Ridemmo ambedue.
- Macche' marchette! Cristo sicuramente aveva una come te al proprio fianco, quando risuscito' Lazzaro! O anche solo mezza: mezza dovrebbe bastere a far uscire dalla tomba un morto di appena tre giorni!
- Sono una puttana, ti dico. Una che la da via facile. Ho bisogno di farmene almeno un paio al giorno per sentirmi in pace con me stessa.
Dubitai della sua affermazione. Le puttane vere se ne fanno anche venti al giorno, ma NON ne hanno bisogno, ne' di venti, ne' di due e neppure d'una, anzi spesso preferirebbero farne completamente a meno, ogni volta che possono si sottraggono. Per loro scopare e' un lavoro come un altro (un martirio come un altro) e come tutti i lavoratori odiano quel che fanno (lo fanno per sfamarsi). Se ci provava gusto, SE NON NE POTEVA FARE A MENO, allora non era una puttana, ma semplicemente una scopona, una gran scopona, una che aveva la medesima disinvoltura delle puttane nel darla via, ma un piu' robusto sentimento. Piu' baldracca che putta na, insomma.
- Avrai un gran da fare, allora. Un sacco di traffico nei dintorni della tua camera da letto...
- Via vai continuo...
- C'e' posto pure per me? Non dico ora, ma piu' tardi o un altro giorno...
Aveva finito di infilare le sue robe. Stupenda anche vestita. Merce da tutte le parti, linee curve, flussi di pornografia ad ogni gesto. Era TANTA, era; e troia fino al midollo (troia in senso buono); per di piu' anche indulgente, capace di non prendersela troppo se uno mancava al proprio dovere. Una specie di Messalina di buon cuore, sensibile e a modo. A modino.
- Metti via, - esorto' indicando l'uccello moscio, indecoroso, e avviandosi verso la porta. - E` proprio fuori luogo!
Tirai su la lampo e le galoppai dietro.
- Credo di averne ancora, - sussurrai suadente.
- Credi, eh?
- Ne sono sicuro. Ne ho altrettanto, almeno.
- Ma ti rendi conto?
- Fammi vedere la sorca e vedrai che mi si raddrizza di nuovo l'anima!
Usci'. Uscii.
Scendemmo giu', al bar, dove l'avevo agganciata, lasciando tutto come stava. Sul pianerottolo incontrammo l'inserviente incaricata di tenere in ordine le camere. Attesi di udire il suo urlo esasperato. Non arrivo' alcun urlo. L'inserviente diede un'occhiata al mezzo litro di roba sparso sul pavimento, bofonchio' qualcosa, e ando' ad armarsi di straccio e secchio. Abituata.
Ne doveva vedere quotidianamente di cotte e di crude quella poveretta, e certo il bel quadretto che le avevo offerto non era dei peggiori.
Sotto, il gerente, un tipo grasso ingrigito precocemente, afflitto da troppi avventori stronzi, periodici controlli di Pubblica Sicurezza, e Famiglia Numerosa, vedendomi scendere tanto presto aggrotto' la fronte. Che diamine! rimorchiavo una dama di quel calibro e me ne tornavo giu' dopo neppure cinque minuti?
Dovevo essere un pazzo, un frocio o peggio, un incosciente, un criminale, un indegno. Da ergastolo ero! da appendere al primo palo!
- C'e' qualcosa che non va? - sussurro' piano quando mi ebbe vicino. - Ehi! non ti sarai lasciato tradire dall'emozione!
- Proprio cosi', - ammisi.
- Cazzo! Non ti si e' rizzato!
- Macche'! Si e' messo a piangere dalla commozione, invece!
Prima ancora di entrare in galleria!
- Gesu'!
- Giuseppe!
- Sant'Anna!
- Gioacchino e Maria!
- Cribbio!
- Cazzo!
- Per Giove!
- Perbacco!
- Cristo !
- Madonna!
- Per tutti i santi!
- Per tutte le sante!
Avremmo continuato a sacramentare sullo stesso tono per tutto il resto della giornata se la tipa, ovverosia la topa, la donzella appena lasciata a bocca asciutta, voce di contralto, deliziosamente roca, non fosse intervenuta ad interromperci.
- Ehi! voi due, cosa confabulate?
- Filosofeggiavamo. Dicevamo di quanto sia faticoso vivere.
- Eggia', - fece eco il gestore. - Chi ha pane non ha denti, chi ha denti non ha pane!
Affanculo! esclamai mentalmente. Cazzo ti credi? Ne trapano dieci come lei, e cento come te, se me ne salta il ticchio! Beh! intanto non ne avevo trapanata neppure una! Ma son cose che capitano. Ai mortali e ai coglioni feticisti delle tette.
- Non e' per questo, - replicai a voce alta. - E` che con le donne e' come con la morte. Bussano sempre una sola volta. E se non sei pronto, peggio per te!
La Gran Sorca fece spallucce. Delizioso scuotersi dei seni.
Lo sentii rianimarsi nei calzoni. La avvicinai confidenzialmente.
- Permettemi di offrirti qualcosa...
- Inutile, non attacca. Ormai ti conosco.
- Offesa?
- No.
- Delusa?
- No. Si', forse.
- Perche' non la prendi dal lato giusto? Si e' trattato di un omaggio silenzioso alle tue grazie, ecco tutto!
- Ah! - esclamo' in tono vagamente acido. - Lusingata!
Lusingatissima! L'ho gia' presa in modo giusto. Perche' credi non ti sputi in un occhio? Comunque sappilo, non si tratta del tipo di omaggio che preferisco!
- No, dico, non crederai che funzioni sempre cosi', vero?
- Ah! no?
- Nossignore! Duro parecchio se voglio...
- Vuoe- Non mi credi, eh?
- Non e' che non ti credo. E` che non mi piace essere stuzzicata e poi piantata in asso. A nessuna piace!
- Non sono quel tipo di maschio...
- Davvero!
- Ho molte altre risorse...
Per farle capire mi umettai le labbra.
Sorrise ironica. Non le interessavano le mie risorse. Quel che l'interessava era un robusto attrezzo di carne, ben sodo, piantato dentro, capace di lavorarle la fica tutto il tempo che avesse richiesto: tutto il tempo che si sarebbe reso necessario.
Era quel tipo di donna, lei. Vaginale, cioe', da cazzo, non clitoridea, da leccatine e giochi di mano. Una tipa da bersi in un bicchiere d'acqua, ma con qualche limite. Sarebbe stato meglio, infatti, se fosse stata entrambe le cose: clitoridea e vaginale insieme. Si sa, pero', nessuna e' perfetta. Neppure Gran Fica lo era, anche se pareva difficile crederlo.
- Non hai visto come ce l'ho grosso? - insistetti.
Scrollo' le spalle. Grosso va bene, lo era, bello furioso insolente, non aveva difficolta' ad ammetterlo, ma se non durava, a che poteva servire? A dire di averlo grosso? A mostrarlo qualche secondo in giro? Ma se di appetiti voyeristici si fosse trattato non avrebbe avuto bisogno di venire a rompersi le palle in tetri bar d'infimo ordine; e rompersi le palle con bastardi in concludenti del mio calibro. Avrebbe preso un bel pacco di riviste porno e se ne sarebbe stata paciosa e tranquilla a casa sua, magari sdraiata sul letto, sfogliando indolente la raccolta di cazzi e menandosela doverosamente con quel che le capitava, anche con le sole dita, se necessario. Ma lei non era QUEL tipo, quello che si contentava ANCHE solo guardando. Era una di quelle per cui il fatto faceva agio sempre sul diritto. Per cui le proprieta' della materia contavano piu' della sostanza. E certamente il fare piu' del dire, e l'essere meglio che l'apparire. Per cui non sapeva cosa farsene delle mie doti, se non ero capace di farmi lei. I cazzi, pure quelli buoni, e ottimi, li conosceva, ne aveva visti, e pure assaggiati, cosi' tanti che ora non le facevano piu' impressione; piu' quasi neppure curiosita'. E dunque, che valeva la mia grossezza se non lo poteva strofinare sulla micia, e poi dentro, una buona mezz'ora almeno?
Oltre che superba, incommensurabile, da sborrata a prima vista, la tipa era anche espressiva. Mi disse il tutto, e anche dell'altro, con un semplice scrollare di spalle. Lo disse anche in tono risoluto e definitivo.
Decisi di lasciar perdere. Con quella ormai il gioco era chiuso.
Entro' un gruppetto di tizi, i duri del luogo, facce decise, spalle larghe, incedere da padroni del mondo. Non male come maschi. E neppure troppo stronzi. Non sogghignarono valutando la tipa che mi stava al fianco (sempre lei, non c'era spazio per altro nel locale), non si soffermarono eccessivamente nel guatare, neppure ostentarono nulla di quel che gli passava per la testa. Sorrisero e vennero dritti nella mia direzione.
- Come va? - chiesero gigioneggiando.
Davvero, non erano per niente stronzi. Non fissavano piu' la fica. Facevano gli indifferenti, quelli che sapevano troppo della vita per farsi sorprendere da alcunche'. Neppure da una bomba al neutrone come la sorciona che stazionava, consapevole e fremente, al mio fianco.
- Bene, va, - replicai smorfieggiando. - Finche' la possiamo raccontare, sempre bene va!
Frottole! Non andava bene per nulla. Niente fica, niente visioni sublimi di tette, culi, coscie... (quelle tette, quel culo, quelle coscie!) Come non ammettere che andava malissimo?
- Lo bevi un bicchiere con noi?
- Come no? Pure due ne bevo!
- Allora vada per due...
Ordinarono da bere e si allontanarono in mucchio verso il telefono. Erano il tipo di giovannottastri che si muoveva sempre in mucchio. Umh!
- Li conosci? - chiesi sottovoce al gestore.
- Non sono amici tuoi?
- Chi cazzo li ha visti mai?
Guardammo entrambi verso la Fica Atomica con cui ero salito nella stanza di sopra. Ci scambiammo subito un'occhiata d'intesa.
Capivamo. Non li avevo mai visti, ma era lo stesso che se li avessi conosciuti da sempre. Li conoscevo da sempre. Ci conoscevamo da sempre. Amici fin dai primordi, fin dalla fondazione del monumento FICA, e piu' ancora da quando la FICA si era incarnata nelle scopatrici all'ingrosso, da Messalina, Teodora, Barbara all'ingiu', per finire nella meraviglia che puttaneggiava sul trespolo del bar. Meraviglia? Capolavoro, altroche'!! Era roba internazionale, quella, roba che affratellava, elevava lo spirito e rendeva tutti piu' felici e contenti, ognuno piu' consapevole del proprio vicino. FICA. SUPERFICA. FICA ALLO STATO PURO. Per lei eravamo amici e compagni, unificati, solidali, comprensivi, umani, per lei felici, da lei istruiti, per lei consapevoli. Ma al disopra della nostra timida consapevolezza, c'era la sua, quella della FICA, consapevolezza innata e acquisita nello stesso tempo.
Presente in tutte e in modo evidente nella tipa che avevamo sotto gli occhi, la quale possedeva la malizia di tutte le donne del mondo, e l'esperienza istintiva su come andavano le cose, e qual'era il ruolo di ognuno.
La sorcia, infatti, molto prima di noi, aveva afferrato l'essenza della situazione, e s'era regolata di conseguenza.
Grandi facce di contegno, le tette appogiate sul bancone, le gambe accavallate con destrezza. Ne usci' una scena al cardiopalma.
Noi la guardammo ammirati e la tipa guardo' noi, sorridendo sotto i baffi. Mi rivolse un cenno. Accostai il capo.
- Che tipi sono? - chiese con un movimento impercettibile della testa in direzione del gruppetto di duri al telefono.
- Tosti, - risposi pronto. - Tostissimi.
- No, dico, con le donne, come sono?
Che ne sapevo io? I soliti stronzi, no? Decisi di inventare.
- Se la cavano bene. Specialmente quando lavorano in gruppo!
- Oho! - fece. - In gruppo!
- Ripassatine coi fiocchi. Provare per credere!
- Ma che dici!
- Hanno molta esperienza, capisci? E ci mettono molta passione.
Lo fanno bene in tutti i modi. Scopate a catena, sandwich ripetuti, tutti in mucchio ecc. ecc. Sono degli specialisti, dei veri esperti. Specialisti della passata di cazzi!
Si commosse. Era il linguaggio, o meglio, i concetti, che le ci volevano. Andare dritti allo scopo e toccarla nel debole, ecco cosa. Dato che il suo debole era ricevere buone strapazzate e ricavarci il maggior sugo possibile, quindi dovevo parlarle di strapazzate e di sugo: la conquistavo, sarebbe stata mia.
Infatti. Imporporo' di emozione e ridacchio', solito stupendo verso di contralto. Non si mosse dal trespolo, pero' l'avvertii piu' vicina.
- Te li consiglio, - aggiunsi. - Se ci stai facendo un pensierino sopra, ti avverto, un'occasione da non lasciarsi sfuggire. Perderesti qualcosa, te l'assicuro. Quelli son capaci di tenerti sotto tutto il tempo che vuoi, sempre arrapati, sempre pronti a riprendere a macinarti e imbottirti di sugo e di cazzo.
Te lo darebbero tanto a lungo da farti dimenticare come si fa a richiudere le coscie!
Continuo' a ridacchiare.
- Beh! se e' per questo, - commento', - potrei pure lasciarle aperte. Resterei pronta per la battaglia seguente!
Non la badai. Mi frullava un'idea per il capo e cercavo di svilupparla. Mi pareva cotta, la tipa. Valeva forse la pena di abbrustolirla del tutto. Ripresi con le mie balle.
- Ad una cosa devi stare attenta: che non ricorrano ai rinforzi. Gli piace, a loro, essere in parecchi, in tantissimi. Vedi quella tipa laggiu'? Si', quella, la riccetta con i capelli corti corti. Se lo ricorda ancora come se la son passata e ripassata tutta una notte! Hanno cominciato in cinque e sono finiti in venticinque!
- Mavva'!
- Proprio cosi'!
- Venticinque! ho sentito bene?
- Sissignore, venticinque!
- Quel tipetto mingherlino! Quel soldo di donna! Valgo dieci volte, venti! una come quella!
- Beh! non esagerare... nessuna potrebbe con cinquecento!
- Non ha tette in pratica, e non sara' piu' alta di un metro e mezzo!
- Botte piccola, vino buono! Non la sottovalutare: e' una
tutto pepe e voglia! Scopando dimena i fianchi come un'ossessa ed e' capace di andare avanti senza stancarsi per ore ed ore. Una vera orgiasta. Una perfetta femmina da cazzi! Poche altre volte ho incontrata una non dico cosi', ma solo simile!
- Sara'... - fece tutta scettica.
- Se li e' bevuti come un bicchiere d'acqua...
- Uhm! E come finita?
- Col venticinquesimo! come doveva finire?
- No, voglio dire, cosa ha detto lei, cosa ha fatto?
- Cosa doveva fare, o dire? Ti paiono cosa da potersi commentare, quelle?
- Gesu'! - riprese sognante. - Venticinque maschi! Incredibile!
- Non dire cosi'. Non dire che e' incredibile. Con un altra che conosco hanno fatto pure di peggio!
- Piu' di venticinque!?
- Piu' di venticinque, si'.
La fortuna mi assiste'. La riccetta e i duri si salutarono.
Affabilita'. Ciao. Ciao. Gran Sorca strabuzzo' gli occhi.
- Sembrano amici, - commento' mordicchiandosi le labbra, in tono illibidinito. - Non sembra affatto avercela con loro!
- Tu l'avresti con chi ti avesse procurato tutto quel piacere?
- Piacere? Di' pure noia! Dopo un po' una certamente si stufa ad avere sempre intorno tipi infoiati di fartelo...
- Tu, forse. Non tutte. Quella tipa li', no, a quanto pare.
Ci penso' su alcuni istanti.
- Diavolo! Sarei proprio curiosa di sapere cosa ha provato!
e perche' li ha lasciati fare!
- Tu che ne dici?
Ridacchio', risata nervosa, questa volta. Ridacchio' a lungo.
- Doveva essere ridotta in un modo da far pena alla fine!
- Puoi dirlo! Galleggiante nella sborra!
Nuova risatina.
- No, dico, strapazzata un sacco!
- Loro affermano che si e' alzata da sola e da sola, dopo la doccia di prammatica, se ne e' andata per la sua strada!
- Deve avercela di ferro quella li', altroche'!
- Basta sapersi arrangiare, credo. Tra bocca, culo e mani, si puo' arrivare molto lontano senza troppe conseguenze.
- E affermi che qualcuna anche con piu' di venticinque?
- Qualcuna si'!
- Accipicchia!
Assunse un'espressione sognante. Guato' allupata il gruppetto impegnato in convenevoli con la riccetta. Si lecco' le labbra.
Occhio lucido, penetrante.
- Ascolta, - disse. - Quei tipi mi piacciono, son disposta a starci, ma non di sottostare a un intero reggimento. Certe cose vanno bene a dirle o sognarle, molto meno a farle, anche se, quando capitano, le prendi come vengono. Pero', se devo decidere io, cinque o sei bastano. Bastano e avanzano.
- Sissignore, - convenni, viso di pietra. - Bastano e avanzano.
- Potrebbe essercene anche per te, vedi, se mi dai una mano.
- In che senso, scusa? - chiesi pensando alla mia mano, alle mie mani, stampate sul suo corpo. Una sulle sise, l'altra sul culo.
- Nel senso che devi riuscire a far loro capire che non e' il caso di esagerare, nonche' sorvegliare che effettivamente non esagerino.
- Oh! sara' difficile! molto difficile! Con un tipo come te bruceranno come paglia. Una vampata, ecco. Gli piacera' pensarti, e piu' ancora vederti, in mezzo a un nugolo di maschi che ti acchiappano da tutte le parti e ti sfiancano a furia di scopate, mentre tu non sai a chi dare il resto! Anche a me piace l'idea! Gesu', cosa non ne uscirebbe con quel corpo! Sembri proprio fatta per tanti! Una trentina, almeno!
L'uccello in basso diede segno di vita. Entro' in agitazione.
- Oh, che niente niente vorresti farmi sfasciare a colpi di cazzo? Guarda che non ti conviene, perche' se fai come ti dico, trovo posto pure per te!
Esultai mentalmente. Eravamo al nocciolo della questione.
Proprio a quello volevo arrivare! Alla sua fica. In basso l'uccello ando' oltre: moltiplico' piu' volte il proprio volume.
In breve arrivo' ad occupare tutto la spazio disponibile e premette minacciosamente contro la stoffa. Lei se ne avvide, lancio' un'occhiata indagatrice divertita e rise silenziosamente.
- Primo o ultimo? - incalzo'. - Scegli.
C'era poco da scegliere. Era unn'alternativa fasulla. Anzi, era una proposta fasulla. Andare per primo era impraticabile.
Quelli al telefono infatti non erano tipi da concedere precedenze.
Ne' io persona da predermele a suon di sganassoni. Quanto a essere l'ultimo era logisticamente difficile trovare il modo e la maniera
per inserirmi in extremis, a freddo (a meno di non confondersi
nel mucchio, ma il mucchio lo l'avrebbe permesso? perche' a quel
punto non sarebbe piu' stato questione di primo o di ultimo, ma di
quello che la fortuna ti affidava). Non c'era quindi da scegliere,
ma da pregare. Da pregare che la sorcia fosse di parola, e
che me la restituissero in condizioni accettabili. Poi si sarebbe
visto. Dovevo scegliere, comunque. Scelsi.
- Ultimo, - dissi. - Gli ultimi saranno i primi.
- Allora e' fatta. Tu li tieni a bada e io li scopo. Okay?
- Va bene. Devo andare a dirglielo?
- No, quello e' compito mio. Se lo fai tu verrebbe meno bene.
Lasciameli lavorare da sola.
Il gestore intanto aveva portato da bere. Per me e per i
tizi. I bicchieri giacquero sul bancone ignorati, avviliti. Fu un
attimo, ma in quell'attimo costituirono l'emblema dello sconforto.
Li compiansi. Erano stati resi partecipi di tutto, ma non
potevano avere parte alcuna ne' nell'organizzazione, ne' nello
svolgimento dell'impresa che si stava preparando. Neppure quella
di ripiego, un poco aleatoria, che mi ero attribuito. Nessuna.
Non era giusto, pero'. Anche loro meritavano. Quante volte
bicchieri come quelli, per la loro semplice presenza, avevano
offerto l'occasione di agganciare una sorciana? Svariate dozzine di
volte. Molte, molte volte. Per non parlare dell'ispirazione e
della compagnia di cui erano prodighi. Decisi che meritavano uno
sforzo di coinvolgimento. Sarebbero venuti utili. Potevano
contribuire a forzare gli eventi. Feci in modo che contribuissero.
Afferai il piu' prossimo e lo urtai con quello che veniva dopo. Si
udi' un tintinnio breve, mentre levavo il bicchiere accennando a un
brindisi in direzione dei tizi. I tizi udirono,
videro e tornarono verso il banco. Giuli Cesare in persona,
pronti a sconfiggere cento Vercingetorice a testa.
- Vi presento questa mia amica, - dissi con semplicita'. -
Trattatela bene. E` una tipa sensibile.
Lei sorrise altezzosa. Gonfio' il petto. Il seno minaccio' di
debordare fuori dalla scollatura. Segui' un coro indecente di
esclamazioni, dissimulato per fortuna nelle risposte che si
diedero in seguito alla mia presentazione. Piacere. PIACERE!
- E quella riccetta, - chiesi ammiccando a uno di loro,
facendo il disinvolto. - Le si puo' parlare?
- Sissignore! - rispose uno dei tizi. - Pronto. Ti porto da lei!
Gran Scopona mi fisso' grata. La mettevo in condizione di
poter lavorare in pace. Si era sbagliata sul mio conto. Ero un
bravo ragazzo, dopotutto, un tipo a posto.
Mi sedetti davanti alla riccetta e le sorrisi. L'amico che
mi ci aveva portato, mi rifece il verso.
- Ti presento questo nostro amico. Trattalo bene. E` molto sensibile!
- Grazie, - replicai immediatamente. - Ma non ce n' bisogno, di
trattarmi bene. Trattami come ti pare. Dalle donne io accetto tutto.
- Anche di prenderlo in quel posto?
- Quello innanzitutto.
- Debole di culo, eh?
- No, e' che li' dentro ce lo buttate in ogni caso. Tanto vale,
allora, farselo fare di buon animo!
La riccetta mi fisso' ostile. Non le piacevano i tipi spiritosi,
evidentemente. O non le piacevano quelli troppo pronti di
lingua. O quelli che bazzicavano i bar di terz'ordine ed erano
decisissimi a non lasciare in pace il prossimo (il prossimo al
femminile, si capisce). Oppure ero proprio io a non piacergli.
Io, con la mia faccia da deficiente rimbecillito a furia di se
ghe, scopate e slinguate di fica. Faccia da maniaco, da fissato,
da disperato. Io con i miei modi troppo spicci e altrettanto di
retti, che non davano tempo di rendersi conto e di abituarsi
(salvo alle sorcie giovani e prive di pregiudizi, intelligenti,
di quelle che ti capita di incontrarne una sola nel corso della
vita!). Fosse come fosse non mi guardo' per niente bene!
- Chi e' quella puttana? - chiese.
- Non lo so, - risposi. - Neppure come si chiama so.
- Ma non ci sei andato su con quella?
- Amore a prima vista! Incontrarsi e decidere di sbattersi e'
stato tutt'uno. Ma non ha funzionato. Lei se n'e' scesa a bocca
asciutta!
- Stronzo tu allora! Adesso, per rifarsi, quella si pappa i
maschi miei.
- Oh! - feci, spero non con un'espressione da allocco.
- Ti rendi conto di quello che hai combinato?
Mi rendevo conto si'. Guardai bene la tipa. Normale. Niente
espressione avida. Una ragazza da tranquilla gita domenicale, e
gran pomiciate dietro i cespugli. Nulla di eccezionale. Salvo gli
occhi. Gli occhi erano particolari. Parlavano di ostilita' e
sesso. Ostilita' e sesso a fiumi. Ostilita' nei miei confronti, invito
sessuale rivolto all'universo intero.
Tentai di ingraziarmela.
- E' una di passaggio, - l'informai in tono leggero. - Non
dara' fastidi, questo e' certo.
- Lo dici tu, perche' non conosci i miei amici. Faranno di
tutto per convincerla a restare nei dintorni.
- Come possono? Lei se li scopa e via!
- Tu non li conosci. Tu non li sai!
- Cosi' in gamba sono?
- Di' pure assatanati.
- E in gamba no?
- Non troppo per la verita'; ma sono in tanti e ci mettono un grande entusiasmo. Fortuna mia, comunque. Non riuscirei a reggerli
tutti, altrimenti, se fossero in gamba quanto mostrano di essere.
- Oh! - ripetei.
- Sono una banda di stupratori. A loro piace farlo in parecchi.
In quanti piu' possono. A me, la prima volta, ne avevano pro
messo cinque e me ne sono toccati VENTICINQUE. Figurati un po'!
Evitai di fare nuovamente "oh!", a bocca aperta come uno
scemo. Non era il caso. Chissa' cosa avrebbe potuto credere. Che
mi scandalizzavo, magari. O che giudicavo la storia eccessiva.
Nulla di tutto questo. Tutto normale, per me. Mi pareva strana
solo la faccenda di essermi inventata la verita'.
Decisi di operare un'azione diversiva. Diversiva per modo di dire.
- A te e' piaciuto averne cosi' tanti? - chiesi.
- Non e' stato male, l'ammetto...
- Solo questo?
- Che vuoi? che dica che e' stato il piu' bel pomeriggio della
mia vita? il piu' movimentato?
- Piu' o meno questo.
- Beh! non lo e' stato. Non il migliore, anche se ne ho un
buon ricordo. Non ero preparata credo, o troppo spaventata anche.
Piu' bello e' quando sono venuti a prelevarmi a casa, per il BIS,
come dicevano loro, e invece la cosa andata a monte, nel senso
che si sono dovuti contentare di darmi una ripassatina in otto.
Prima il defile', uno dietro l'altro, poi tutt'insieme. O meglio,
quattro per volta! Allora si' che mi e' piaciuto! Insomma ho potuto
tener testa a quei tipi, non come era successo la volta precedente,
che' la maggior parte del tempo ero me ne ero stata passiva a
farmi rivoltare come un pedalino. E davanti! e dietro! e in bocca!
e con le mani! Non finivano mai! Ti esaurisce una cosa del genere!
- Con gli otto, invece?
- E' stata una cosa tutta diversa. Ti stanchi, si', ma puoi
essere attiva fino alla fine, se ti garba esserlo. E comunque non
termini sentendoti tutta rotta, sgangherata, come capita con
venti, o peggio.
Guardai il suo corpo minuto e cercai di immaginarlo sotto i
venticinque, o venti che fossero. Non ce lo vedevo. A stento
vedevo gli otto che se lo passavano e ripassavano. Quella pareva il
tipo che avutane un paio, crolla, e' gia' troppo, deve rimettere
insieme i pezzi con la colla, se insiste. Poi la guardai negli
occhi, e li vidi. Anche trenta ne vidi, non solo venticinque. La
vidi muovere vorticosamente i fianchi e lanciare strilli di
piacere, bramare i maschi come la baldraccona che era.
- Ah! - commentai ingolosito. - Non sono sempre stati otto!
- Macche'! Sono dei veri maniaci del numero! Non si sentono
soddisfatti se non ti imbottiscono con metri e metri di cazzo!
Uomini a vagoni, questo e' il loro motto. Amano sfiancarti,
distruggerti, fartelo fino al delirio. Solo quando vedono che non
ne puoi piu', che sei diventata praticamente insensibile, si
sentono soddisfatti. Altrimenti continuano e continuano, fino allo
sfinimento. A me lo hanno fatto in quaranta una volta, e poiche'
non ero ridotta coma piaceva a loro stavano per chiamarne altri!
"Siete impazziti?" ho gridato a quel punto, con la mia vocina
flebile. "Volete proprio che non mi faccia piu' vedere?" Hanno
lasciato perdere, ma gli sarebbe piaciuto continuare. Vedi, loro
lo fanno una volta ciascuno, raramente due, non di piu', proprio
per dare posto agli altri, come dicono, per lasciare qualcosa
anche agli altri. Sono dei generosi, in fondo, gente di buon
cuore... dei comunisti, ecco! Io, pero', non sono d'accordo. Una
tantum puo' anche andare, si deve provare di tutto nella vita. Ma
dopo la quarta o quinta prova, dopo che ti sei lasciata fare
abbondantemente da maree di maschi, e li hai visti a dozzine
sbavare per l'ansia di chiavarti, ebbene dopo desideri qualcosa di
meno esasperato, di piu' normale, piu' contenuto. No?
- Beh, - risposi. Non me ne intendevo molto a dire la verita',
non seppi cosa replicare.
- Mi sono imposta. Se mi volete, ho detto, al massimo cinque
o sei, non di piu'.
- Cosa ti hanno risposto?
- Che ho la fica bollente. Che mai nessuna si era dimostrata
piu' adatta alla chiavata di gruppo. Che non sembrava, ma ero una
gran scopata. Che gli dispiaceva, ma avrebbero fatto come
desideravo, anche se malvolentieri, e sempre perche' speravano di farmi cambiare idea... che tipi! Stavano bene con me, ma non si
rassegnavano. Me la riproponevano in continuazione la passatina di
cazzi! Dai! Dai! faccelo fare, dicevano, che piace anche a te! E
neanche che smettessero di guardarsi intorno, sempre golosi di
trovarne qualcuna che ci stesse a imbarcarseli tutti in massa e
potessero ricominciare con le loro manie da bruti. Me l'hanno
detto in faccia, sai? Alla prima adatta che ci capita, addio, ci
tuffiamo, e amen. Ora sembra sia proprio successo, sembra che
abbiano trovato la puttanona adatta! Quella che fa al caso loro!
Sbattei le palpebre perplesso.
- Cosi' la mia amica...
Annui'.
- Sissignore. Si preparano a farsela in massa. Dopo, probabilmente,
non ne vorranno piu' sapere di me, non certo alle mie condizioni.
Credo dovro' rassegnarmi a macinarmeli a squadre, a dozzine, a mucchi, se vorro' rivederli. Rivederli spesso, almeno. E tutto questo perche'
hai avuto la bella idea di fare il ruffiano alla tua amica!
- Non e' mia amica!
- A quella troia con le tette come mongolfiere!
La troia con le tette a molgolfiera, apparentemente gia' bella e
pronta e sovraeccitata, rise. Voltandomi mi accorsi che era
molto avanti con i tizi. Uno le palpava la coscia molto sopra il
ginocchio. Un secondo le sussurrava piacevolezze all'orecchio.
Gli altri tenevano bordone. Una troia, proprio. Valeva la pena di
avvertirla?
- Non seppure dei piu' grandi!
- Dici? Allora parliamo della sua faccia da baldraccona.
Quella e' abbastanza grande?
- Madonna, faccia o non faccia, devo avvertirla; ma in che modo?
- Sei pazzo? Non la vedi com'e' in tiro? Ti odierebbe a morte se
ora andassi a romperle i coglioni!
- Ma gliel'ho promesso!
- Questo era prima. Qualunque cosa tu gli abbia promesso,
ora c'e' solo la voglia che ha in mezzo alle gambe, e che le
ottenebra il cervello. E` una voglia che si togliera' come puo', come
ho fatto io, come le permetteranno loro, come capita a tante:
non sara' certamente la prima, ne' l'ultima!
- Gesu'! Gesu'! Se la faranno in venticinque!
- Pure in trenta, se hanno trovato abbastanza amici a portata di
telefono!
- Non mi dire che per questo, per convocare cazzi, che sono venuti qui
ad armeggiare con l'apparecchio.
- E' esattamente per questo! Li ho uditi con le mie orecchie.
- E come cavolo facevano a sapere che la cosa sarebbe andata?
- Ho detto che sono maniaci, non dei stronzi...
- Gesu'! Gesu'! Altro che sorvegliare che non esagerino! Hanno gia'
esagerato!
- Fra poco li vedrai arrivare a frotte!
- Come diavolo faro' io? come faro' a presentarmi a lei, dopo? E a
che mi servirebbe?
Lei ebbe un lampo di malizia.
- Ti aveva promesso la tua parte, eh?
- Capisci, la quinta o sesta parte e' una cosa. La trentesima e'
un altra. Senza aver partecipato all'intero spettacolo sarebbe
proprio squallido!
- Bene. Cioe', male. Arrangiati. Io, pero', avrei un'altra idea...
- Quale?
- L'idea di dimostrare a quegli assatanati che non esitono
solo loro al mondo. E che ci metto niente a mandarli al diavolo e
trovare dei buoni sostituti.
- Capisco, - dissi, anche se capivo per modo di dire.
- L'idea sarebbe anche di divertirci tra di noi due, mentre
loro si divertono alle nostre spalle. Che te ne pare?
- Ottimo, - consentii, anche se non del tutto convinto. Non
avevo ancora ascoltato il resto.
- Solo ottimo? Guarda che ti faccio assaggiare il mio culetto.
Ho un culetto sodo e carnoso, credimi. Vale proprio la pena di farselo!
Guardai nuovamente in direzione della Ganza, tette da mongolfiera.
Stava scendendo dal trespolo. Sguardo febbrile, guance arrossate.
Non sapeva a cosa stese andando incontro, non lo sapeva proprio!
O lo sapeva, invece? Poteva essere lo sapesse. Le donne su queste
faccende sono imprevedibili; ed anche difficile che si sbaglino.
Questa volta fui io a scrollare le spalle. A infischiarmene
di lei. A essere scettico sulla sua appetibilita'. Avevo di meglio
vicino. Meglio proprio perche' era vicino. Tornai a essere tutto
per la riccetta.
- Va benissimo per il culo, - consentii. - Purche' non mi sia
interdetto il resto.
Scosse il capo per farmi capire che no, il resto non era
interdetto, e allungo' la mano. Afferro' le frattaglie nel pugno.
Palpo', strinse, valuto'. Sorrise. Tutto era okay.
- Non mi andra' cosi' tanto male, nel cambio, - commento'
ritirando la mano.
Non le ando' male, certo. Altrimenti non sarei qui a raccontarlo.
Certamente no, non avrei trovato neppure il coraggio di
cominciare questo racconto.

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