Vita da separata
di Sabrina
Certamente non era una situazione
molto bella.
Mi ritrovavo a 29 anni, separata da mio
marito e con un figlio di 2 a dover ricominciare
tutto daccapo.
Fortunatamente avevo un buon lavoro che
mi consentiva di essere completamente indipendente,
anche perché sul mio ex non potevo
certo contare; decisi di non tornare a casa
da mia madre, sarebbe stato imbarazzante,
e così presi in affitto un piccolo
appartamento dove io e mio figlio potevamo
fare la nostra vita.
I primi tempi non avevo voglia di uscire
nè di vedere nessuno, avevo bisogno
di ritrovarmi e di riflettere e, devo dire,
mi fu di grande aiuto l'affetto di quel
batuffolino di mio figlio.
Mia cognata, o meglio la mia ex cognata,
con cui avevo mantenuto ottimi rapporti,
mi veniva a trovare di tanto in tanto, specie
la sera a cena prima che uscisse; era rimasta
vedova molto giovane e non aveva voluto
più risposarsi ed ora, a 31 anni,
si divertiva ad "inanellare" come
diceva lei, avventure su avventure.
Una di quelle sere, dopo qualche mese, venne
a cena da me come al solito e lasciò
il mio indirizzo al suo accompagnatore di
turno per farsi venire a prendere e andare
in qualche locale a ballare; dopo cena,
mentre io lavavo i piatti e lei appoggiata
alla credenza della cucina si fumava una
sigaretta, a bruciapelo mi disse:
"certo Francesca, non puoi pensare
di finire la tua vita così.
Sei giovane, sei carina ed un sacco di persone
farebbero la fila e tu te ne stai qui ad
abbrutirti?
Senti - riprese col suo entusiasmo travolgente-
sai che facciamo stasera?
Adesso chiamo Mario, gli dico di portarsi
un amico ed usciamo in quattro.
Non mi dire di no che non sento ragioni,
lascia perdere i piatti e vatti a preparare!"
"Ma..... e Gianluca?" feci appena
in tempo a balbettare mentre Claudia mi
spingeva verso il bagno,
"non ti preoccupare, -rispose- adesso
chiamo anche la mia baby-sitter e le dico
di venire qui, tutto a spese mie eh!"
terminò la frase sorridendo e chiudendomi
la porta del bagno.
Mi guardai allo specchio, effettivamente
ero carina ma mi stavo lasciando andare,
e proprio in quell'attimo decisi che sì,
mi sarei ripresa la mia vita, anzi! avrei
ricominciato a vivere!
Mi spogliai e mi feci una rapida doccia,
poi sfilai in camera da letto, diedi un
bacio a Gianluca che già dormiva,
e cominciai a scegliere qualcosa da mettermi.
"Claudia!- chiamai- dove andiamo?"
"Come dove andiamo ?" fece mia
cognata che intanto veniva verso la camera
da letto,
"a ballare no? mettiti qualcosa di
carino"
Si affacciò alla soglia della camera
proprio mentre io, di schiena, mi stavo
infilando le mutandine,
"wow che bel culetto!" disse lei
ridendo,
"se mi piacessero le donne mi ti farei".
Risi a quella battuta, ben sapendo che la
gioia di vivere di Claudia era contagiosa
e non diceva con malizia quelle cose.
"fatti vedere -mi disse- lo sai che
sei proprio carina!" mi ero girata
e le mostravo i miei seni, grossi, porto
la quarta taglia, rotondi e con larghe aureole
rosate e capezzoli carnosi,
"magari avessi io le tue tettone!"
e rise
"su su sbrigati che fra dieci minuti
ci passano a prendere".
Indossai un vestitino nero a tubino stretch
e scarpe alte col tacco.
Proprio mentre preparavo la borsa suonò
il citofono, ebbi un brivido, ma in realtà
era la baby-sitter di Claudia che veniva
per accudire Gianluca, ma dopo poco, al
secondo squillo di citofono erano inevitabilmente
Mario e l'amico.
Scendemmo giù e Claudia fece le presentazioni,
poi salimmo in macchina e ci avviammo verso
il locale .
Il mio accompagnatore, Marco, era molto
carino, magro, non tanto alto, moro di capelli
e con stupendi occhi verdi, e , cosa che
non guasta , brillante e simpatico.
La serata andò perfettamente, ballammo
a lungo, e mi sembrò di rinascere;
in un attimo avevo buttato nel secchio tutte
le angosce e le sofferenze della separazione.
Poco prima di uscire, Claudia mi prese da
parte e mi disse.
"Senti, Francesca, dobbiamo trovare
una soluzione , perché io me ne vado
con Mario a casa sua" e rise,
"Tu fatti accompagnare da Marco a casa"
Non ero molto entusiasta della cosa, forse
perché mi rendevo conto che tra noi
si era stabilita una certa intesa e volevo
fuggire da occasioni che potessero essere
imbarazzanti.
Ad ogni modo accettai la proposta di mia
cognata, anche perché lei era stata
carina con me e non volevo certo mandarle
a monte la serata, così, usciti dal
locale, Mario e Claudia si avviarono verso
casa di Marco e lì ci salutammo.
Salii sul Mecedes di Marco e ci avviammo
verso casa mia; in macchina, Marco fu simpatico
e carino, conversammo amabilmente e mi fece
ridere più volte con battute spiritose
e aneddoti sui suoi colleghi di lavoro.
Arrivati sotto casa spense il motore e mi
guardò fisso negli occhi
"Ma tu -mi sussurrò- sei ancora
innamorata di tuo marito?"
"scusa che domande mi fai -risposi
seccata- e poi se permetti sono cazzi miei,
comunque no, non mi interessa certo, altrimenti
che mi sarei separata a fare?"
"Meno male- sorrise- ti accompagno
al portone" disse scendendo e aprendomi
lo sportello.
Io scesi e scendendo feci in modo, ma voglio
ancora credere di averlo fatto inconsapevolmente,
di schiudere leggermente le cosce e far
intravedere le mutandine; appena fui in
piedi davanti allo sportello lui mi spinse
contro il portone e mi baciò con
foga.
La sua lingua mulinava dentro la mia bocca
e, dopo essere rimasta per qualche secondo
come inebetita, risposi al bacio con la
stessa voluttà.
Sentivo la sua eccitazione, il suo cazzo
premeva contro il mio ventre e come un animale
ci strusciava contro; sentivo le gambe farsi
molli e mi sentivo i succhi della mia fichetta
che colavano giù.
Mi ripresi appena in tempo e scostandolo
aprii il portone, mi avviai verso l'ascensore
con lui di dietro e, mentre premevo il pulsante,
mi sbattè con la faccia contro la
porta e sempre da dietro, cominciò
a risalire con le mani lungo le cosce e
ad infilarsi sotto le mutandine.
Le sue mani mi frugavano nell'intimità
con esperienza e con voglia, mi infilò
due dita dentro e cominciò a muoverle;
mi sentivo girare la testa e allargai le
gambe facilitandogli quella penetrazione
manuale.
Era favoloso e stavo quasi per venire quando
sentimmo una macchina fermarsi davanti al
portone e uno sportello aprirsi e poi richiudersi.
Fortunatamente non era nessuno del palazzo,
(sai che figura a 29 anni farsi masturbare
sotto casa come un'adolescente), comunque
ormai l'atmosfera si era rotta e così,
con un bacio lo salutai, ma, prima di chiudere
la porta dell'ascensore, mi disse che la
sera dopo sarebbe passato a prendermi per
uscire a cena.
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